Le donne e la resistenza.

La scelta delle donne di lottare contro il fascismo è stata un’impresa davvero grandiosa se pensiamo alla condizione e alla considerazione della donna durante il ventennio fascista. Mussolini diceva:”Le donne non devono contare,la donna deve solo obbedire” Ribadendo:”La mia opinione della sua parte nello stato è in opposizione ad ogni femminismo”. Il fascismo aveva segnato l’apice della maggior oppressione e la donna doveva avere un ruolo di soddisfacimento e di prolificità per portare avanti la stirpe.

Le donne erano sottomesse alla supremazia e al volere dell’uomo,asservite alla politica di guerra e alla potenza della razza,divenendo sempre più insofferenti ai soprusi e alle imposizioni oltre che ai principi fascisti avendo sviluppato un livello di consapevolezza diverso a seconda delle loro condizioni sociali e culturali.

La piena maturità fu raggiunta,ad ogni modo,solo nella seconda guerra mondiale,che scosse profondamente la società italiana,agendo nelle coscienze e nella consapevolezza di tutti,in primis delle donne.

Accorse in difesa della pace e della libertà esse arrecarono un contributo indispensabile alla guerra di liberazione nazionale,accettandone con coraggio rischi e conseguenze. La partecipazione femminile divenne quindi un fenomeno collettivo quasi anonimo che vide come protagoniste non alcune creature eccezionali, ma vaste masse appartenenti ai più diversi strati della popolazione. Le motivazioni ideologiche e politiche che spinsero a ribellarsi,furono molteplici. All’ispirazione comune della fine della guerra e della conquista di una società più giusta,si accompagnò il bisogno di soccorrere parenti ed amici,presentando la propria decisione come compimento del dovere di mogli,di figlie o di spose. Tra le donne che sostennero la Resistenza non mancarono ad ogni modo coloro le quali diedero alla lotta un chiaro significato politico,facendosi promotrici della battaglia per l’emancipazione femminile.10430390_951308448253485_9041221704288478709_n

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