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Il connubio stato mafia.

Trattativa stato-mafia. Anzitutto per gli anarchici non è mai stata una novità, né motivo di stupore. In secondo luogo è mefistofelico far credere alla gente che lo stato e la mafia siano due entità separate, ciò che noi chiamiamo ‘mafia’ non è altro che il precipitato della cultura autoritaria imposta, nonché strumento periferico con cui lo stato fa accordi dacché è nato. Ogni stato ha il suo strumento periferico, e gli serve per tanti scopi, non ultimo quello di far credere che esistano due entità contrapposte e nemiche, di cui una è sempre buona e l’altra sempre cattiva. Sicché le trattative tra stato e mafia possiamo paragonarle alle trattative che avvengono ordinariamente tra un ufficio centrale e le sue succursali. Ogni tanto l’ufficio centrale licenzia qualche ‘cattivo impiegato’, oppure chiude alcune succursali, ma è ormai la cultura generale della massa che, legittimando l’esistenza dell’ufficio centrale, permette la diffusione periferica degli uffici del crimine. Come diceva Sciascia, se lo stato volesse sconfiggere la mafia dovrebbe suicidarsi. Siccome non lo farà mai, spetta alla massa ammazzare lo stato. Niente sangue, è sufficiente ammazzarlo nella testa e nella coscienza, nelle abitudini e nelle convinzioni. Cambiare se stessi si può, si deve. Il resto sono solo chiacchiere.

Cloud’s Waldensciascia

Stato e chiesa un binomio indissolubile.

Stato e chiesa, facce della stessa medaglia, fedelissimi alleati dell’oscurantismo, vivono gozzovigliando soltanto per mezzo dei molti che li legittimano, non per altro. Oscurantismo. Oscurantismo e violenza. Nessun progresso morale e umano potrà mai nascere da questi due apparati terroristi, ma solo paura, violenza e ingiustizia. Quelli che oggi mi accusano perché sono ‘anarchico’, perché svelo i meccanismi nascosti del dominio, perché dico le cose come stanno, perché amo la libertà… sono esattamente gli stessi che 400 anni fa mandavano sul rogo Giordano Bruno. Quale progresso? Mi fanno tragicamente ridere quelli che pensano che insegnando una morale dall’esterno l’umanità si emanciperà, quelli che pensano che sia sufficiente insegnare gli errori della storia perché l’umanità non li ricommetta. Che stronzate scolastiche! Da vomito! Non è imponendo una morale dall’esterno che ci si emancipa! E’ il contrario! Lasciate che i bambini sviluppino la loro morale naturale, autonomamente, e vedrete che da adulti non penseranno al colore della pelle o alle etichette culturali o ai dissidi ideologici. E faranno grandi cose! Fanculo la scuola e tutti i moralisti! Faccio un esperimento, prendo uno di quei ragazzi abbastanza scolarizzati da essere diventato un bullo, e gli chiedo se sa di fare del male agli altri oppure no, e quello mi risponderà a testa china che sì, sa bene di fare del male. E allora che faccio? Lo punisco? A cosa serve? Spero forse di risolvere il problema? Di insegnargli il bene? Ma quello sa già cos’è bene e male, tant’è che mi ha risposto. Diceva Thoreau, a ragione, che la legge non ha mai reso l’uomo più giusto. E allora dov’è il problema? Lo stolto penserà come al solito alla natura dell’essere umano, ignorando che questa della ‘natura umana cattiva’ è solo una delle più grosse fandonie messe in circolo dalla cultura del sistema. No, il problema è proprio la cultura imposta, la scuola anzitutto, sempre declinata NEI FATTI alla competizione estrema, al mors tua vita mea, alla divisione ideologica, all’aspirazione al gradino superiore. Questo insegna la scuola, e ad obbedire agli ordini. Un-duè, un-duè, passo! Quale solidarietà? Quale libertà? Smettiamola di predicare cose che normalmente critichiamo, evitiamo, pensandole impossibili! L’umanità è stata ammazzata 5000 anni fa. E da allora una morale distorta, falsa, opportunista, non fa altro che garantire violenza, terrore, ingiustizia, cioè le cose che servono a perpetuare stato e chiesa, i due fedelissimi alleati dell’oscurantismo. Sono anarchico e me ne vanto, svelo gli ingranaggi nascosti del sistema, quelli tanto difesi dalla massa. Non sono io il violento, ma sono quelli che mi accusano di eresia e che perpetuano felici e idioti la macchina della violenza.

Cloud’s Waldenfasci

Solidarietà per Marina Cugnaschi.

Dichiarazione in aula della compagna Marina prima che la corte genovese la condannasse ad 11 anni per i fatti del luglio 2001 durante le contestazioni del G8

Premetto che in quanto anarchica non riconosco come mio interlocutore l’apparato giudiziario, organo dello stato la cui unica funzione consiste nell’essenziale protezione delle classi sociali privilegiate e nella difesa della proprietà privata.

Quindi, con la seguente dichiarazione, principalmente indirizzata all’esterno di questo edificio, colgo l’occasione per rivolgermi a tutti coloro che possiedono i requisiti per poter comprendere le mie parole.

Desidero rivolgermi alle classi subalterne, a coloro che subiscono la condizione alienante di sfruttati e oppressi dall’avanzato e moderno sistema capitalista, sempre più spietato ed escludente.

Premetto altresì che nulla ho da chiarire circa la mia condotta, le mie convinzioni e le mie scelte politiche, tanto meno intendo chiedere clemenza ai signori della corte.

La natura squisitamente politica di questo procedimento penale impone una netta presa di posizione, alla luce soprattutto degli innumerevoli tentativi da parte della magistratura e della stampa di screditare e spoliticizzare davanti all’opinione pubblica gli imputati di questo processo.

Soggetti che loro malgrado sono incappati negli ingranaggi della giustizia borghese e fatti figurare in certi casi come un branco di violenti teppisti, in altri come un’orda di barbari scesi nelle strade di Genova con il preciso intento di devastarla e saccheggiarla.

No signori, intanto l’accusa di devastazione e saccheggio la rinvio direttamente al mittente poiché offensiva e poiché non fa parte del mio bagaglio storico politico.

La classe sociale a cui appartengo è colma fino all’orlo di ingiustizie, soprusi e umiliazioni inflitte dai padroni.

Ed è proprio nel santuario della democratica inquisizione dove viene sistematicamente perpetuata l’ingiustizia sociale, in cui tengo a precisare e ribadire la mia ferma opposizione ad ogni forma di dominio, all’ineguaglianza sociale, allo sfruttamento.

E seppur cosciente che come nemica della vostra classe mi si infliggerà una pena severa poiché portatrice di principi malsani assolutamente in contrasto con l’ordine costituito, vi comunico che personalmente come lavoratrice salariata ho avuto modo di conoscere i veri devastatori e saccheggiatori.

Risiedono nei palazzi di lusso o del potere, sono i padroni, i capi di stato, insomma tutta la classe dirigente di questo sistema infame.

Un’esigua percentuale di individui su questa terra che in nome del profitto, del prestigio e del potere assoluto depredano e saccheggiano l’intero pianeta.

Costringono alla fame ed alla povertà milioni di persone, sia nel sud del mondo che nell’Occidente, sfruttano gli operai sul posto di lavoro fino a renderli schiavi, di conseguenza sono i diretti responsabili delle morti bianche, un vero e proprio stillicidio.

Seppelliscono nelle patrie galere tutti coloro i quali sono costretti a vivere ai margini di questa società opulenta.

Combattono guerre siano esse umanitarie o di conquista poco importa, sterminando intere popolazioni, devastando interi paesi e saccheggiando le loro risorse. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Contro tutto ciò è necessario lottare, è necessario porre una strenua opposizione alla dittatura capitalista.

Per quanto mi riguarda è stato questo il senso delle mobilitazioni di lotta antimperialista e anticapitalista a Genova nel 2001, non tanto perché lo ritenei un evento politico unico nella vita degli sfruttati determinato dalla presenza dei padroni della terra, dai quali elemosinare qualche briciola caduta dai loro sontuosi banchetti; lo feci in continuità con un percorso politico già intrapreso, animato dalla forte esigenza di trasformare radicalmente un modello sociale fondato sulla sopraffazione. Lo stesso motivo che mi spinge tuttora a partecipare a momenti di lotta costruiti dal basso, situazioni meno spettacolari e che meno interessano alle telecamere del potere mediatico, ma sicuramente autentici.

A Genova nel 2001 con molta determinazione è stato riaffermato un principio fondamentale, attraverso la riappropriazione di uno spazio urbano negato e reso inaccessibile dall’imponente presenza militare per impedire ogni forma di disapprovazione ai rappresentanti del dominio.

Nessuna sentenza potra’ riscrivere la storia di quei giorni. carlo continuera’ a vivere tutti i giorni nelle nostre lotte.6586_348437621942572_2085323362_n

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