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Carrara 7-01-2014 Il giorno della vergogna.

Questa mattina alle sei c’é stato lo sgombero dei presidianti dell’assemblea permanente dalla sala di rappresentanza dove,i quali, presidiavano dall’8 novembre in seguito all’ultima alluvione, ordinato dal sindaco per mezzo delle forze dell’ordine, le quali, hanno invitato i presenti ad uscire,questi ultimi senza opporre alcuna resistenza hanno abbandonato i locali in maniera del tutto pacifica. Quello che aleggiava da tempo si è verificato stamani intorno alle sei mentre i presidianti stavano ancora dormendo. Le forze di polizia hanno occupato il comune rallentando l’attività comunale e il comune è tuttora presidiato dalle forze dell’ordine. Quello che è successo stamani è una cosa vergognosa,nel giorno della memoria il sindaco su cui gravano pesanti accuse di negligenza per la malagestione del territorio e indagini della procura per diversi reati unitamente alla sua giunta,ha ben pensato di sgomberare il presidio. Un gesto vile e meschino,un gesto a mio modo di vedere di chi sa perfettamente di avere i giorni contati. L’assemblea permanente non ha certo abbassato la guardia,anzi,si è rafforzata ulteriormente cosciente del fatto che il suo lavoro per la collettività sta dando i suoi frutti,e la prova ne é che ha scatenato questa reazione ingiustificata da parte del sindaco il quale ha voluto rispondere con i mezzi “democratici” di cui dispone per aver visto a repentaglio la sua autorità di primo cittadino. Davvero un gran bell’esempio di quella democrazia di cui spesso si riempie la bocca,complimenti. Ai cittadini riuniti in assemblea permanente va tutta la mia solidarietà.10425420_10155060943630234_6143729023577286137_n

Cittadini liberi in un luogo libero:la Sala di Rappresentanza

E’ un vero e proprio tentativo denigratorio quello messo in atto dall’amministrazione nei confronti dei cittadini riuniti in assemblea permanente i quali da 2 mesi e mezzo in seguito all’alluvione presidiano la sala comunale lavorando al servizio della città di carrara e di tutta la cittadinanza.La sala di rappresentanza o della resistenza che dir si voglia è un luogo aperto a tutta la cittadinanza e non un luogo occupato come lor signori vorrebbero far intendere per mettere la popolazione contro l’assemblea,loro stessi all’occorrenza ne hanno fruito potendo constatare di persona che la sala è sempre aperta oltre al fatto chè è completamente integra e ciò significa che ogni presidiante dal primo giorno ne fa un uso civile rispettandola come se fosse casa sua,pertanto ogni tentativo di strumentalizzazione è da ritenersi del tutto inutile e immotivato.
Segue il comunicato dell’assemblea permanente.
“L’Assemblea Permanente di Carrara ribadisce che non intende opporsi in nessun modo ad incontri pubblici, iniziative ed eventi promossi dai cittadini.
La protesta, anzi, si accompagna da mesi all’idea che la Sala di Rappresentanza sia veramente considerabile da ognuno “casa propria“; da qui, la volontà del Presidio di fare tutto il possibile per favorire la piena e libera fruizione della sala, con la più ampia partecipazione possibile.
La cittadinanza è altresì invitata a informare il presidio qualora la richiesta per l’utilizzo della Sala stessa venga rifiutata dal Comune con la motivazione della “non disponibilità“.
L’atto di cui sopra risulterà oltremodo utile ad eliminare qualunque illazione o tentativo di strumentalizzazione a scapito del presidio e del suo operato.

Si invita – ora più che mai – alla massima diffusione e condivisione”Assemblea Permanente.

A casa andateci voi!!!

Da quando l’8 novembre scorso in seguito alla quarta alluvione circa 2000 persone indignate si sono trovate davanti al comune per occuparlo sono trascorsi poco più di 70 giorni. Dai primi giorni si è costituita una assemblea permanente all’interno della sala di rappresentanza del comune più propriamente conosciuta come sala della resistenza. Da quella data la sala è presidiata giorno e notte ed è ancora attualmente il luogo dei tavoli di lavoro e di svolgimento delle assemblee. Dall’8 novembre quella parte di persone stanche delle promesse mai mantenute sulla messa in sicurezza del territorio vogliono a gran voce le dimissioni dell’attuale sindaco e della giunta. Proprio ieri in un comunicato diramato dai partiti di maggioranza (PD; PSI; PRI; PRC;Carrara Futura; SEL Sorridi Carrara) lamentano la presenza del presidio nella sala comunale a loro dire per un ritorno alla normalità, e mi chiedo quale sia per loro il significato di normalità e ci si chiede quali siano i loro canoni e parametri di “normalità”,il doversi sentir dire che stanno lavorando per la città e alla messa in sicurezza del territorio, e, che al momento non ci sono rischi reali,pensano forse di parlare a gente sprovveduta oppure si fanno solo beffa di loro approfittando del fatto che rivestano un ruolo di privilegio? La risposta pare scontata quando niente di tutto questo è stato fatto,sono solo stati capaci di dare una pulita sommaria alla frazione di Avenza solo perchè sapevano che ci sarebbe stato il degrado tour,una iniziativa promossa dall’assemblea permanente che ha ripercorso diverse tappe per evidenziare tutte le loro mancanze e le varie falle e criticità del territorio,lavori iniziati subito dopo che è stato iniziato il volantinaggio. E affermano:”Le forze politiche ritengono perciò che sia arrivato il momento di porre termine a una situazione non più sostenibile nelle modalità e nei metodi e che quanti fra gli occupanti abbiano volontà di svolgere un ruolo democratico possano dimostrarlo lasciando libero lo spazio occupato che appartiene a tutti.
Su questi presupposti le forze politiche di maggioranza si rendono disponibili al confronto sui temi della città.
Molto è stato fatto e molto resta da fare per tornare alla normalità, ma oggi si rende necessario rispondere alla richiesta dei tanti che chiedono il ritorno a una condizione di agibilità democratica nel cui ambito ciascuno possa svolgere il proprio ruolo in una Città che, oggi più che mai, ha bisogno di ritrovare coesione sociale e risorse per affrontare il futuro”. Penso che sia arrivato il momento di porre fine a questa situazione e per porvi fine è assolutamente necessario che abdichiate e che ve ne andate a casa,siete solo stati capaci di ridurre una città al lastrico,una città martoriata sia dal punto di vista paesaggistico che economico,avete distrutto il lavoro,a Carrara la filiera del marmo non esiste più da anni,avete creato povertà panico e insoddisfazione.QUESTO NON E’ PIU’ SOSTENIBILE,VI DOVETE SOLO VERGOGNARE,PARLATE DI DEMOCRAZIA QUANDO SIETE VOI A TRADIRE PER PRIMI QUEI VALORI CHE ANDATE SBANDIERANDO, AVETE CONTINUATO A FARVI BEFFA DEL POPOLO DALL’ALTO DEI VOSTRI SCRANNI TUTELATI DALLA VOSTRA DEMOCRAZIA. IL VOSTRO TEMPO E’ FINITO,SIETE SCADUTI,NON SONO I CITTADINI RIUNITI IN ASSEMBLEA CHE DEVONO USCIRE MA, SIETE VOI CHE VE NE DOVETE ANDARE A CASA NON PRIMA PERO’ DI AVER CHIESTO SCUSA AD UN’INTERA POPOLAZIONE.ignavo

Agguato fascista al centro sociale Dordoni di Cremona.

Il fascismo non esiste più in molti sostengono, ma guarda caso proprio ieri sera un uomo di 49 anni è stato vittima di un’aggressione a Cremona e adesso si trova in prognosi riservata all’ospedale. Si tratta di una vera e propria aggressione fascista quella subita da Emilio alla quale hanno preso parte fascisti di Mantova di Parma,di Brescia e l’area di casapound. Ad Emilio sono state riscontrate lesioni e una emorragia cerebrale estesa. E’ partita una squadraccia di una cinquantina di persone all’assalto di 7-8 compagni presenti al centro sociale Dordoni i quali erano indaffarati per la manutenzione dei locali quando una decina di fascisti con cinghie e spranghe si sono presentati davanti al portone e i compagni non hanno potuto fare altro che uscire dal centro quando dall’angolo della strada si sono visti di fronte una quarantina di nazisti che li hanno attaccati colpendo Emilio alla testa,il quale si è accasciato a terra ma hanno continuato a colpirlo ripetutamente alla testa prendendolo a calci e solo l’intervento tempestivo dei compagni ha scongiurato il peggio riuscendo a trascinarlo dentro al portone,ma, i nazifascisti hanno tentato di abbatterlo per fortuna senza riuscirci. I compagni del Dordoni hanno indetto un’assemblea straordinaria per discutere dell’aggressione subita. Ci stringiamo al dolore dei compagni e facciamo gli auguri di una pronta guarigione a Emilio. Il fascismo non passerà!
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La fiaccola dell’anarchia (comunità multietnica aperta)

CARRARA- Avenza city tour. 17-01-2015

Erano circa 500 ieri tra i presidianti dell’assemblea permanente cittadina e gli abitanti del posto, si sono dati appuntamento ad Avenza la frazione di Carrara luogo dove il torrente Carrione il 6 novembre scorso esondò provocando danni ingenti alla popolazione fortunatamente senza perdite di vite umane. Hanno scelto come luogo di partenza del corteo lo stabilimento dell’Omya,una multinazionale simbolo dello sbriciolamento e della devastazione delle Alpi Apuane per poi proseguire verso il centro della frazione toccando passo dopo passo i vari punti del luogo abbandonati a se stessi e lasciati nel degrado assoluto dall’amministrazione comunale in carica, più preoccupata a difendere la macchina del capitale e la poltrona, piuttosto che garantire il decoro all’intera città e la sicurezza della cittadinanza. Questa è la terza uscita dei presidianti,i quali, continuano a presidiare il comune da oltre due mesi urlando a gran voce le dimissioni del sindaco e della giunta, ma, a loro questo non basta,sono stanchi di essere presi in giro,temono per le loro vite e si dicono pronti a non mollare la presa neanche in futuro quando eventualmente l’amministrazione attuale e il sindaco verranno rottamati. L’entusiasmo è alto nelle persone ormai stufe di delegare le loro vite agli altri e promettono nuove manifestazioni a breve affinchè la città di Carrara con tutte le sue frazioni assumano una condizione di decenza e non di degrado e di devastazione come si converrebbe ad una città che si fregia di essere la capitale mondiale del marmo,la quale,all’attualità dei fatti é invece sempre più somigliante ad un inferno dantesco.
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Il video della manifestazione https://www.youtube.com/watch?v=3O5Txg-mV50&spfreload=10

Guarda anche il servizio di antenna 3 dal minuto 6 al minuto 11 https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=HP9bzPmyt8Y

Quella felicità ricercata attraverso la competizione.

Qualsiasi essere vivente ha come scopo fondamentale la ricerca della propria felicità, che è una ricerca continua. Cercare la felicità significa dirigersi sempre verso una direzione di vita, di bene, di godimento. Si ricerca sempre una condizione di beneficio. Tuttavia, a seconda degli strumenti anche culturali di cui si dispone, la ricerca della felicità può avere l’effetto opposto. In questa società specifica, noi siamo abituati a ricercare la nostra felicità per mezzo di strumenti autoritari, quelli del sistema, i quali ci inducono a credere che la felicità (o presunta tale, ma questo è un altro discorso) si può ottenere soltanto salendo dei gradini sociali pre-disposti in modo tale che si inneschi una rivalità senza esclusione di colpi sia tra i singoli, sia tra le classi sociali. Ma questa struttura gerarchica è stata pensata e voluta da coloro che avevano, e continuano ad avere, dei privilegi da difendere e da mantenere. Questo è il capitalismo, e il suo strumento per realizzarsi è lo stato, cioè il dominio di pochi sulle masse sfruttate e ricattate. Se qualcuno è sfruttato e ricattato, non può essere mai felice. E semmai quel qualcuno riesce a salire dei gradini e a stare meglio, vuol solo dire che al di sotto di lui tutti gli altri non saranno felici. L’infelicità non è un progetto della natura dato agli esseri viventi. Lo strumento dello stato e il capitalismo sono infatti progetti relativamente giovani, l’umantà ne ha sempre fatto a meno, perché il modello di vita che la natura ci ha donato e con cui abbiamo sempre vissuto è quello del mutuo appoggio, dell’aiuto reciproco, che è di gran lunga il metodo più efficace in natura per far fronte ai perigli della vita in società. Una delle prove che ci indicano che la struttura gerarchica di questa società è un artifizio, ce la dà proprio colui che è soggetto allo sfruttamento e che crede che quello sia il suo destino naturale. Io lo chiamo ‘servo volontario’. Se io prendo questo servo, abituato per cultura a delegare, che non sa più immaginarsi una condizione di libertà e quindi di felicità, e gli dico come vorrebbe che fosse il suo padrone, egli non direbbe mai ‘lo voglio cattivo’, egli mi dirà di che lo vorrebbe buono, intendendo con questo un tipo di padrone che gli concede sempre più diritti. Ecco allora che il servo, pur essendo tale, ci indica che la sua natura lo spinge a ricercare qualcosa che gli dia felicità. Ma qual è, per qualsiasi essere vivente, la felicità reale e suprema se non la propria libertà? E se il senso della nostra vita è quello di soddisfare pienamente la nostra felicità, tale senso non potrebbe mai ammettere padroni, i quali sono tali proprio perché si arrogano il diritto di limitare la realizzazione della felicità di ognuno. E anche ammesso che una persona creda di essere felice servendo un padrone, dopo poco tempo la sua naturale voglia di ricercare sempre il meglio per sé lo spingerebbe a rifiutare il giogo. Proprio questo viene impedito dai padroni e dal sistema padronale, cioè il fatto che la massa schiava possa liberarsi per gioire pienamente. Questo impedimento avviene per mezzo di vari espedienti, ormai soprattutto culturali ma anche materiali e militari. La massa è posta sotto un enorme ricatto che la cultura dominante ha fatto credere che sia normalità, cosa saggia e ovvia. Il lavoro dipendente, ad esempio, non è affatto un diritto (come la cultura dominante ci fa credere), ma un incredibile e terribile ricatto, reso possibile persino dalla stessa massa di schiavi, i quali, anziché adoprarsi nelle attività per aiutare la collettività e a rendere tutti felici (come facevamo prima dello stato), si affanna per arricchire solo quelli che poi le daranno una miseria al mese. Così lo schiavo che vorrebbe liberarsi dal sistema (per cercare la propria felicità), vedendo che gli altri schiavi lavorano solo per arricchire il padrone e per avere quattro spiccioli in tasca, sarà destinato a soccombere, a ‘vivere’ ai margini. Il mutuo appoggio è stato sostituito con un sistema di competizione egoistica tra servi, che frutta benissimo solo ai soliti pochi. Liberiamocene. Piramide-dei-valori-umani-Model

O sei con me oppure sei contro di me… io sono lo stato!

In tutto il mondo cosiddetto civile, cioè statalizzato, non si contano le persecuzioni nei confronti di persone che osano dire qualcosa che va contro i costumi, la morale, il sistema stesso. Gente che viene presa e sbattuta in galera per delle vignette, gente che viene fustigata in piazza perché scrive in un blog, gente che viene sottoposta a sorveglianza perpetua perché iscritta a circoli anarchici, gente a cui viene perquisita la casa perché segnalata in qualità di dissidente, gente che viene anche uccisa negli istituti psichiatrici perché in evidente opposizione col pensiero comune, eccetera. Tutta questa solidarietà nei confronti della libertà di espressione la trovo quantomeno ipocrita, soprattutto se l’atteggiamento solidale viene proprio dal potere politico, dal censore per eccellenza. Questa grande massa di gente che accorre come per le adunate sarà senz’altro e di nuovo il terreno su cui far crescere i prossimi deliri autoritari del potere. Più controllo, più restrizioni, più catene… altro che libertà! Per conto suo, il potere è conservatore per principio, le sue regole per potersi perpetuare non sono mai cambiate e mai cambieranno fintanto che ci saranno masse di persone che si fanno serve. Vorrei ricordare che, a proposito di immagini scomode, il mondo cosiddetto civile e educato non si è mai risparmiato in termini di censura (nel migliore dei casi) o di vessazione anche fisica. Sei mesi di galera, se non ricordo male, erano stati inflitti al grande artista Honoré Daumier, il padre della satira disegnata, per un suo disegno dal titolo ‘Gargantua’. Gli iconoclasti e i moralisti al servizio dei regimi ci sono sempre stati, e la chiesa cattolica, anche lei, non tollerava certo le immagini dissacratorie e licenziose, che faceva distruggere. Ma tutto questo non potrebbe accadere, ancora e soprattutto oggi, senza l’avallo della società modellata sulla cultura di stato. Quando il condannato alla forca viene accompagnato alla morte, c’è sempre la piazza piena ad assistere. Voglio dire che il potere politico è e sarà sempre lo stesso, oscurantista e molto più terrorista di tre uomini armati di fucile, soltanto perché a legittimarlo è un consesso sociale che si crede civile e solidale, in realtà è solo abbrutito, ipocrita, servo, altrettanto terrorista. Ne riparleremo tra qualche mese.repressione

Figli di un dio minore. Nigeria- Massacro di Boko Haram: 2000 morti.

Una carneficina senza precedenti, persino per la Nigeria, il paese più popoloso e multietnico d’Africa, la prima economia del Continente flagellata dal terrorismo islamista che uccide, saccheggia e rapisce ragazze e ragazzi per conversioni forzate. Stavolta il massacro è su larga scala: Boko Haram, il gruppo fondamentalista islamico, ha completamente distrutto una città e diversi villaggi sulle rive del Lago Ciad nel nordest della Nigeria, nel corso di un nuovo raid.
Nel corso dell’attacco, avvenuto mercoledì, gli estremisti «hanno completamente bruciato sedici villaggi e la città di Baga», centro commerciale che ospita una base militare, finita in mano a Boko Haram la scorsa settimana: lo ha dichiarato Musa Alhaji Bukar, un responsabile militare dello stato di Borno.
I miliziani integralisti del gruppo affiliato ad al Qaeda hanno lanciato un secondo attacco, ieri, contro la città di Baga, nel nordest della Nigeria, sulle rive del lago Ciad. «I cadaveri giacciono sulle strade, si temono 2.000 persone uccise» nei raid. Baga «è stata completamente devastata, le case date alle fiamme». Dopo aver assaltato e invaso una base militare della Multi-National Joint Task Force, militanti islamisti hanno assaltato una seconda volta la città mercoledì, incendiando completamente la località nello Stato nordorientale di Borno.
I jihadisti hanno il controllo di Baga e di almeno 16 villaggi vicini, racconta ancora l’ufficiale. Le truppe governative, che furono accusate di avere perpetrato una strage di proporzioni mostruose anche se minori (200 morti e 2mila case distrutte) nell’aprile 2013, hanno abbandonato la base militare di Baga dopo l’attacco di sabato scorso.
Boko Haram ha lanciato una campagna militare per creare uno Stato islamico nel 2009 e nell’ultimo anno ha preso il controllo di molte città e villaggi nel nord-est della Nigeria. Finora il conflitto ha pr ovocato almeno 1,5 milioni di sfollati e migliaia di vittime.
Il Camerun nel mirino
Il capo di Boko Haram, Aboubakar Shekau, in un lungo messaggio video pronunciato in arabo, ha minacciato Paul Biya, il presidente del Camerun, il Paese entrato nel mirino della setta islamica. Il video, trasmesso servendosi di Youtube, dura 17 minuti in cui il capo di Boko Haram minaccia Biya affermando che ”se non metti fine al tuo piano malefico, vai dritto verso la stessa sorte della Nigeria”. ”I tuoi soldati – ha aggiunge Shekau – non possono niente contro di noi”.
Da settimane miliziani di Boko Haram, sconfinati dalla Nigeria, attaccano obiettivi civili e militari del Camerun, con l’obiettivo di crearvi una testa di ponte per le loro operazioni. Il presidente camerunese, in occasione di una di queste incursioni, ha deciso l’intervento dell’aeronautica contro le colonne di miliziani provenienti dalla Nigeria.

Da: Il sole 24 oreindex

Radiocane / Amor y rabia. Sull’operazione Pandora (Spagna)

Paese che vai, antiterrorismo che trovi. Il 16 dicembre 2014, a Barcellona e in altre città spagnole, scatta un insieme di perquisizioni ai danni di compagni e compagne del movimento anarchico. Undici persone vengono fermate; per sette di loro viene confermato il carcere preventivo con l’accusa di “terrorismo”. Un resoconto e un’analisi della situazione e della vicenda da parte di una compagna di Barcellona.

Qui il conto della cassa di solidarietà e qui gli indirizzi delle compagne e dei compagni in carcere.

Ci comunicano che, per chi non conoscesse lo spagnolo, Anna e Bea leggono il francese, Enrique l’inglese, un po’ tutti l’italiano. Ci dicono di non inviare loro direttamente libri perché vengono conteggiati tra i pacchi, ma di inviarli al seguente indirizzo (specificando, se necessario, per quale dei sette è destinato):

Local anarquista Poble Sec

c/o Maria Hernandez del Blanco

Creu de Mollers 86,

Poble Sec Barcelona.

ascolta :

http://www.radiocane.info/amorerabbia/

Da: Radiocaneunnamed

Nè dio nè stato.

Il vile attacco contro la redazione di Charlie Hebdo che ha lasciato a terra 12 vittime apre un nuovo capitolo della famigerata “guerra al terrore”.

Uno scontro dove, al di là della retorica dei neocon americani e dei loro tristi epigoni europei dalla, fallace Fallaci a Magdi Allam, la maggioranza delle vittime sono stati gli abitanti dei “paesi musulmani” e le libertà civili conquistate in secoli di lotta in occidente.

Non c’è dubbio che l’attacco commesso da islamisti, pista al momento più accreditata e probabile, alla sede del giornale satirico francese vada a favore di chi nella logica dello scontro di civiltà ci sguazza. E in questa logica ci sguazzano sia gli apparati industriali-militari occidentali, con il loro corollario di neo-burocrati della sorveglianza, che le componenti più reazionarie del mondo islamico, facciano esse parte del blocco di potere sunnita delle petromonarchie del golfo o parte di quella galassie di schegge impazzite e di soggetti più o meno autonomi, ivi compreso lo Stato Islamico o parte del blocco di potere Siro-Iraniano sciita o dei vanagloriosi sogni neottomani di Erdogan.

Questo dispositivo guerrafondaio potrà essere decostruito e ridotto all’impotenza, perchè è questo il compito storico che ci dobbiamo prefiggere, solo dalla costante mobilitazione in senso rivoluzionario degli sfruttati tutti, atta a superare nel più breve tempo possibile sia il dominio burocratico-militare degli stati occidentali che quello delle teocrazie musulmane. Solo l’internazionalismo di classe può opporsi in modo efficace alla marea montante delle guerre e dei presunti scontri di civiltà, che altro non sono che dispositivi atti a disciplinare il proletariato catturandolo in una spirale di guerra tra poveri a discapito dell’attacco alla rendita e alle classi dominanti.

I bastardi che hanno attaccato Charlie Hebdo, ammazzando anche dei compagni storicamente vicini al movimento anarchico, hanno attaccato direttamente una delle più importanti conquiste dei movimenti sociali dai tempi della presa della Bastiglia: la libertà di espressione, la libertà di camminare sulla testa dei re e degli dei.

E quindi tacciano gli osceni Le Pen, gli orridi Salvini, i deliranti Gasparri, gli ipocriti Renzi: voi con la libertà non avete nulla a che fare. Voi siete nemici della libertà al pari delle milizie daesh.

Il clericofascistume, francese o italiano che sia, avrebbe volentieri sparato su Charlie Hebdo, giornale svariate volte censurato dalle bigotte procure francesi e cresciuto nel clima libertario della fine degli anni sessanta. Quindi tacciano, gli ipocriti autoritari ed esercitino l’unica libertà che gli compete: quella di scomparire.

Taccia Hollande con la sua retorica sull’unità nazionale: voi che santificate il dio denaro delle borse, e tenete i “clandestini” fuori dalla fortezza Europa, dopo aver depredato i loro paesi d’origine non avete il diritto di parlare di libertà.

I molto materiali conflitti che si svolgono da oramai quindici anni nel medioriente si alimentano della macchina di propaganda dello scontro di civiltà. La classe dirigente europea e dei paesi del golfo, così come i capobastone delle bande islamiste, ha sulle spalle il peso di centinaia di migliaia di cadaveri. Quelli delle popolazioni strette tra il martello delle politiche imperiali atlantiste e l’incudine dell’islamismo radicale o delle politiche imperiali sino-russe e iraniane o siriane. I morti di Parigi sono come i centinaia di migliaia di morti di Damasco, Falluja, Cairo, Kabul, Grozny, Gaza, Kobane.

Il terrorismo dei bombardamenti NATO o Israeliani e il terrorismo delle piogge di missili scatenate da Hezbollah o dei GRAD tirati dall’IS su Kobane o delle autobombe di Al Quaeda sono speculari. Rientrano nella stessa logica di politica di potenza sulla pelle degli sfruttati.

E tacciano che gli imbecilli afflitti da demenza gauchiste senile che davanti a 12 morti, tra cui, lo ripetiamo, dei compagni, riescono solo a balbettare che Charlie Hebdo sarebbe un giornale antislamico. E quindi, coglioni? Siete forse ancora convinti che la religione sia la lacrima sulla faccia del mondo? Vi siete persi un secolo e mezzo di storia: la religione non è l’oppio dei popoli, è l’amfetamina delle masse. La dialettica di cui vi riempite la bocca non sapete manco dove stia di casa, persi come siete nei vostri giochini tatticisti ed egemonici da gruppettari.

Siete per caso convinti che il nemico del nostro nemico sia nostro amico? Siete davvero convinti che nell’Europa e negli States la discriminante sia essere musulmani o cristiani e non la collocazione di classe? Vi siete per caso persi le riflessioni sul ruolo dell’associazionismo religioso tra la popolazione immigrata nel tenere buone il proletariato delle suburbie parigine? Siete semplicemente stupidi o siete in malafede convinti di potervi accreditare presso le ipotetiche masse islamiche?

Ecco il risultato di decenni di terzomondismo riciclato che parla di popoli oppressi e non di classi sociali. Imbastarditevi pure con la borghesia sunnita o sciita. Fate finta di non ricordare il massacro della sinistra laica persiana messo in atto dai controrivoluzionari islamici. Scrivetela pure la vostra neostoria. Ma non pretendete che tutti caschino nelle vostre menzogne.

In questo momento i rivoluzionari anarchici turchi e curdi insieme alle comunità e alle milizie del KCK ci stanno mostrando quale è l’unico modo per dialogare con gli islamisti militanti: combattere senza tregua alcuna.

In questo momento non possiamo che stringerci a coloro che sono morti in questo vile attentato oscurantista e non possiamo che rilanciare il nostro impegno.

Il nostro impegno a sostenere tutti coloro che combattono contro le guerre del capitale.

Il nostro impegno a sostenere tutti coloro che combattono contro i reazionari islamici o cristiani che siano.

Il nostro impegno a sostenere tutti coloro che combattono contro gli sfruttatori, bianchi, rossi, neri o a pallini.

Il nostro impegno nel costruite un società libera, anarchica, laica e secolarista.

Perchè solo gli sfruttati potranno emancipare loro stessi, non le ipotetiche avanguardie.

Il capitale, le religioni, lo stato, i re saranno sepelliti, e sarà la nostra gioia, saranno le nostre risate a farlo.

La Redazione Collegiale di Umanità NovaCharlie-320x234

Charlie Hebdo e il fanatismo religioso.

Voi, i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte… Tutti voi, che non potete vivere senza un Papà Natale e senza un Padre castigatore. Tutti voi, che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello. Tutti voi, che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il più stupido, il più meschino, il più sanguinario, il più geloso, il più avido di lodi tra voi.
Voi, oh, tutti voi NON ROMPETECI I COGLIONI!!!
Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.
(Francois Cavanna,fondatore di Charlie Ebdo 10393962_767905873293913_7588559227521264930_n)

Stritolati dall’ingranaggio della macchina autoritaria.

L’autoritarismo è poi anche un metodo, una funzione appresa e applicata ad ogni cosa. Non è l’unica, ma è l’unica che ci viene inoculata fin da bambini. Un metodo. Per affrontare le questioni, le controversie, le cose che proprio il metodo crea. Questo metodo è come una macchina concepita per andare in un solo verso. Una volta imparato ad usarla e soprattutto a riconoscerla (ma questo avviene in fretta, ahimé, colpa della scuola), è inutile sperare di cambiare le cose usando la stessa macchina. Anzi, quanto più si tende a migliorare la macchina autoritaria, tanto più il risultato è devastante. Migliorare vuol dire potenziare le funzionalità della macchina. Così si usa il metodo autoritario per ogni cosa e quasi nessuno capisce il motivo per cui non si risolve mai niente, semmai le cose peggiorano. Quasi nessuno sa, o vuole ammettere a se stesso, che il problema è solo la macchina, la quale non può essere riformata, ma demolita. Dice: e poi? E poi rimane la libertà, il buon senso, che naturalmente oggi non c’è perché fagogitato dagli effetti che la macchina produce, tra i quali c’è anche questo tipo di essere umano alienato e disumanizzato, impaurito della libertà, privato del suo buon senso perché abituato a deresponsabilizzarsi fin da bambino, a delegare, a crearsi padroni. Trova tutto ciò normale, e accusa tutto ciò che sta oltre. L’autoritarismo è un metodo, una funzione appresa e applicata ad ogni cosa. Non ha mai funzionato e mai funzionerà. Per tornare ad essere veramente solidali e degni di far parte della natura, bisogna demolire la macchina. Non c’è altra soluzione. Piaccia o no. So che ci si affeziona alle cose, ma è da stolti non disfarsene quando si rivelano deleterie. E son passati 5 mila anni per capire che la macchina autoritaria è nefasta. Ne servono ancora? Purtroppo la gente, a causa del metodo appreso che contempla la censura sistematica delle informazioni più rilevanti, non conosce il modo in cui si viveva prima dello stato, di quel tempo la macchina ha fornito solo menzogne su menzogne giusto per farsi lodare come ‘macchina civilizzatrice’. La verità è l’opposto di quel che la macchina autoritaria ci fa sempre credere. Dunque è un metodo, dicevo. E la gente che lavora per appartenere a questa macchina (gli adattati sociali, gli educati, i conformisti) pensa che ragionare sul metodo, e non invece oltre il metodo, sia persino una cosa seria, da intellettuali. Dal metodo alla metodologia c’è allora tutto il senso di questa società ingiusta, quando su un meccanismo autoritario i politici e le tv tessono una propaganda mirata, volta a far ragionare la gente sul meccanismo stesso, mai su ciò che esiste al di fuori della macchina. Così c’è un meccanismo, una legge, che ovviamente non risolve niente, e allora tutti discutono su come migliorare la legge, non su cosa ci sia al di là dei codici scritti. Al di là dei codici, si sa, c’è il buon senso, ma guai a lasciare che la gente vi si tuffi, anche solo per un secondo. Anche per questo motivo l’anarchia è costantemente demonizzata dallo stato. L’anarchia fa paura perché fa vedere l’oltre, l’inconsueto, la zona non autoritaria, che ad onor del vero è dentro ognuno di noi, più o meno soffocato, ma c’è. Saper guardare in faccia questo ‘oltre’ è da giusti, saperlo tirare fuori è da responsabili. Ragioniamo oltre, e non sul metodo.

Cloud’s Waldeningranaggio

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