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Aldo Bianzino: Morire in carcere in 48 ore

Questa è una delle tante tristi realtà di cui si è resa responsabile la malagiustizia italiana,vite umane consegnate nelle mani dello stato il quale anzi che tutelarle quelle vite permette che possano accadere queste atrocità. Il caso di Aldo Bianzino è solamente uno dei tanti casi di morte in carcere,la lista sarebbe purtroppo molto lunga e a tale proposito vogliamo ricordare alcuni casi come quello di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi,Marcello Lonzi,Francesco Mastrogiovanni morto dentro l’opg di Vallo della Lucania e molti altri non certo meno importanti trattandosi di vite umane

“Il 14 ottobre 2007 il falegname quarantaquattrenne Aldo Bianzino viene trovato morto nella cella di isolamento del carcere Capanne di Perugia.
Era stato arrestato due giorni prima nella sua casa di Pietralunga, sita nella campagna di Città di Castello, per coltivazione e detenzione di canapa indiana.
Dopo il trasferimento nella casa circondariale della città umbra, dove, per legge, deve restare in isolamento fino a lunedì 15 ottobre (quando incontrerà il giudice titolare dell’inchiesta), il legale d’ufficio incontra Aldo e riferisce alla moglie di averlo trovato provato psicologicamente ma in buona salute fisica. Meno di 24 ore dopo il suo cuore cessa di battere.
Secondo il direttore del carcere e la polizia penitenziaria la morte di Bianzino è da attribuire ad una crisi cardiaca accidentale e non a cause esterne; sotto richiesta della famiglia viene richiesto un esame autoptico, condotto dal dr. Lalli, noto medico legale. Il suo cadavere presenta chiari segni di lesioni traumatiche: 4 ematomi cerebrali, fegato e milza rotte, 2 costole fratturate. Da parte del personale carcerario, ovviamente, è stato negato l’uso di violenza nei confronti del detenuto.
Per il tribunale di Perugia, ad 8 anni dal fatto, l’unico colpevole è Gianluca Cantoro, agente della polizia penitenziaria, condannato a 12 mesi di reclusione per omissione di soccorso e omissione d’atti d’ufficio.
Nel ventunesimo secolo si continua a morire massacrati di botte nelle prigioni italiane; Aldo Bianzino è, purtroppo, un altro nome nella lunga lista di decessi “misteriosi” avvenuti tra le mura carcerarie, una storia che ha molti punti in comune con la vicenda analoga di Stefano Cucchi, pur non condividendone l’eco mediatica.
Il caso Bianzino lascia dietro di sé una vita stroncata impunemente ed una famiglia frantumata (la moglie Roberta Radici morirà di tumore nel 2009, dopo due anni di lotta e disperazione), con il solo figlio Rudra a proseguire imperterrito il cammino verso la verità processuale.
Per l’ennesima volta gli organi fondamentali dello Stato italiano hanno fatto i salti mortali pur di non mettere al banco e condannare i responsabili di questo disastro morale ed umano, rimanendo schiavi e complici di un’omertà investigativa e giudiziaria sempreverde nella penisola.
Individuare i colpevoli e rendere pubbliche le dinamiche nefaste che hanno portato al compiersi dell’omicidio sarebbe come togliere il dito dal buco di una diga stracolma, pronta ad esplodere”.

(K.Q.)

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Se il vigliacco cancella il suo volto.

Mi trovo perfettamente d’accordo con questa lucidissima analisi di Alessandra Vivoli de Il Tirreno la quale in poche righe spiega come il problema del maschilismo ossia quell’atteggiamento di superiorità che si basa sulla supremazia dell’uomo sulla donna e la storia che segue è la conferma del fatto che tutt’oggi ci troviamo ancora in una società maschilista e patriarcale dove a farla da padroni sono ancora il possesso e la non accettazione. Nell’articolo si fa riferimento ad un fatto accaduto nella provincia di Massa-Carrara,un ragazzo ha messo in rete per vendetta il video dell’ex ragazza la quale lo aveva denunciato per averla picchiata durante una lite e ha fatto il giro del web.

Il volto di lui non si vede mai. Quello di lei è sempre sorridente. Il sorriso dei vent’anni. Il sorriso di chi sta facendo bene l’amore, come canta Biagio Antonacci. Ma questa storia con le canzoni d’amore un po’ sdolcinate non ha nulla a che vedere. Quanto è stato vigliacco, questo uomo, quanto è minuscolo e pericoloso? Vigliacco, vigliacco senza limite e senza pietà. Vigliacco fino all’insondabile. Ha rovesciato il crisma di un segreto fino al suo opposto, trasformando il silenzio in clamore e la riservatezza in una pubblicità maligna e devastante. Vigliacco anche nei dettagli: nel video fa sesso con la sua ragazza di allora ma non mostra il volto, non si espone. Più facile lasciare che si metta in gioco lei, già. Che le faccia lei, le cose che a una donna innamorata ed eccitata possono anche venire naturali. Perché una donna è così, se ama non calcola, sa lasciarsi andare e trasfigurarsi, sa rischiare e trasgredire. Lui no, lui si nascondeva anche nei tempi non sospetti. O forse il suo volto lo ha tagliato dopo, per rendere la vendetta ancora più vile.
Questa è una storia di viltà profonda, una di quelle che ti fanno provare rabbia e sdegno ma, nello stesso tempo, ti fanno vergognare per il livello di disumanità che un essere umano può raggiungere. Quando quella ragazza si è lasciata cadere nel vuoto, c’era una mano invisibile a spingerla giù: è possibile che questo non debba portare ad alcuna responsabilità? È l’incontro, letale, tra una persona feroce e insensibile e un’altra circuita nella fiducia e sfregiata nel rispetto. È l’attrito inesorabile tra l’ingenuità e la malvagità. Ma purtroppo non è “solo” questo. Perché quel video che lui ha girato e messo in circolo, poi è stato visto, copiato, trasmesso, mostrato, clonato e riproposto. Senza vergogna, senza pena per quella donna che faceva comodo trattare da pornostar, ma in realtà era una vittima, solo una vittima. Ci hanno sghignazzato sopra, a quel video. Uomini e donne. Ne hanno moltiplicato l’effetto. Hanno “condiviso”, già, come si dice oggi. Tanti mostri per pochi minuti, spietati come bulli a scuola, una gang virtuale, una gang falsa e perbene, magari in cravatta o all’happy hour. Si condivide ogni cosa, oggi. Anche il vuoto, anche il male.

http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2015/03/26/news/pubblica-il-video-porno-della-ex-fidanzata-sul-web-1.11120698

Alessandra Vivoli Da: Il Tirreno

sesso-sfrenato

Acrobati sul filo della “normalità”.

Rinchiusi, controllati, anestetizzati, allontanati, ridicolizzati. Matti.
Qualcuno di verde vestito grida già aiuto e vede l’invasione barbara dell’esercito dei folli invadere il bel paese; io penso che i “folli” siano persone e che mi sento, invece, circondata da un ammasso di fogna che sta vomitando su sto cazzo di paese.
Chiudono gli o.p.g., i lager legalizzati, ma domani non ci saranno tutti in libertà, verranno trasferiti da un ospedale psichiatrico giudiziario per essere ospitati in una residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza, che fa più fine. Qualcuno che ha scontato la pena inflitta, anche con periodi più lunghi di quelli previsti per il reato commesso, potrà essere messo in libertà; come e cosa farà, quale aiuto potrà ricevere non é dato sapere; libero di sopravvivere se ce la fa.
Matti, folli, pazzi trattati disumanamente da umani psicopatici convinti della loro superiorità e che nascondono le loro vergogne come polvere sotto i letti come quelli usati per i trattamenti sanitari obbligatori dove occhi che videro si chiusero per sempre.
Allora penso che forse stiamo vivendo in un mondo al contrario, là dove chi fa morire di fame in nome dell’economia, ruba in nome di un dio, bombarda in nome della democrazia, fa spallucce in nome di una delega, sono normali nel nome del sistema, tutti gli altri sono matti nel proprio nome.

382003_121640271331041_329526995_n sopra una fune ognuno di noi percorre al meglio la propria vita, coscienti o non coscienti che la strada da seguire é stata imposta. Camminiamo tutti: chi ligio ai comandi segue la fune con diligenza estrema, chi si sente forte accelera il passo e calpesta senza guardare, chi si ribella lotta, cade e si rialza; altri hanno le ali e vorrebbero volare.

Per quelli che ho avuto la fortuna di conoscere ed abbracciare, per quelli che un abbraccio era troppo e bisognava farsi riconoscere piano piano, per quelli conosciuti solo al telefono perché mi volevano ringraziare, per quelli non conosciuti, io porto sempre con me un po’ di sana incosciente pazzia.

(Cat Denise)

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