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Chi sceglie di sottomettersi non è autodeterminat*

Chi si impegna nella lotta per la legalizzazione della prostituzione e impartisce lezioni sull’autodeterminazione mente sapendo di mentire.

È inaccettabile, poi, che si venga a bacchettare gli anarchici accusandoli di autoritarismo. E’ evidente che certuni non comprendono o fingono di non sapere che gli anarchici mai presterebbero il fianco a questo gioco al massacro. Sappiano che sia che portino avanti le loro invettive per ignoranza o malafede, poco ci importa: la prostituzione spacciata come stigma di vera autodeterminazione è incompatibile con l’anarchia, lontana com’è mille anni luce da qualsiasi asservimento allo sfruttamento, anche quando fosse esibita come libera scelta.

In ogni caso è un discorso che viene affrontato da certa gente sottovalutandone le complessità e i risvolti più profondi, le ricadute, l’impatto devastante nel sociale. Così gli conviene equiparare la libertà di abortire con quella di prostituirsi, mettendo tutto in un calderone unico che distoglie dalla visione più profonda della questione prostitutiva. E se analizziamo le percentuali dei favorevoli alla sua legalizzazione troviamo un bell’80% di benestanti o straricchi.Chissà come mai…

Anche insistere nel sostenere che la prostituzione è un lavoro come un altro e che in fondo il lavoro salariato è ìn sè schiavitù per cui regolamentarla è doveroso per acquisire diritti etc è un altro modo di falsificare la realtà e le sue sfaccettature. Certa gente ti racconta che qualsiasi parte del corpo è assimilabile a una qualsiasi altra,senza differenze sostanziali, negando di fatto l’esistenza di quella sfera che per brevità possiamo sintetizzare nel termine sessualità. Ma se fosse veramente così allora perchè stuprare una donna è considerato nettamente diverso dallo spezzarle un braccio? E perchè se si prova ad avanzare una critica si viene bollati per direttissima e con astio con il marchio di puritani, bigotti, sovradeterminanti, fascisti? Magari questi fustigatori scrivono anche sul giornale dei celerini e allora va tutto bene, eh?
Riscontrare di continuo che ci sono migliaia di persone convinte che la legalizzazione sia la soluzione dimostra il danno profondo avvenuto nelle coscienze.

Riteniamo che lo Stato pappone non debba richiedere gabelle a chi si prostituisce, non ne ha alcun diritto. Nello stesso tempo pensiamo di non dovere nulla a chi liberamente si prostituisce. Scelta sua,problema suo. A noi interessa soltanto che si eviti un ulteriore allargamento di un disastro sociale millenario che nella regolamentazione troverebbe terreno fertile a un più facile e legalissimo sfruttamento.Non intendiamo sacrificare la pelle delle donne oppresse per accontentare chi decide liberamente di diventare merce scambiabile. Si arrangi,si organizzi in cooperativa, faccia assolutamente quello che le pare, compreso ostentare il suo pride o il suo talento, ma sul resto della questione porti rispetto.
Dobbiamo lottare contro ogni forma di dominio e di schiavitu’,il resto sono ciance di pennivendoli e lecchini al soldo del Potere.

Il Potere non va ri-formato, va abbattuto insieme a tutti i muri che ha eretto per poi ricostruire la società a partire dalle sue fondamenta, cioè dalla SCUOLA dell’obbligo. Bisognerebbe farne un grande, immenso falò che arda fino a che le sue architetture si trasformino in cenere. Perchè è proprio da lì che parte TUTTO, ma anche questo è un punto che sfugge troppo spesso a una visione di insieme corretta. Questa invece tende a relegare e ridurre il dramma dell’ingiustizia sociale al frutto marcio chiamato capitalismo. Ampliamo lo sguardo, allora, il tempo stringe. La questione è antica e ha un nome preciso: Dominio.

Lo Stato pappone, molto astutamente, dopo aver lasciato per decenni che i quartieri delle città si trasformassero in sacche di degrado, in moderni far west dove la guerra tra poveri raggiungesse punte di violenza atroce lasciando piena libertà alle organizzazioni criminali di fare e disfare indisturbatamente, di regolare i loro conti, di tiranneggiare da padroni spietati sui traffici di sesso e di droga, oggi bussa alla porta delle sex-workers e richiede il dazio. Loro, giustamente, non ci stanno e chiedono in cambio garanzie e tutele. Dov’è l’errore di fondo? È quello di equiparare la prostituzione a un lavoro. Non lo è.
È da qui che bisogna partire. E’ importante rifiutare questa equiparazione al lavoro basata sulla compravendita dei corpi.Se invece si accetta questo come dato di fatto ammettendolo giusto nella sostanza, allora cadrebbe tutto l’impianto abolizionista.

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Storie quotidiane… l’uomo è fumator.

Tanto per cambiare oggi ricorre la giornata di qualcosa,oggi è la giornata della sigaretta e pensavo che non c’è poi alcuna differenza tra una sigaretta che si fuma ed una donna costretta a prostituirsi,entrambe col tempo si consumano sia fuori che dentro ma la cosa gravissima è che la vendita di sigarette è un affare di stato così come lo diventerebbe una donna.Sarebbe infatti etichettata e monopolizzata e addirittura a seconda dei gusti si potrebbe scegliere la marca. Vi racconto una storia che mi è accaduta molti anni fa una storia della quale ho ancora nitido il ricordo.

Non ricordo esattamente quando accadde,si tratta più o meno di una ventina di anni fa,percorrevo il viale a mare dopo aver trascorso una serata tra amici quando sul lungo mare sulla mia destra vedo una ragazza che stava facendo l’autostop in una zona famosa della città in cui vivo frequentata da prostitute e ho realizzato subito che si trattava di una di loro. Mi fermo e le chiedo dove andasse e guarda caso ero di strada e le ho detto di salire,abbiamo fatto 3 chilometri quindi avrò impiegato circa 5 minuti nel percorso durante i quali non c’è stato nessun tipo di conversazione se non che il suo rallenta mi fermo qua.

La saluto e in quel momento lei mi guarda meravigliata,si aspettava che le chiedessi una prestazione in cambio e nel frattempo aveva adagiato la sua borsetta vicino al suo sedile,non so cosa sia successo,so solo che ci siamo guardati in faccia per qualche attimo poi mi ha sorriso e mi ha ringraziato,poi si è allontanata,non so dove abitasse,non l’ho mai saputo.Rincasai e ripensai al suo sguardo di stupore nel vedere il mio disinteresse verso di lei eppure avevo meno di 30 anni e gli ormoni viaggiavano a mille,non so,avrei potuto farmelo prendere in bocca e credo fosse stata questa la sua intenzione ma mi sarei sentito sporco approfittando della situazione,sarebbe stato il suo modo per dirmi grazie del passaggio.

Al mattino mi svegliai con quel ricordo,mi sono chiesto se l’avrei rivista e il pomeriggio ho cominciato a girare nella zona dove l’avevo lasciata il mattino presto ma niente da fare allora decisi di tornare sul suo posto di “lavoro” ricordo intorno a mezzanotte circa e la vidi scendere dalla macchina di un cliente,la affiancai,lei mi riconobbe, le chiesi di salire e lo fece subito,lei pensava che io volessi scopare e mi portò in un luogo appartato. Non era quella che lei pensava la mia intenzione,ero rimasto colpito da lei e dal suo sguardo,io volevo capire. L’unica cosa che riuscii a capire da questa ragazza tra l’altro bellissima è che proveniva dall’ Albania, erano infatti gli anni in cui molti albanesi approdarono in italia e che faceva parte di una associazione criminale che l’aveva indotta a prostituirsi e quando le chiesi se volesse smettere mi ha guardato e mi ha risposto:”ho 2 figli in Albania capisci?”,rimasi freddato,senza parole,misi in moto e la riaccompagnai dove era salita,prima di scendere mi guardò sorridendomi,era contenta in quel momento ma non credo che i quegli occhi siano riusciti a tenere a lungo il sorriso sapendo di dover tornare a battere la strada sotto ricatto. Rincasai e da allora non la rividi mai più.

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La prostituzione non è un rapporto sessuale ma un rapporto di potere.

Il problema della prostituzione di cui si parla molto in questi ultimi tempi e di cui alcuni gruppi femministi ne chiedono a gran voce la regolamentazione di stato sia essa maschile che femminile personalmente la ritengo un ritorno al medioevo ma il fatto che a sostenerne la stessa legalizzazione e il controllo totale da parte delle istituzioni con i suoi organi di polizia siano proprio molte donne stesse le quali sembrano rinnegare completamente la loro stessa esistenza, e questa è la conseguenza di un ventennio berlusconiano nel quale i poteri del ventennio in corso sembrano essere riusciti molto bene a fare i lavaggi dei cervelli.

Il lavoro non è forse prostituzione? Non è forse prostituirsi essere retribuiti per pochi spiccioli al giorno?Dovremmo accettare di essere sfruttati solamente per il fatto che abbiamo 2 orifizi? Sono scelte o imposizioni?Sono entrambi ricatti morali, che non possono e non devono non possono essere accettati,alla base di tutto questo c’è sempre il ricatto statale, dobbiamo lottare contro ogni tipo di sfruttamento e di dominio su ogni essere vivente senziente..Se ascoltiamo 100 prostitute almeno 90 di esse ammettono di vendere il proprio corpo per bisogno,le restanti se scelgono di farlo non gli impone nessuno di non farlo e ben vengano le sex worker,ma ecco che arriva lo stato criminale il quale vede l’affare e per rimpinguare le casse dello stato non ci pensa due volte nel non lasciarsi sfuggire un’occasione così ghiotta.

Per esempio in Germania e nei paesi nordici la prostituzione è stata statalizzata e quindi legalizzata con il conseguente aumento del 300 per cento con i relativi crimini annessi di contorno,adesso le stesse prostitute vorrebbero tornare libere,alla condizione precedente ma lo stato col cavolo torna indietro adesso che le ha ingabbiate,bella scelta,non c’è che dire.Condivido le parole di Massimo Lizzi che sottoscrivo in tutto e per tutto.

“Il sesso è desiderio, ma non è un bisogno, nè un diritto, gli uomini non hanno il diritto di comprare le donne, se lo fanno non è per necessità, ma per volontà di esercitare dominio e potere, in ogni caso per passare sopra la relazione con un’altra persona, usando il denaro invece che la violenza diretta. Non c’è una sessualità sbagliata. Nel rapporto tra sesso e violenza, sbagliata è la violenza. Nel rapporto tra sesso e denaro, sbagliato è il denaro. Violenza e denaro sono espressioni e funzioni di un potere. La prostituzione non è un rapporto sessuale, è un rapporto di potere.” Ragionerei su questo se vogliamo risolvere il problema della prostituzione.

Non possiamo accettare la prostituzione,è una cosa aberrante ed inaccettabile e poi a chi gioverebbe? Allo stato che si prenderebbe i soldi delle tasse e alla povera sventurata che deve vendersi cosa facciamo le costruiamo una gabbia d’oro alla mercè delle forze di polizia che con la scusa del controllo approfitterebbero delle prestazioni gratuitamente? Oppure al pappone che continuerebbe a ricattarla portandole via tutti i soldi? Avremmo solo delle donne igienicamente più pulite fuori,poi cosa ne sappiamo di quello che si porterebbero dentro? Quello che accadrebbe coinvolgerebbe anche le immigrate.Vedremoche improvvisamente anche i cari leghisti ,razzisti scopriranno miracolosamente il fascino della donna esotica e magari parleranno di possibilità di aprire camere speciali per i giochi sadomaso..Se riusciranno sarà una vera manna dal cielo..aumenterà il Pil,con l’indotto soldi a palate tranne che per le donne guadagneranno i proprietari di case o locali,i produttori di toys erotici,le ditte specializzate per l’abbigliamento,la pornografia,i sistemi di videosorveglianza,e molte altre cose collegate..Invece di essere aiutate a uscire dalla schiavitù sessuale altre migliaia di donne saranno poste in schiavitù,stavolta legale.

No,io non ci sto..E il fatto che siano proprio le donne a trovare giusto tutto ciò mi sconvolge…Le donne non dovrebbero trovare normale ridurre altre donne a un buco. Non ci sto,non incentivo lo sfruttamento del corpo,sia esso maschile che femminile.ci saranno pure ragazze intervistate che sorrideranno e diranno di essere contente del loro impiego e diranno pure di essere finalmente tutelate Ma di quale tutela stiamo parlando,diamo un lavoro vero a queste donne che per un motivo o l’altro sono costrette a prostituirsi. Ci rendiamo conto a quale tipo di violenza sia fisica che psicologica sarebbe sottoposta una donna con il nostro consenso costrette a decine di rapporti giornalieri come macchine da produzione? NOOOOO dobbiamo cercare di fare in modo che la prostituzione finisca,sia essa maschile che femminile che minorile,pensiamo alla tratta dei bambini che con il consenso dei genitori pur di avere del denaro in cambio consegnerebbero i loro figli nelle mani degli sfruttatori solo perchè il potere capitalista ha scelto di lasciarli vivere nella totale povertà, ma pensiamo soprattutto se si trattasse di nostra sorella o di nostra madre.

Sono anarchico e in quanto tale la mia lotta va di pari passo verso la libertà assoluta di ogni individuo senziente,sia esso uomo,donna,animale, relegati da millenni dalla società capitalistica e patriarcale e per l’ottenimento e il raggiungimento di questa libertà sono pienamente consapevole durante il mio percorso di dover lottare soprattutto con un apparato chiamato stato, nato per volontà di uomini come me,dico uomini perchè quando si costituirono i primi governi le donne erano esonerate da ogni tipo di scelta e di attività politica,prova inconfutabile è il riscontro ai giorni nostri in parlamento con un numero esiguo delle donne rispetto agli uomini.

Da millenni lo stato affama sfrutta e uccide e personalmente ritengo che chi si affida e si appoggia allo stato per la liberazione di qualsiasi individuo senziente dimostra di avere una visione distorta dello stato stesso e di non aver capito niente del capitalismo e le sue armi,del patriarcato e della schiavitù. Chi si appoggia allo stato per l’ottenimento di un qualsiasi diritto sia umano che animale o qualsivoglia diritto che ogni essere vivente dovrebbe avere garantito dalla nascita è consapevolmente complice e colluso assieme allo stato stesso nel relegare e nel perpetuare la schiavitù e il patriarcato all’infinito.Con la legalizzazione della prostituzione ci si renderebbe complici di tutto questo e non si tratta affatto di un discorso morale o abolizionista,tutt’altro,è un discorso prettamente politico.

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Mai stato con una prostituta e non sono misogino.

No, non ci sto!
Io non sono mai stato con una prostituta e neppure cercata, per questo non mi sento un super uomo e men che meno un misogino.
Credo di essere come quelle femministe degli anni 70 che gridavano nelle piazze che le donne non sono solo un buco, riferendosi al loro ruolo nella società, non al fatto di limitarne la sessualità.
La prostituzione, a mio parere, è il risultato della misoginia che è nascosta in buona parte del genere umano maschile. Zombie che vagano come un branco di malati in ogni dove alla ricerca della donna su cui scaricare ogni repressione verso il mondo e se stessi. Una botta e torni felice, due botte e dimentichi, tre botte e ti senti in capo al mondo, quattro botte e nessuno ti ferma più. Allora, perché mai demonizzare un atto così salutare, così stabilizzante dell’umore, così prospero di nuova linfa per il maschio?
D’altronde se una donna decide di prestarsi ad una tale esigenza avrà fatto i suoi conti e il tornaconto l’appaga per essersi venduta.
Ma per me i conti non tornano, su questo argomento i conti non mi sono mai tornati e si che li ho fatti tante volte. Al rapporto “domanda uguale vendo”, “offerta uguale compro”, viene meno la variabile “perché” che è funzionale alla “scelta”.
Mi sembra che i fattori non possano essere mischiati, perché solo uno compra e sceglie, mentre l’altro può solo vendere e sperare.
A questi fattori si aggiunge una terza incognita: il “tempo”, che penalizza sempre e solo chi vende e spera.
Quindi a meno di non dimostrarmi che il fattore “tempo” non è una variabile, per solo uno dei due fattori, ma per entrambi nella stessa misura, la prostituzione resta un espressione misogina dell’uomo.
Dal punto di vista del pensiero filosofico logico lo potrei riassumere così: “se chi vende non trova più chi compra, perché il tempo ha macerato la sua unica mercanzia, e chi compra non resta mai senza scelte, possiamo logicamente affermare che c’è un valore inversamente proporzionale tra chi vende e compra: il tempo”.
Se una donna si ritiene soddisfatta nell’essere pagata, per l’illusione che ha dato a un misogino, non ho nulla contro di lei, ma certo non posso pensare che abbia svolto una funzione sociale.
Puoi frequentare una prostituta senza saperlo. E’ un male? Non credo.
Puoi frequentare una prostituta sapendolo. E’ un male anche questo? Non credo, perché la differenza tra le due occasioni è solo il motivo per cui frequenti quella donna, nient’altro che questo.

Dal webl43-prostitute-120112190552_big

Hanno rubato fino a ieri e adesso gli danno anche da mangiare.

Potrebbe benissimo essere stata pronunciata da certi politici populisti e qualunquisti, oppure da quella fetta di popolazione dedita a pensare con la pancia e a veicolare il proprio odio/paura verso l’immigrato di turno( odio e paura dettati da un mix di ignoranza e razzismo 2.0).
E invece no. La frase sopracitata( ripresa da un libro del ricercatore/antropologo Luca Jourdan) si riferisce ad un contesto che si discosta nettamente dal nostro; un contesto molto piú instabile di quanto possa essere quello Italiano, ovvero il Congo durante gli anni della guerra civile, scoppiata nel 1996.
La frase, pronunciata da un ragazzo congolese, si riferisce alla questione dei Kadogo, ovvero dei giovani e dei bambini soldato, principali attori sociali della guerra civile e del Congo post bellico.
Il giovane in questione infatti, esasperato da un contesto sociale in cui miseria, violeza, sopraffazione e corruzione era all’ordine del giorno, non piú l’eccezion ma la regola quotidiana, punta il dito contro i programmi di recupero e reintegrazione degli ex Kadogo nella vita sociale. In particolare, il giovane si indigna contro quei programmi denonimanti “Food for Work”, che prevede la distribuzione di cibo ad alcuni ex miliziani in cambio di lavoro. Come possiamo osservare, in un contesto caotico come quello congolese, il cibo diventa uno dei principali motivi di scontro sociale. Ed ecco perché il giovanr congolese con la sua frase che trasuda odio e invidia, non accetta che ex miliziani, dediti a saccheggi e violenze in tempo di guerra, possona avere accesso ad un pasto in modo così semplice.
Ricollegandoci all’attualità di “casa nostra”, come si evince dalla frase estrapolata dal contesto, si potrebbero trovare somiglianze tra quelle parole e quelle che sentiamo tutti i giorni nei confronti di profughi ed immigrati.
Cerchiamo, a questo punto, di evidenziare una sostanziale differenza: il contesto in cui la frase posta in apertura viene pronunciata ed il contesto attuale di casa nostra in.cui se ne sentono di simili.
Nel Congo della guerra civile una frase del genere é, a tratti, giustificabile. Ma applicata al contesto Italiano nel 2015 ha senso? Vogliamo anche solo lontanamente paragonarci al Congo? Vogliamo negare a noi stessi di avere le possibilità per sfamare ed aiutare coloro che fuggono da scenari bellici e di estrema povertà?
Fino a prova contraria l’Italia non mi sembra un paese dilaniato da povertà, instabilità sociale, violenze ordinarie, o almeno non mi sembra che sia nelle stesse.condizioni dei paesi da cui scappano gli immigrati che tanto si vorrebero respingere.
Soprattutto, da sottolineare che, nonostante gli sforzi di media, politici e opinione pubblica di far scoppiare una guerra tra ultimi e penultimi, non mi sembra di vivere in un paese dilaniato da guerra civile.
Quindi questo tipo di frasi nel contesto sociale italiano( o europeo) non le accetto. Non le accetto perchè non siamo il Congo. Non le accetto perché se noi fossimo in Congo( o qualsiasi altro paese africano dominato da violenza e povertà) fuggiremmo anche noi, per primi e ci sentiremmo presi in.giro se il paese europeo si turno ci dicesse che sul suo territorio non c’é spazio per noi. A noi che siamo in 300 suu barcone di 30 metri quadri? Non prendiamoci in giro.
Concludo con una.piccola storia, una metafora:
Ci sono tre ragazzi, Sven, Marco e Jamil. Sven ha una torta intera tutta per se. Marco ha solo 3 fette di torta. Logicamente Marco non.ha una.torta intera come Sven, ma ha comunque 3 fette. Quindi perché non darne anche solo una a Jamil che muore di fame e non sa nemmeno cosa sia una torta?

By: Nowakworld map

L’ipocrisia del mondo globale.

11215821_880906321970769_3136696204375297201_n Ovvero, un mondo in cui la libertà di circolare é un diritto delle merci e non delle persone. Un mondo in cui ti spingono ad essere un consumatore se vuoi far parte della “globalizzazione”. Un mondo in cui non esisti se la tua esistenza non viene riconosciuta dagli altri. Un mondo, occidentalecentrico, che a causa di trattati vari permette solo ad una elitè(ristretta)di persone di migrare e spostarsi, e condanna chi non fa parte di codesta elite, additandolo come clandestino. Non pensiamo mai che il calndestino é il frutto di una serie di creazioni dell’essere umano(Stati, Confini, Trattati) che tende, per suo vantaggio personale, a dividere gli esseri umani in modo gerarchico, creando una netta divisione tra esseri umani di serie A ed esseri umani di serie B(o peggio di serie Z)?
In natura nessuno é clandestino, il diritto di circolare e spostarsi é intrinseco nell’uomo, essendo parte del mondo animale.
Perché é sempre meglio ricordare che, nonostante le misure che si vogliono adottare per limitare l’immigrazione, nulla potrà impedire ad un essere umano di migrare per cercare un futuro migliore per sé e una speranza in piú di sopravvivere.
Ricordiamoci di essere Essere Umani prima di sentirci patriottici verso la nostra nazione, perché l’unica vera patria dell’essere umano é il mondo intero, slegato da confini, bandiere e nazioni.

By: Nowak

Il perchè della falsa rappresentazione della  guerra nella cultura del Dominio.

Una guerra è sicuramente un avvenimento che scuote le società, le modifica in qualche modo, determina cambiamenti interni, ridefinisce gli equilibri e gli assetti comunitari. In breve, una guerra non è mai qualcosa che passa inosservata, si tratta di un avvenimento di una rilevanza capitale.

La propaganda del regime statale porta in ogni meandro della società la convinzione secondo cui prima dell’invenzione degli ordinamenti gerarchici e istituzionali, l’umanità sarebbe stata in perenne conflitto con se stessa, densa di guerre costanti per la sopravvivenza, dove i nostri avi avrebbero passato buona parte del loro tempo all’attività omicida fratricida. Farci credere questa follia circa il nostro passato è di per sè un crimine, poiché è una menzogna che finisce per essere pensata come una verità, poiché proferita dai canali dell’ufficialità, a cui la gente credo per fede, cioè senza una preventiva analisi critica personale che possa mettere in discussione ‘la voce del padrone’.

Dobbiamo invece constatare che la realtà circa il nostro passato -e anche in merito al nostro presente- è ben diversa da come questi canali la costruiscono e ce la mostrano. Di più, si conviene infatti, anche archeologicamente, che la realtà brutale appartiene soltanto a questa nostra e attuale civiltà statuale, e che nel nostro passato (volendo sì recente) non v’era alcuna traccia di guerra, di tortura, di dominio dell’uomo nei confronti dell’uomo. Se la guerra è, come sappiamo, un avvenimento di rilevanza capitale per qualsiasi società, dobbiamo constatare che non v’è alcuna rappresentazione di guerra nella miriade di pitture rupestri ritrovate in tutto il mondo, fino a un certo punto molto preciso della protostoria. Riferendoci all’Italia, possiamo rilevare infatti che le prime incisioni rupestri rappresentanti dei guerrieri o scene di guerra risalgono al V – IV millennio a.C. (Capo di Ponte – Valle Camonica). Non è un caso. Queste date coincidono con quelle entro cui si colloca la prima ondata di invasioni kurganiche in Europa, responsabili di un mutamento profondissimo della cultura, che da pacifica divenne guerriera, patriarcale, gerarchica, e che sta a fondamento dei nostri attuali ordinamenti sociali, politici, strutturali, culturali, morali, religiosi.

Perché per la cultura statuale è così importante non divulgare la verità e, anzi, costruire una teoria del tutto aliena alla verità epocale? L’attuale ordinamento autoritario deve poter contare, al fine di potersi mantenere nel tempo, su una società in grado di pensare al modello autoritario attuale come qualcosa che abbia determinato la vera civiltà, il progresso, l’emancipazione dei popoli. La società deve quindi poter supporre che prima di questo modello ci fosse soltanto la barbarie assoluta. E lo suppone. In questo modo, l’establishment ha tolto di mezzo uno dei più importanti pilastri su cui si edifica la sua menzogna e la sua violenza intrinseca. Infatti la gente, quando le si propone un modello di civiltà anteriore a quello statale, lo rigetta immediatamente e si affeziona ancora di più al modello attuale, avendo essa, per base culturale imposta, la menzogna costruita espressamente a questo scopo.
Come sempre la verità è sotto gli occhi di tutti. Per guardarla in faccia, però, è necessario abbandonare l’aspetto dogmatico di cui si è opportunisticamente rivestita la cultura dominante, e alla quale la società crede ciecamente, per fede, senza opporre nessuna critica.

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L’autorità ha sempre ragione anche quando ha torto.

In una società autoritaria come quella attuale che vive in uno stato di polizia fondata sulla schiavitù e sull’asservimento degli individui che continua a coltivare ideali xenofobi omofobi razzisti e sessisti ribellarsi è un preciso dovere morale per uscire da questa routine ordita dagli organi di potere e dal martellamento mass-mediatico asservito allo stesso.

L’autorità ha sempre ragione anche quando ha torto marcio. Ha sempre ragione per principio, proprio perché è un’autorità. Non importa se questa autorità non sa fare niente, se si arricchisce sulle spalle di chi sfrutta, se ordina ai suoi servi di devastare, ammazzare, torturare, sfruttare… è lì per quello e avrà sempre ragione per il popolo ben educato, ben istruito, ben scolarizzato. D’altra parte, dice il popolo ben scolarizzato, come si può vivere senza un’autorità? Da dove viene questa devozione spropositata e dogmatica nei riguardi dell’autorità? Da dove viene questo atteggiamento pecorile della folla? Viene dall’educazione, dalla morale imposta artificialmente, dall’istruzione alle buone maniere, dall’imborghesimento, dal conformismo che si perpetua attraverso la scuola.

Si dice che l’educazione serve a civilizzare le persone, laddove civilizzare significa per la verità irreggimentare, ingentilire, addomesticare, rendere innocuo, imborghesire, rispettare gli ordini e chi li dà, morire per l’autorità. Se questa è la civilizzazione io la rifiuto, preferisco essere un animale non istruito. Di fronte ai soprusi e ai crimini commessi dall’autorità, il civilizzato volta la faccia, il civilizzato vede solo la vetrina rotta e, ben educato al senso di vendetta, anziché prendersela con i veri devastatori del pianeta, inneggia alla tortura e alla morte per chi rompe la vetrina. Il servilismo è questo, è cultura, è insegnamento, è educazione alla docilità: essere buoni con i forti, e forti con i buoni. Proprio come fanno gli sbirri. La scuola mette a tutti la divisa nella testa, solo pochi si salvano dall’educazione scolastica. La scuola è la nuova chiesa, e come tale insegna a rispettare le autorità, i suoi ministri, anche se questi violentano i bambini e il mondo intero.

Il bravo scolaro, oggi come ieri, gira la faccia e accusa il compagno di classe ribelle. Perciò questa storia si ripeterà per sempre, fintanto che si continuerà a pensare alla nuova chiesa come a qualcosa di indispensabile. Vorrei che la gente recuperasse la sua animalità, il suo orgoglio, altro che civiltà e bon ton, che vuol dire soltanto devozione al bastone del ricco!

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La tattica elettorale. (Errico Malatesta)

Al principio non si infirmo’ nessuna delle conclusioni acquisite al programma socialista. L’espropriazione per mezzo della rivoluzione, si andava ripetendo, e’ l’unico mezzo per emanciparsi : il suffragio universale, la repubblica e tutte quante le riforme politiche lasciano il tempo che trovano e non sono che tranelli tesi all’ingenuita’ popolare.
Pero’, s’insinuava dolcemente, qualche bene se ne puo’ cavare : profittiamo di tutto, serviamoci come armi delle concessioni che possiamo strappare al nemico, allarghiamo il nostro campo di azione, cessiamo dal roderci nella nostra impotenza, siamo pratici….E tosto si mise avanti il progetto di andare all’urna , scopo a cui tendeva ed in cui si riduceva tutto quel preteso allargamento di tattica. Ma siccome non si osava ancora rinnegare tutto il detto sulla inutilita’ della lotta elettorale e sull’azione corruttrice dell’ambiente parlamentare, si disse che bisognava votare, semplicemente per contarsi. quasi che fosse necessario andare all’urna e farsi contare dal nemico per giudicare dei progressi del movimento. E per affettare scrupolosita’ si parlo’ di votare un bollettino in bianco o per dei morti o per degli ineleggibili. Poi, senza aver l’aria di nulla, i morti diventarono vivi e gli ineleggibili si trasformarono in persone che al parlamento potevano e volevano andarci e restarci.
Ma non si osava confessarlo : si trattava sempre di candidature di protesta : gli eletti non entrerebbero in parlamento, rifiuterebbero il giuramento la’ dove era richiesto o c’entrerebbero per sputare in faccia alla borghesia, la infamia sua, e farsi scacciare come nemico che non transige. Poi nemmeno piu’ questo. In parlamento bisognava andarci per profittare della tribuna parlamentare per scoprire e denunciare al popolo i dietro scena della politica, per avere dei posti avanzati nel campo nemico, dei posti presi nella cittadella borghese.
Il deputato socialista non doveva essere legislatore, non doveva aver nessun legame coi deputati della borghesia, ma stare in parlamento come spettro minaccioso della rivoluzione sociale in mezzo a coloro che vivono dei sudori e del sangue del popolo.
Ma che !… oramai si stava sulla china e bisognava andare fino in fondo . Il partito rivoluzionario, che entrava in parlamento, doveva diventare riformista, e lo divento’.
L’emancipazione integrale. cominciarono a dire, e’ una bella cosa. ma e’ come il paradiso : una cosa lontana lontana e che, nessuno ha mai visto. Il popolo ha bisogno di miglioramenti immediati. Meglio poco che nulla. La rivoluzione sara’ tanto piu’ facile quanto piu’ concessioni si saranno strappate alla borghesia. Senza contar quelli, pochi, del resto, che hanno saltato il fosso affermando che si puo’ raggiungere lo scopo per evoluzione pacifica.
E s’invoco’ la scienza, quella povera scienza che s’accomoda a tutte le salse, per sofisticare all’infinito sul tema evoluzione e rivoluzione, quasiche’ vi fosse alcuno che neghi l’evoluzione, e la questione non fosse piuttosto sulla specie di evoluzione, che piu’ corrisponde al fine socialista e che quindi i socialisti devono propugnare.
Errico Malatesta.
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Emma Goldman e l’anarchia.

L’Anarchia, quindi, significa in realtà la liberazione della mente umana dal controllo della religione; la liberazione del corpo umano dal controllo della proprietà: la liberazione dalle catene e dalle restrizioni del governo. L’Anarchia significa un ordine sociale basato sulla libera associazione degli individui con il fine di produrre la vera ricchezza sociale; un ordine che garantirà a ogni essere umano la libertà di accedere alle ricchezze della terra e il più completo godimento delle necessità della vita, secondo i desideri, i gusti e le inclinazioni individuali. Questo non è un folle capriccio o un’aberrazione della mente. È la conclusione cui sono giunti una schiera di intellettuali, uomini e donne, in tutto il mondo; una conclusione che deriva dall’osservazione attenta e ravvicinata delle tendenze della società moderna: la libertà individuale e l’uguaglianza economica, le due forze gemelle della nascita di quanto più bello e vero esiste nell’essere umano. Veniamo ai metodi. L’Anarchia non è, come molti potrebbero supporre, una teoria del futuro da realizzarsi per ispirazione divina. È una forza vivente negli affari della nostra vita, creando costantemente nuove condizioni. I metodi dell’Anarchia non comprendono quindi un programma rigido da essere attuato in tutte le circostanze. I metodi devono nascere dai bisogni economici di ogni luogo e clima, e dai requisiti comportamentali e intellettuali degli individui. Il carattere calmo e sereno di un Tolstoy spererà in diversi metodi di ricostruzione sociale da quelli di una personalità intensa e traboccante di un Michael Bakunin o di un Pete rKropotkin. Come pure dovrebbe essere evidente che i bisogni economici e politici della Russia richiederanno misure più drastiche di quelle necessarie per l’Inghilterra o l’America. L’Anarchia non implica addestramento militare e uniformità; significa però uno spirito di rivolta, in qualunque forma, contro tutto ciò che ostacola la crescita degli esseri umani. Tutti gli Anarchici concordano su questo punto, così come concordano nella loro opposizione alla macchina politica come mezzo per realizzare il grande cambiamento sociale.
“Tutti i processi di voto”, dice Thoreau, “sono una specie di gioco, come gli scacchi o il backgammon, un giocare con il concetto di giusto e sbagliato; i suoi obblighi non eccedono mai quello dell’opportunismo. Anche votare per la cosa giusta equivale a non fare niente per essa. Un uomo saggio non lascerà il giusto alla mercé del caso, né vorrà che prevalga attraverso il potere della maggioranza”. Un esame ravvicinato della macchina politica e dei suoi risultati getta luce sulla spiegazione di Thoreau. Che cosa dimostra la storia della democrazia parlamentare? Nient’altro che fallimenti e sconfitte,neppure una riforma tesa a migliorare le condizioni economiche e sociali della gente. Sono stati promulgati leggi e decreti per il miglioramento e la tutela delle condizioni lavorative. Così solo lo scorso anno si è dimostrato che l’Illinois, lo stato con le leggi più severe per la protezione dei minatori, ha vissuto i più grandi disastri minerari. Negli stati in cui prevalgono le leggi contro il lavoro minorile, lo sfruttamento dei bambini è ai suoi livelli più alti, e sebbene con noi i lavoratori godano di piene opportunità politiche, il capitalismo ha raggiunto il suo zenit più sfacciato. Anche se i lavoratori fossero in grado di avere i propri rappresentanti, che i nostri bravi politici socialisti stanno chiedendo a gran voce, che speranze ci sono per la loro onestà e buona fede? Non dobbiamo fare altro che tenere a mente il processo politico per renderci conto che il suo sentiero di buone intenzioni è in realtà pieno di trabocchetti: manipolazioni, intrighi, adulazioni, menzogne e inganni; in realtà, imbrogli di ogni tipo, grazie ai quali gli aspiranti politici riescono ad avere successo. A questo si aggiunge la completa demoralizzazione delle personalità e delle convinzioni, fino a quando non rimane nulla che possa lasciare ancora sperare di ottenere qualcosa da tali relitti umani. Più e più volte le persone sono state tanto sciocche da fidarsi, credere e sostenere con le loro ultime risorse gli aspiranti politici, solo per ritrovarsi tradite e ingannate.
Si potrebbe sostenere che uomini integerrimi non si lasceranno corrompere dalla macina politica. Forse no; ma tali uomini non saranno assolutamente in grado di esercitare la benché minima influenza nell’interesse della forza lavoro, come si è dimostrato in numerose occasioni. Lo Stato è il padrone economico deisuoi servitori. Uomini di buona volontà, se mai ne esistono, resterebbero fedeli alla loro fede politica, perdendocosì il loro supporto economico, o resterebbero fedeli al loro padrone economico, diventando pertanto incapaci di fare alcun bene. L’arena politica non lascia altre alternative: si diventa tonti o malviventi. La superstizione politica ha ancora il predominio sui cuori e sulle menti delle masse, ma i veri amanti della libertà non vogliono avere più nulla a che fare con essa. Invece, credono con Stirner che l’uomo può avere tutta la libertà che ha voglia di prendersi. L’Anarchia è dunque a favore dell’azione diretta, della ribellioneaperta e della resistenza a tutte le leggi e restrizioni, economiche, sociali e morali. Ma la ribellione e la resistenza sono illegali. Proprio in questo sta la salvezza dell’essere umano. Ogni cosa illegale richiede integrità, indipendenza e coraggio. In breve, richiede spiriti indipendenti e liberi, “uomini che siano uomini, che abbiano una spina dorsale attraverso la quale non si può far passare una mano”.
Lo stesso suffragio universale deve la sua esistenza all’azione diretta. Se non fosse stato per lo spirito di ribellione, per la resistenza da parte dei padri rivoluzionari americani, i loro posteri indosserebbero ancora la livrea del sovrano. Se non fosse stato per l’azione diretta di John Brown e dei suoi compagni, l’America commercerebbe ancora in carne degli uomini di colore. È vero, il commercio di carne bianca è ancora in corso; ma anche quello dovrà essere abolito dall’azione diretta. Il sindacalismo, l’arena economica del gladiatore moderno, deve la sua esistenza all’azione diretta. Solo recentemente i governi e i legislatori hanno cercato di soffocare il movimento sindacale, condannando alla prigione per cospirazione i difensori del diritto dell’uomo a organizzarsi. Se il movimento sindacale avesse cercato di portare avanti la propria causa mendicando, supplicando e scendendo a compromessi, oggi avrebbe un portata inesistente. In Francia, in Spagna, in Italia, in Russia, persino in Inghilterra (ne è testimone la crescente ribellione dei sindacati inglesi), l’azione economica diretta e rivoluzionaria è diventata una forza talmente potente nella battaglia per la libertà industriale, da far sì che il mondo si rendesse conto dell’incredibile importanza del potere dei lavoratori. Lo Sciopero Generale, l’espressione suprema della consapevolezza dei lavoratori, è stato ridicolizzato in America solo poco tempo fa. Oggi ogni grande sciopero, per avere successo, deve rendersi conto dell’importanza della protesta generalizzata e solidale.
L’azione diretta, che si è dimostrata efficace in campo economico, è altrettanto potente in ambito individuale. Lì centinaia di forze abusano dell’essere dell’individuo, e solo la resistenza costante a tali forze riuscirà a liberarlo. L’azione diretta contro l’autorità sul posto di lavoro, contro l’autorità della legge, contro l’autorità invadente e intrigante del nostro codice morale è il metodo logico e coerente dell’Anarchia. Questo non porterà forse a una rivoluzione? Certamente. Nessun cambiamento sociale si è mai verificato senza una rivoluzione. La gente non è familiare con la storia delle rivoluzioni, oppure non ha ancora imparato che la rivoluzione non è altro che il pensiero che si trasforma in azione. L’Anarchia, il grande lievito del pensiero, permea oggi ogni fase dell’azione umana. La scienza, l’arte, la letteratura, il teatro, l’impegno per il miglioramento delle condizioni economiche, in realtà ogni opposizione sociale e individuale al disordine esistente delle cose, è illuminato dalla luce spirituale dell’Anarchia. È la filosofia della sovranità dell’individuo. È la teoria dell’armonia sociale. È la grande, nascente, vivente verità che sta ricostruendo il mondo, e che annuncerà l’Alba.
Emma Goldman

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PIU’ SILVANI E MENO salvini.

Quello che è successo oggi a Massa per la presenza in città di salvini non è altro che l’ennesima conferma del fatto che il paese è palesemente di destra perchè è del tutto incomprensibile ed inaccettabile che in un paese che si dice “democratico” sia la democrazia stessa a manganellare chi dissente a idee razziste omofobe e quindi fasciste,prova ne è che il fascismo è istituzionale per chi ancora avesse dei dubbi a riguardo con un’unica differenza,che fino al 45 si chiamava fascismo,dal 45 ai giorni nostri si chiama democrazia e non fa alcuna differenza sia che si dissenta contro la destra o contro le ingiustizie imposte dalla sinistra perchè quella democrazia è sempre li pronta a far vibrare il manganello su chiunque senza alcuna distinzione,giovani,adulti e anziani. Bella invenzione vero per far si che tutto sia rimasto come allora ? Ognun* è liber* di pensarla come vuole e di non crederci ma di fatto purtroppo è così. La nostra piena solidarietà a tutt* coloro che erano presenti oggi in piazza e in particolare i nostri auguri di pronta guarigione vanno al compagno Silvano rimasto ferito in uno scontro e subito trasferito in questura per essere poi rilasciato dopo poco. La giornata di oggi dimostra chiaramente che ci sono ancora molte persone che credono ancora nei valori della resistenza e della libertà,2 parole purtroppo oggi sconosciute di cui i governanti sanno solo riempirsi le bocche, parole prive di ogni significato fini a se stesse ma tenute ancora con orgoglio vive da chi le ha davvero nel cuore enon ci sta al dover accettare alcuna forma di autoritarismo.

La fiaccola dell’anarchia (comunità multietnica aperta)
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Dopo Milano. Discutiamo di teoria e di strategia

NoExpo-200x200Esaltazione dello spettacolino

Alcune compagne e compagni sono ora nelle mani del nemico. Oltre a batterci per la loro immediata liberazione, credo sia importante interrogarsi sul dibattito che si è sviluppato dopo la manifestazione del Primo Maggio a Milano.

Quelli che hanno messo su lo spettacolino a Milano hanno trovato degli esaltatori, pronti ad entusiasmarsi per l’acre odore dei lacrimogeni o per il fumo di qualche fuoristrada. Il fatto che il tutto sia durato cinque minuti, che sia finito con il rapido sbandamento dei protagonisti ed abbia provocato un lungo ritardo del grosso del corteo che comunque è riuscito a terminare il proprio percorso li lascia indifferenti.

Impatto mediatico

Uno degli argomenti usati dagli entusiasti è l’impatto mediatico degli scontri. Quanto avvenuto a Milano, per quanto ampliato oltre misura dalle veline di questura e dagli organi di informazione che ad esse si adeguano, ha oscurato l’inaugurazione dell’Expo: gli incidenti hanno occupato le prime pagine per tre giorni; gli scontri del sabato pomeriggio hanno rovesciato di significato il valore simbolico della giornata. Si tratta di spettacolo, ma è attraverso lo spettacolo che emergono i contenuti nel XXI secolo. In questo caso, sembra proprio che il fine giustifichi i mezzi.

Il fine giustifica i mezzi, è un luogo comune, ma non vuol dire niente se non conosciamo il fine che vogliamo raggiungere né l’alternativa fra i mezzi che possiamo usare. Se l’obiettivo era farsi notare dai media mainstream, possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto, e il mezzo usato è stato coerente con il fine. Ma è pericoloso voler piacere ai mezzi di comunicazione borghese, vuol dire, poco a poco, rinunciare alle pratiche e ai contenuti che caratterizzano un movimento rivoluzionario e calarsi sempre più nel ruolo che ti hanno ritagliato le classi dominanti, rinchiudendoti in un vicolo cieco. Il movimento anarchico si trova spesso in situazioni del genere, così come giungono fra le sue file neofiti entusiasti, non per la propaganda che facciamo, ma per quello che questure e mass media raccontano su di noi. Questo è indubbiamente un nostro limite, ma c ideve spingere non ad adattarci a quel ruolo, ma a migliorare la comunicazione, la formazione e l’organizzazione; perché spetta innanzi tutto agli anarchici dire che cosa vogliamo e come lo vogliamo raggiungere.

D’altra parte, non è vero che il fine giustifica i mezzi: chi sbaglia strada, non va dove vuole andare, ma dove lo porta la strada che ha preso.

Il paragone con lo spettacolo dice forse di più di quello che gli autori vorrebbero dire: lo spettacolo prevede un palcoscenico, con degli attori, che interpretano una finzione, e un pubblico, che si limita ad applaudire o a fischiare. Si tratta di un rapporto a senso unico, in cui il pubblico può solo fare il tifo; si tratta di un rapporto autoritario. Gli anarchici vogliono che il “pubblico”, i cittadini, i ceti popolari, gli sfruttati, come preferiamo chiamarli, diventino dei soggetti, dei protagonisti, e non si limitino a fare il tifo per le varie fazioni in lotta.

Gli anarchici devono in primo luogo fare la loro propaganda, risvegliare nei ceti popolari l’aspirazione ad una radicale traformazione sociale, preparare le forze materiali e morali necessarie a vincere le forze nemiche, ma non possono limitarsi alla sola propaganda. I movimenti di massa, le varie componenti delle masse sfruttate devono pretendere, imporre, prendere da sé tutte le libertà che desiderano, man mano che giungono a desiderarle ed hanno la forza per imporsi: gli anarchici, propagandando sempre tutto intero il proprio programma e lottando per la sua attuazione immediata ed integrale, devono spingere il popolo a pretendere ed imporre sempre di più. In tutto questo, che c’entra lo spettacolo? Il popolo spettatore mi sembra molto vicino al popolo elettore.

Le buone pratiche: che cosa significa essere autoritari?

Ecco che cosa significa essere libertari: la differenza fra libertari e autoritari non è immediatamente sovrapponibile a quella tra riformisti e rivoluzionari. Chi ha visto all’opera il servizio d’ordine del PCI o della CGIL, impegnati a frenare ogni spinta conflittuale dal basso, sa bene che l’accusa di autoritarismo si accompagna facilmente a quella di riformismo. Del resto abbiamo visto prima come l’esaltazione dello spettacolino, e di ogni spettacolo in genere, abbia un’implicita valenza autoritaria. Già al tempo della rottura con Marx ed i suoi seguaci, gli anarchici denunciarono l’inevitabile involuzione riformista dell’autoritarismo; questa previsione fu confermata dagli stessi discepoli diretti di Carlo Marx e dalla degenerazione riformista, interclassista e collaborazionista dei partiti parlamentari da loro fondati.

Del resto, parlare di violenza a proposito degli incidenti di Milano è esagerato: una testa spaccata è violenza, ed è quello che è successo a Bologna a chi protestava contro la “buona scuola”, bruciare una macchina o spaccare una vetrina molto meno. Tutta questa società è violenta, una violenza funzionale al mantenimento dei privilegi delle classi dominanti, basati sulla proprietà privata dei mezzi di produzione. L’Expo è violenza, è devastazione dei territori e della città, che viene modellata secondo le esigenze delle multinazionali che hanno la propria vetrina ad Expo. L’Expo è saccheggio, è furto del pubblico denaro destinato ad alimentare le clientele dei politici, quei comitati elettorali che sostengono questo o quel candidato sulla base dei vantaggi economici che ricevono, vantaggi che paghiamo tutti noi con l’aumento delle tasse, con i tagli dei servizi sociali, dell’assistenza, delle pensioni. Quando parliamo di Milano dovremmo avere ben presenti questi elementi.

Ma la rivoluzione non si costruisce sulle barricate. Noi vogliamo costruire un mondo nuovo, e per questo deve essere chiaro come vogliamo arrivarci. La critica dell’esistente non è semplicemente un giudizio morale, è l’individuazione di quelle forze sociali che possono operare il cambiamento, quegli aspetti che costituiscono un germe della nuova società in quella moribonda. Ecco che allora la teoria rivoluzionaria offre agli sfruttati gli strumenti che permettono la distruzione dell’ideologia dominante e, attraverso la distruzione diquesta ideologia, preparano la strada che ci permetta di raggiungere una società senza sfruttamento né oppressione. Più importante della barricata è l’ideale, che trasforma i ribelli in rivoluzionari, e la solidarietà, che porrà fine al conflitto imposto dai capitalisti e dai governi.

Tiziano Antonelli

pubbicato sul n.18 di Umanità Nova

Rien ne va plus. Il banco vince.

Avete mai provato a consigliare qualcuno di non andare a votare? Non è mica una cosa affatto facile,non appena realizzano vi guardano allucinati come per dire ma cosa sta dicendo questo,vi risponderanno immediatamente che votare è un loro diritto acquisito da persone che hanno lottato e che è morta per ottenere quei diritti,hai capito,provano persino a farti la moralina, non lo sanno mica che quelli che hanno lottato per una libertà ottenuta solo in parte venivano da una guerra e la voglia di cambiare era davvero reale.Ti rigirano subio il frittatone, capirai i diritti che fin’ora hanno ottenuto,gli lasciano il voto per continuare a fare gli affari loro e mica ci arrivano loro,cominciano a parlarti di democrazia e di costituzione,ma se la democrazia quando è nata in Grecia esistevano già gli schiavi,una domandina fatevela no?!? La costituzione invece,articoli su articoli ed è carta straccia dall’articolo 1,digli che provano a dire che il lavoro è un loro diritto poi vediamo cosa gli rispondono. Mi chiedo cosa ancora devono fargli per farli smettere,sicuramente devono trovare un sistema molto più subdolo come dirgli non contate un cazzo comandiamo noi,adesso il vostro voto mettetevelo al culo, solo in questo caso smetterebbero,ormai è diventata una droga,ogni 4 o 5 anni pensano di poter cambiare le sorti del paese,tra poco non vi permetteranno non solo di cambiarvi le mutande ma di esistere. Se ipoteticamente quelle persone fossero ancora vive ai giorni nostri li prenderebbe tutti quanti a schioppettate nel culo a colpi di Sten calibro 9 (come minimo) altro che “me lo dai il voto”. C’è ben poco da fare,l’asservimento alle istituzioni e alla delega ha raggiunto un livello tale che a nulla valgono le tue spiegazioni,gli fai notare che siamo nella merda più assoluta,il lavoro manca dappertutto,la crisi che hanno creato è arrivata a livelli assurdi e loro continuano imperterriti a voler delegare chi da 70 anni ha portato avanti una politica distruttiva e delinquenziale. Adesso poi è un po di tempo che hanno imparato la storiella del voto verbalizzato, te ti presenti davanti agli scrutatori e gli dici che non ti senti rappresentato da nessuno,roba che se fossi uno di loro gli risponderei che cazzo sei venuto a fare allora. Comunque quando escono con quest’altra cagata un minimo di ascolto gli va concesso,dici almeno quel cazzo di biglietto nell”urna stavolta non ce lo mettono,sarebbe già un passo avanti ma poi non è detto perchè una volta che sono li il rischio di un ripensamento c’è sempre,questi ci sta che presi da astinenza votano il primo che gli viene in mente. Comunque anzi che darla persa gli dici fai così,ma è il concetto che è sbagliato,io non vado a dire la lezioncina imparata a memoria inventata dal potere come alternativa perchè in ogni caso li legittimi,pertanto andassero a farsi un giro tutti quanti loro e il voto verbalizzato, è solo l’ultima spiaggia del potere per far votare anche quelli che non vorrebbero più votare,intanto se ci si pensa bene hanno il pensiero di doverci andare,devono stare a casa quel giorno,organizzarsi e studiare,in pratica li portano al punto che dal momento che sono li poi alla fine votano e non sto scherzando affatto. Hanno scambiato la cabina elettorale per una roulette,si affannano a guardare i due colori su cui scommettere senza tener conto che esce sempre lo zero,e mentre loro fanno attenzione al rosso e al nero ecco che esce quella possibilità che dovrebbe uscire di rado stando al calcolo delle probabilità, invece chissà come mai esce sempre quello. Ma cazzo,non ti viene in mente che qualcuno bara? Continuate pure a giocare e a perdere,evidentemente qualcosa da perdere lo avete ancora ma sappiate che le vostre decisioni si ripercuotono su tutta la collettività,continuate pure,ma non in mio nome.promozioni-roulette

La scuola odierna una fucina di “schiavi felici”.

Una società autoritaria e classista fondata sul dominio e sulla gerarchia ha sempre fatto della scuola una fucina di schiavi ignoranti fin dai suoi albori.Oggi come nei tempi passati lo stato con l’ausilio del ministero della distruzione sta portando avanti la stessa metodologia del passato e la dimostrazione lampante oggi la abbiamo con le prove invalsi tramite le quali lo stato continua a garantirsi la formazione di individui in competizione tra di loro sgomitando per avere un posto nella società a scapito dei propri simili. I direttori delle scuole ricordano infatti i direttori delle carceri che impartiscono ordini ai secondini nell’esatta maniera di come questi direttori lo fanno con gli insegnanti anch’essi vittime di una scolarizzazione autoritaria complici dello stato nell’affermarsi della nuova fascistizzazione in corso rivolta alla formazione di nuovi schiavi perpetuando una società di servi e padroni. scuola

La frutta disse: siamo alla Cgil!

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Il primo maggio si sono svolte due manifestazioni a Carrara una colorata popolare ed anarchica ed una istituzionale, ove, gli incroci e le relazioni tra gli organizzatori -Cgil in testa- sono piuttosto inquietanti.

Vorremmo come USI enti locali svelare i comportamenti di chi si definisce dalla parte di lavoratrici e lavoratori.

Le risposte stanno, come vedremo, concretamente all’interno della la realtà dei fatti.

La nostra dimostrazione reale comincia svelando come i sedicenti sindacalisti non abbiano nessun problema ad organizzare manifestazioni del 1° Maggio con padroni di cava quali il Re delle cave Michelangelo Barattini, mentre in un recente passato presenziavano assieme ai repubblicani al primo maggio degli Animosi.

Ricordiamo che un informativa dell’antimafia, stima in 180 milioni il nero prodotto in 5 anni da questa cava!

Sappiamo, inoltre, che oggi la logica ricattatoria dei padroni di cava si è fatta pressante nei confronti dei cavatori, usando il pretesto del piano paesaggistico per prospettare funesti presagi di licenziamento.
Se questo aspetto non bastasse a far comprendere l’involuzione della Cgil argomentiamo ulteriormente.

La Cgil e lo Spi-Cgil (congiuntamente) hanno contattato come relatore alla propria tavola rotonda di Venerdì 8 Maggio prossimo, niente popo di meno che il Direttore della CASA DI RIPOSO COMUNALE Regina Elena Ermanno Biselli (ex sacerdote, con mandato scaduto dal 1 gennaio 2015) e pienamente nell’occhio del ciclone per una serie di “permformance” discutibili, da ultima quella di dichiarare alla stampa di avere un accordo (con chi?) di una prorogatio fino a fine 2015 come direttore del Struttura.

Vogliamo ricordare che la Cgil (coerentemente, in continuità con il suo modus operandi) nei mesi scorsi ha difeso a spada tratta il Biselli nonostante gli spropositati costi a carico della comunità Carrarese, in altre parole, 117.000 euro annui per un part-time, essendo impegnato a dirigere anche alla casa di riposo Ascoli di Massa.

La difesa della Cgil verso l’ex Don, si è espressa pubblicamente anche quando quest’ultimo, con un atto gravemente iillegittimo, scavalcando barbaramente la democrazia, aumentò in maniera immorale le rette alle persone anziane del regina Elena (per il centro Alzheimer l’aumento toccò il 100%!).

Domanda: ma non è la Cgil che continua a rivendicare legalità e Democrazia?

Questo fatto illegale e immorale avrebbe, se andato in porto, causato un doloroso esodo per gli ammalati d’Alzheimer e un, ovvio, calo dell’occupazione con conseguente taglio del personale di cooperativa.

Ricordiamo pure che nel febbraio scorso sulle pagine della Nazione Cgil, Cisl e Uil dichiararono all’unisono che Il sindacato USI enti locali (cioè coloro che denunciarono l’aumento illegale delle rette) non rappresentava nessuno e che delle rette -loro- non volevano parlarne! Incredibile!

Il silenzio assordante della Cgil si è poi esplicitato ed ancor più amplificato quando il Biselli (art. tirreno 26 febbraio u.s) non si fa premura di definire imboscati e ladri (prima del suo avvento) operatrici e operatori del Regina Elena, fatto vergognoso a cui i confederali non hanno replicato duramente, come avrebbero dovuto a fronte di attacchi del genere, probabilmente un tacito assenso.

Concludendo: crediamo che la popolazione abbia capito da che parte stanno i cosidetti difensori di lavoratrici e lavoratori, per cui USI enti locali Carrara prende le distanze da chi difende padroni di cava miliardari e dirigenti ultrapagati per un part-time.

Prende le distanze da chi non difende le operatrici del regina Elena accusate e lese nella dignità, operatrici che per pochi euro e in poche unità accudiscono con sacrificio e affetti i nostri anziani, rendendo il regina Elena un esempio da seguire.

Per Usi enti locali
Gianni Marchi

E A PROPOSITO DEL VOTO…

…< il voto, lo prova l'esperienza ed il ragionamento, dato in mano ad un popolo affamato ed ignorante, non e' che uno strumento di piu' in mano delle classi dominanti, che serve mirabilmente a garantirle contro la rivolta, il cambiamento, facendo credere al servo ch'egli e' il padrone >…
E. Malatesta

Da alcuni giorni ho notato ( succede sempre nel periodo di maggio-giugno, sara’ la primavera !) che sempre piu’ spesso mi viene posta la domanda delle domande, la domanda con la D maiuscola. Una domanda talmente inflazionata nella storia contemporanea che, come anarchico, a volte fatico a rispondere e non perche’ non sono in grado, ma semplicemente perche’ mi sto stufando.
Capita ogni tanto che anche noi (anarchici) rimaniamo stupiti e perplessi nel constatare che dopo 70 anni, ancora, la DOMANDA non venga recepita. A questo punto mi viene un dubbio, o come libertari non sappiamo essere chiari, oppure lo siamo ma continuamente boicottati dal sistema e dall’informazione non arriviamo alle coscienze della gente. Consiglio ai piu’ pazienti la necessita’ di continuare a rispondere, e sempre il piu’ possibile in modo comprensibile, evitando voli pindarici che non portano a niente se non alla difficolta’ di essere ascoltati.
Come diceva Luigi Fabbri .
“Eserciti” di pensatori, liberi da ogni vincolo coercitivo indottrinato, hanno esposto in maniera diversa ma sempre convergente la risposta. E quale sara’ mai questa domanda posta innumerevoli volte ? quale sara’ mai questa fantomatica e misteriosa domanda che ciclicamente riaffiora nel corso dei tempi ?
Semplice, la domanda in questione e’: PERCHE’ NON VOTI ??
Ecco perche’, ancora oggi, e’ piu’ che mai attuale questo semplice e breve capoverso di Malatesta sopracitato, che spiega in maniera drammaticamente chiara il motivo per cui e’ palesemente ovvio non presentarsi alle urne senza cadere in contraddizione con la classica e meravigliosamente banale binarieta’ VOTARE = CAMBIARE.
Scritta nel 1884 all’eta’ di trent’anni ha compiuto con disinvoltura la veneranda eta’ di 130 anni ma rileggendola con attenzione sembra scritta domani !.
Nel 1890 Malatesta aggiunge : …< Il voto viene concesso quando i governi sono persuasi della sua innocuita', o quando, di fronte alla attitudine minacciosa del popolo, lo considerano un mezzo opportuno per sviarlo ed addormentarlo, caso in cui sarebbe, da tutti i punti di vista, una sciocchezza il contentarsene. Concessolo, sanno giocarlo e dominarlo, e, se per caso si mostrasse indocile, possono sempre sopprimerlo. > e ancora < Affidare ai deputati il patrocinio della volonta' popolare serve solo per fornire al governo il mezzo di eluderla e per fregare il popolo con vane speranze >…
Certo si potrebbe obbiettare: Ma e’ possibile che le risposte abbiano sempre un secolo ? Ecco allora che viene in aiuto un’analisi estrapolata da un documento decisamente piu’ recente che fa comprendere come il problema della delega non sia obsoleto ma anzi sempre attualissimo.
< Il voto e con esso i principali strumenti di controllo sociale, sono sottoprodotti di una societa' in cui il potere e' a un tempo, politico/economico, in cui si puo' essere solo produttori e consumatori, in cui la liberta' di scegliere e regolarsi da se si riduce, in maniera sostanziale, alla delega elettorale. E gli eletti, di qualunque colore e programma si presentino, in quanto detentori di un potere che dipende strettamente da alteri poteri, non potranno mai fare gli interessi di chi dal potere e' escluso. E non e' una disfunzione e nemmeno una deriva verso il totalitarismo ma e' l'essenza della democrazia. La scelta di dove porre la crocetta sulla scheda, quando e solo quando si e' chiamati a farlo, si sostituisce alla possibilita' di pensiero e di autodeterminazione. E attenzione anche a quando si parla di democrazia partecipativa, qui' il fraintendimento e' duplice. La democrazia partecipativa e' democrazia a tutti gli effetti, e come tale,ha bisogno di esclusi, fossero anche i non cittadini, (migranti, senza fissa dimora, minori) individui sacrificabili sull'altare dell'interesse generale. In alcuni casi, il potere si fa meno visibile (ma non per questo meno spietato) concedendo ai cittadini, che così si credono partecipi, di esprimere opinioni, peraltro con valenza consultiva; sulla gestione della “cosa pubblica”. Naturalmente i suddetti ambiti potranno riguardare aspetti secondari, come la gestione di uno specifico territtorio in termini di investimenti e progetti, ma mai le grandi questioni sociali.>.
Tratto dalla relazione alla serata assemblea pubblica 12-12-2010.
Anche in questi casi ovviamente l’ultima parola spetta sempre e inderogabilmente al sistema paese. Naturalmente l’intendimento del potere con le sue strutture totali impone un sistema di controllo , di repressione, di annientamento psicofisico per distruggere chi si oppone In particolare tutti quegli individui piu’ esposti perche’ piu’ deboli, piu’ poveri, piu’ sfruttati, piu’ manipolabili o ricattabili, quelli che in gergo politichese vengono chiamati gli elettori-pedina. Individui che senza riflettere urlano il proprio dissenso e che, manovrati anche e soprattutto dal voto, vengono usati da destra e da sinistra per i propri tornaconti personali, tornaconti finalizzati al personale arricchimento dei pochi su tutti gli altri.
Tornaconti travestiti e mimetizzati da leggi e articoli che spingono il comune cittadino a sentirsi libero con le catene ai piedi. I politici, consapevoli che la storiella del bastone e della carota non e’ nota a tutti, abusano del proprio potere in modo squallido e scellerato, e pensare che la soluzione l’aveva gia’ data Schiller piu’ di due secoli fa < Davanti allo schiavo che spezza la sua catena, davanti all'uomo libero, non temere ! >.
Siamo ormai consapevoli di come le grandi scelte “spaventosamente antidemocratiche” avvengono in seno alle elezioni. Scalate bancarie, fallimenti assicurativi, crack finanziari,deportazioni di migranti, avvengono con drammatica puntualita’ all’alba di elezioni sia politiche che amministrative il tutto condito dalla massificazione mediatica ogni giorno puntuale dai tempi di Pasolini.
Stiamo ormai vivendo in uno “splendido paese globale e competitivo” (marcegaglia) dove risulta complicato se non addirittura incomprensibile spiegare le ragioni del nonvoto. Un mondo dove la mercificazione della donna e’ solo pari alla disumanita’ della stessa, dove la tortura fisica e psicologica nei confronti dei piu’ deboli siano essi umani, siano essi non umani e’ utilizzata in modo sistematico e industriale. Un mondo talmente vigliacco dove rielaborare nuove strade costa fatica e tempo.
Come libertario sono convinto che tutto questo schifo-sistema possa cambiare, anzi debba essere cambiato, e invito tutti ad assaporare la quotidianità con autodeterminazione e partecipazione, sia in ambito sociale che in ambito lavorativo. Credo altresì riscoprire il piacere del “dare” senza aspettarsi nulla in cambio ma scovando l’umanità perduta come unico veicolo di solidarietà e fratellanza. Certo che la partecipazione debba essere collettiva e autogestionaria in funzione di un mutuo appoggio allargato a tutti gli ambiti della quotidianita’, ribadisco con fermezza che non è con la delega che si risolvono gli eterni problemi esistenziali ma viceversa con l’amore e il sacrificio, con l’aiuto reciproco mediante il rapporto paritario tra gli esseri umani, solo cosi si potra’ elaborare e creare un mondo migliore, libero dal dominio dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sugli animali. Il voto frena anzi blocca questo tipo di visione e imprigiona i nostri piu’ puri sentimenti di amore e liberta’ nei confronti di tutti gli esseri viventi.
Chiudo con una frase di Bakunin, una frase divenuta in seguito immortale,una frase che dovrebbe essere scritta su tutti i palazzi del potere e su tutte le strade del mondo :
< Votare significa eleggere i propri Carnefici >
Io non solo la condivido, ma la recito tutte le sere prima di coricarmi !!

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C’era una volta una bella cosa,si chiamava libertà.

C’era un territorio libero e gratuito, cioè di tutti, si chiamava Terra.
Ma se io, usando l’inganno e la forza brutale, prendo un territorio, ci pianto sopra una bandiera e lo chiamo col mio nome, insegno ai bambini a pensare al mio territorio come fosse il loro esclusivo (solo perché ci sono nati sopra), e nel frattempo impongo a chi mi zappa la terra di pagare delle tasse, e convinco sempre i bambini che la legge è cosa buona e giusta, così come le tasse sui diritti naturali, impedendo con qualsiasi mezzo, anche con la galera o le armi, che nessuno fuoriesca dal mio sistema che mi frutta molto danaro… non è una violenza? E perché mai viene considerata violenza quella di chi si difende con forza dalla mia violenza? Risposta. Perché io ai bambini ho insegnato ad amare il sistema, la bandiera, le tasse, la mia legge, l’autorità, i miei soldati che mi proteggono… ho insegnato loro a dividersi in fazioni, e a percepirmi come una divinità salvatrice, perciò mi si difende ovunque! Ora per tutti la mia non è violenza, ma diritto e giustizia. Ho creato popoli e persone che per me si ammazzano a vicenda, che mi riproducono in ogni piccolo luogo, e che aggrediscono ferocemente chi sovverte l’ordine che io ho imposto, mandano in galera chi fa disobbedienza civile, chi non paga le tasse, chi mi tira le pietre. Così il vero violento è diventato quello che si difende dalla mia violenza. Salve, sono lo stato, e me la rido da 5000 anni.

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Non esiste peggior schiavo di chi difende il padrone.

Dopo i fatti di Milano del primo maggio nella manifestazione no- expo mi sento di dover anch’io dire la mia al riguardo. Leggendo in giro tra i vari sproloqui di opinionisti, polituncoli sempre a caccia di voti e qualunquisti del web mi chiedo come sia possibile che faccia più notizia un ragazzo intervistato che parla di spaccare tutto senza entrare nei meriti di quello che è successo venerdì perchè prima cosa è ancora presto per trarre delle conclusioni e in ogni modo le varie analisi ognuno le farà nelle sedi opportune e dico questo perché in piazza non c’era un movimento no-expo ma decine e decine di realtà diverse,quindi rimando il tutto a riflessioni ed eventuali conclusioni alle varie sedi di gruppo. Ciò che mi fa specie è appunto il vedere che si da più importanza a fatti stupidi come ritengo uno stupido il sopracitato non per quello che ha detto perché se andiamo a vedere qualcosa di vero lo ha poi anche detto,ma per il fatto che si sia lasciato intervistare con tanta disinvoltura. Con un intero sistema che ci sta uccidendo e sembra che non importi niente a nessuno,tutte le realtà presenti erano li per dissentire ad un qualcosa di aberrante percepito invece dai più come la normalità pur ben sapendo tutto quello che c’è dietro la expo ma non erano li a manifestare solamente contro alla expo, ma contro un intero sistema che affama sfrutta e uccide impiccando le persone. Le reazioni sono state preoccupanti,tutte queste persone sono state crminalizzate sia dai mass-media che dai perbenisti che si sono schierati immediatamente dalla parte delle istituzioni e dello stato,tutti dalla parte di quei gruppi di cittadini che si sono ritrovati a riparare i danni elogiando le istituzioni,rendiamoci conto,quelle stesse istituzioni le quali secondo la loro democrazia dovrebbero riparare ai danni,campa cavallo si dice in questi casi,dovrebbero incazzarsi contro le istituzioni non con chi ha sfilato manifestando contro chi ci sta uccidendo,questo è il paradosso,per fare un esempio pratico,li paragono a quelle persone che hanno subito la sindrome di Stoccolma,dove il carcerato finisce col sostenere le cause del suo carceriere perché è questo alla fine che sta succedendo. Da una parte ci si indigna con chi si oppone alla violenza del capitalismo,dall’altra invece non si vuole vedere la vera violenza,la violenza dello stato il quale scaglia le forze di polizia su giovani,persone di mezza età e anziani senza escusioni di colpi,quei colpi sferrati dalla violenza della democrazia a tutela dello stesso capitale ma di questo non se ne parla,ci si tappa gli occhi. Sveglia non fatevi distrarre da quello che vogliono farvi vedere,i veri violenti sono loro,soltanto loro. Non esiste peggior schiavo di chi difende il padrone.

Un uomo è libero nel momento in cui desidera esserlo (Voltaire)

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Primo maggio anarchico NO-EXPO a Milano.

L’altro giorno mentre ero in treno e i vagoni percorrevano la strada ferrata nella mia mente fischiava e correva un pensiero che mi ha lasciato nel dubbio. Mentre la locomotiva percorreva il suo tragitto mi guardavo intorno dal finestrino e nel vedere il paesaggio mi sono chiesto quanti terreni e quante abitazioni siano state espropriate per permettere a me di passare di li,chissà quante lotte ci sono state negli anni passati e quanti movimenti si saranno opposti all’esproprio dei territori ritenendo quell’opera inutile. Con questo non signifca affatto che magari tra 20 anni dovremmo essere tutti contenti se dovessero costruire la tav perchè quello è un caso evidente di abuso e di riciclaggio dei soldi delle mafie esistendo già una linea che collega Torino a Lione. Il senso del mio discorso è di come il capitalismo ti crei la necessità della quale col tempo non riesci a farne a meno,in questo caso ad esempio la necessità dei collegamenti strettamente legati al lavoro pendolare,e si cari miei,sempre il lavoro,ti si offre la comodità per poter raggiungere il tuo posto di schiavo,il tutto sempre finalizzato allo stesso sviluppo e all’incremento del capitalismo il quale con i suoi tentacoli si espande sempre più,trasformando l’apparente comodità in esigenza. Ho provato a fare lo stesso tipo di ragionamento con la expo,ho percorso 4 volte il tratto Rho – Rho fiera e ho visto seppure in movimento la vastità di quella costruzione edificata su terreni precedentemente agricoli e mi sono posto questa domanda,quante persone che erano presenti per dissentire alla expo tra 20 anni saranno ancora della stessa idea,ho provato a ragionare in la nel tempo ma ho paura anche a cercare una risposta. C’è stato un bellissimo ed enorme corteo a Milano contro la expo,si parla di oltre 30.000 persone e ci sono stati degli scontri con le forze dell’ordine per la rottura di alcune vetrine di banche e uffici finanziari,ma non solo,si sono viste macchine incendiate, scooter distrutti e incendi sparsi sul percorso del corteo ma nonostante tutto questo il corteo è stato portato regolarmente portato a termine dai manifestanti. Non è certo la manifestazione di un giorno a cambiare le cose e con quei gesti adesso tutte quelle realtà presenti ieri sono state tutte accorpate sia dai media che dagli organi di potere e di stato,i quali adesso parlano di movimento no-expo,e come al solito la repressione si farà ancora più pesante come se il paese non fosse già militarizzato abbastanza dalla Val Susa per la tav,alla Sicilia per il muos. Non giudico e non critico nessuno,lungi da me il farlo,le analisi ognuno le farà eventualmente nelle sedi opportune e potrà trarne le sue conclusioni, ma bisogna fare molta attenzione in simili circostanze perchè si rischia di buttare alle ortiche iniziative alle quali migliaia di persone hanno investito per quel giorno il loro tempo e i loro soldi unitamente ai loro ideali. Penso che la prima vetrina che si debba infrangere sia la nostra vetrina interiore dovremmo limitare quelle che spesso potrebbero rivelarsi solo delle esaltazioni dell’ego, è da noi stessi che deve partire la lotta al capitalismo iniziando con il rinunciare alle cose frivole delle quali possiamo benissimo fare a meno perchè al punto in cui siamo a mio modo di vedere è davvero difficile anche il solo poter pensare ad una rivoluzione se non esclusivamente culturale.Al momento però un grosso dubbio è l’unica certezza che ho e che mi resta.

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