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Scusi prof posso andare in bagno?

Studenti maggiorenni che guidano già la macchina, li vedi in classe che alzano ancora la mano per chiedere il permesso per andare a pisciare. Educazione? Dipende da cosa si intende per educazione, nella nostra società educazione è sostanzialmente e praticamente servilismo inculcato, acquiescenza all’autorità mascherata da gentilezza dovuta. Dunque sì, è educazione, addestramento, dressage. Ma in famiglia nessuno alza la mano e chiede il permesso per andare a pisciare. Ma questo gravissimo errore di educazione (sacrilegio!!!) è stato ben risolto con una sostituzione mirabilissima di figure carismatiche: soprattutto dopo l’introduzione del divorzio, che ha finalmente aperto la famiglia alla società (ma anche su questo c’è da discutere), i genitori, soprattutto i capi famiglia, sono stati sostituiti dai governanti, dalle autorità in genere, divenute figure genitoriali, a cui non si può mentire, a cui si deve obbedire, a cui si deve chiedere il permesso, e del cui bastone pare non si possa fare a meno. ‘Il popolo è minorenne’, diceva Volonté in un suo personaggio sbirresco. E’ vero, purtroppo, ma non perché sia così di natura, ma perché è l’educazione che rende tale un popolo, cioè governabile, ma anche molto presuntuoso, autoritario come la cultura che ha ricevuto obbligatoriamente. I duci e i culti della persona nascono in questo modo, e questa idolatria è il movente popolare per ogni guerra. Un’autorità riconosciuta come tale non può essere criticata da un popolo addestrato, guai a chi critica l’idolo, perché sarà preda della difesa feroce da parte dello stesso popolo minorenne. Perché l’autorità di forza propria non ne ha, se la fa dare dal popolo! Poco importa se l’autorità dice banalità inenarrabili, se ha palesemente torto, i devoti minorenni ossequiosi devono difendere la sua figura ad ogni costo. Così ad esempio un Gino Strada non può essere criticato per quel che dice in un preciso suo intervento, no! per i devoti minorenni ossequiosi Strada ha sempre ragione, a prescindere, comunque. Poco importa se la critica mossa a Strada non riguarda affatto il suo mestiere, i devoti credono che la critica sia invece proprio un attacco al suo mestiere, e sono disposti a cercare qualsiasi tipo di scusa pur di difendere l’indifendibile, l’autorità, la loro stessa acquiescenza. Il fascismo, con lo stato, è sempre! E’ questa cultura, dove vengono difesi i vari Mussolini dicendo ‘ma ha pur fatto cose buone’. Il servo è questo genere di devoto, cieco e morto dentro, che ormai non sa neppure lontanamente immaginarsi una vita senza culi da leccare!

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Ma Gino Strada c’è o ci fa?

Caro Gino Strada, ci sei o ci fai? Ho letto il tuo intervento circa la necessità di abolire la guerra. Intanto vorrei mettere in alto un punto fisso e molto chiaro, anche se questo punto viene costantemente censurato, e si può ben capire perché: la guerra tra gli esseri umani NON E’ SEMPRE ESISTITA. Se tu, Gino, questo non lo sai, informati (non certo in tv o a scuola, però), e non contribuire ad alimentare la disinformazione di stato. E poi, diciamolo, quando tu dici che per risolvere il problema della guerra (il problema secondo te sono le morti di civili, mentre sembra che della morte dei militari non te ne importi un fico secco) bisogna abolire la guerra, ebbene, io questa dichiarazione me l’aspetto piuttosto da un bambino di sei anni.
– Carletto, sai che la guerra fa tanti morti?
– Sì papà.
– E cosa possiamo fare?
– Aboliamo la guerra, papà.

Come si fa a non capire che la guerra è un prodotto, un risultato, il tragico effetto di una causa? E come si fa a non capire che, se non elimini la causa del problema, gli effetti continueranno a manifestarsi? E qual è la causa? Lo hanno detto in moltissimi, sai Gino? Aaahhhh… e allora è questo il punto che NON SI VUOL MAI METTERE IN DISCUSSIONE: LO STATO COME CAUSA DEI MALI!!!!! Fa male, vero? Il totem autoritario non si tocca, vero? Caro Gino, eppure lo dici anche tu nel tuo discorso: ‘Confrontandoci quotidianamente con questa terribile realtà, abbiamo concepito l’idea di una comunità in cui i rapporti umani fossero fondati sulla solidarietà e il rispetto reciproco’. Ma caro Gino, questo è l’esatto opposto dello stato, è anarchia! Lo sapevi? Se non lo sapevi, se non sai cos’è l’anarchia, informati.

Eppure nel tuo discorso parli anche bene dell’utopia, peccato che la usi in maniera sbagliata, indirizzandola in ciò che davvero non si realizzerà mai, come storia millenaria insegna: ottenere la pace attraverso lo stato! Ma forse tu lo sai cos’è l’anarchia (il che ti rende più colpevole), solo che, come la massa, anche tu hai paura della libertà, hai bisogno di padroni anche tu, non credi che ci si possa autogovernare, e infatti non fai altro che citare leggi, proclami di stato, passi della costituzione, come se tu, quando operi in ospedale, lo fai solo perché la costituzione dice che la salute è un diritto e non perché è una ovvietà, una inclinazione umana fondata sulla morale naturale. Curare non è neanche un dovere autocoercitivo, caro Gino, come fai intendere tu (curare i feriti lo si deve fare), ma è un atto spontaneo di spontanea umanità ed empatia, se esistono ancora l’umanità e l’empatia.

Se la guerra è un problema, guardiamone la causa! e la causa è il sistema, è quello in cui anche tu credi, caro Gino, purtroppo. Ci sei o ci fai, Gino? Possibile che tu non abbia letto mai in vita tua Galtung e la sua teoria della Pace o il triangolo della violenza? Possibile che tutta la tua maturità si debba sintetizzare nell’affermazione di un bambino di sei anni? Forse è possibile, sì, forse ad essere buoni dovrei pensare che sei soltanto un ingenuo, un ignorante, e non un complice del sistema, l’ennesimo complice, uno dei tanti assoldati che ‘predicano bene’ per non far vedere alla massa la luna, ma solo il dito che la indica.

Gino, non vuoi vedere più civili uccisi o ingiustizie varie? Elimina lo stato anzitutto dalla tua coscienza, elimina la causa del problema, e poi fai un bel discorso pubblico in questo senso, non fare come i tuoi colleghi medici che pensano di guarire le persone eliminando solo i sintomi. Tu, Gino, paragoni la guerra al cancro. Per me il cancro è chi prepara le masse alla guerra. Ma, ci sto, facciamo che il cancro sia la guerra, come dici tu. Ebbene, caro dottore, lei dovrebbe insegnarmi che anche il cancro ha le sue cause! Perché non colpire quelle?

Cloud’s Walden

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Il gelo della comprensione

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Camminando in direzione del valico dalla roccia nera, mi concentro sui miei passi. Il rumore di foglie gelate da allo spazio circostante un rumore secco, disidratato. Il vento e’ ormai cessato da alcuni giorni e il passaggio tra le rocce e’ immerso nella nebbia del mattino. Le scarpe tradite dal tempo sembra non vogliano più scaldare, i lacci logori abbandonano la loro stretta sfiniti dai molteplici nodi a cui sono stati costretti nel caldo di giugno, compagni di strada in salite ormai sfibrate dal gelo di gennaio. Mi fermo, raccolgo ancora un pò di respiro e mi infilo nell’ultimo tratto stretto, spigoloso, sentiero dimenticato dal sole e utilizzato dal camoscio. La vista e’ preclusa al mio incedere pesante, incerto, poi nel momento esatto in cui stringo la roccia a punta per scavalcare scorgo tra la foschia un’ombra alla mia destra,rapida, silenziosa, effimera. la nebbia si alza con un leggero vortice quasi ad aprire le braccia per lasciar passare la natura stessa, e’ un attimo. Passano alcuni minuti e sento in lontananza un’ululato strappato al gelo dei miei pensieri, il linguaggio perfetto di colui che e’ stato massacrato per secoli. Mi siedo, chiudo gli occhi, ascolto, due, tre minuti e ancora si eleva un’altro urlo alla montagna, alla sua solitudine, alla ricerca della vita. Penso a lui, alla fatica della sopravvivenza, alla forza dei suoi muscoli, alla dignità del suo incedere e io, piccolo uomo in balia degli eventi. Cammino ancora per alcune ore e poi torno verso casa, per un attimo mi sembra di sentire qualcosa, un grido di libertà, ma e’ solo un palpito. Chissà forse era un cane, un libero solitario che correva di fianco a me accompagnandomi, facendomi coraggio o forse e’ stato solo un sogno. Attraverso l’ultimo tratto di bosco, la discesa e’ ripida, costante, scivolosa, ancora pochi passi e intravedo la piccola strada, mi chino ad allacciarmi le scarpe e il mio sguardo si posa su alcune impronte, affusolate, profonde, nascoste. Ormai, mi dico nel profondo del mio cuore, non c’e’ più dubbio, il lampo mi attraversa la mente, so finalmente cosa dire a chi incontrerò: stamattina ho visto il mio cane ! e’ lui che avete scambiato per un lupo, non vi preoccupate queste montagne non hanno il feroce predatore che volete annientare, era solo il mio cane, potete smettere di braccarlo…
Olmo

E ora Gorizia la cantano in centinaia

“CARRARA Aveva interrotto la cerimonia delle forze armate il 4 novembre scorso cantando “O Gorizia, tu sei maledetta”, la canzone pacifista più nota, più bella, più vera, ma anche la più contestata, sulla prima guerra mondiale. Ma non l’aveva finita, la canzone. E allora lei, Soledad Nicolazzi, tornerà in piazza per farlo. E non sarà da sola: ci saranno centinaia di persone, sparpagliate nelle varie piazze del centro storico di Carrara, che canteranno, tutte insieme, Gorizia e anche altri canti popolari, tutti contro la guerra, in una grande cantata generale per la pace, per la cultura, per la storia. E contemporaneamente anche a Trieste scenderanno in piazza per cantare quella canzone che si dice sia costata la vita ai soldati che osavano cantarla durante la Grande guerra. Succederà nel pomeriggio del 12 dicembre durante l’evento “Cantiamogliele!”, organizzato dall’Archivio Germinal in collaborazione con il coro “Inni e canti di lotta” della scuola popolare di musica del Testaccio di Roma. E quel giorno arriveranno a Carrara musicisti, cantanti, suonatori da tutta Italia. Ci saranno: Voci di mezzo di Milano, Giovanna Marini e il coro Inni e canti di lotta, il coro Garibaldi d’assalto di Livorno, i cori di Pisa, i Suonatori terra terra, De Soda Sisters, Marco Rovelli, la Lega di Cultura di Piadena, Anna Barile da L’Aquila, Massimo Ferrante e tanti altri. Si divideranno nelle piazze della città Gramsci, delle Erbe, Matteotti e Alberica): e vai di fisarmoniche, chitarre e parole, per un’ora, canteranno insieme cori popolari e politici. Il messaggio è chiaro: «Crediamo che sia sbagliato celebrare ancora la vittoria italiana nella prima guerra mondiale – fanno sapere dall’Archivio – inutile carneficina, e che non ci sia niente da festeggiare. E che proprio oggi, quando sembra si stia nuovamente soffiando sul fuoco della guerra, sia importante insegnare ai ragazzi valori diversi dal sacrificio della vita per la vittoria». E a Carrara assume un significato ancora più grande, perché questa città ha un bagaglio storico gigante, testimoniato da quella scritta che sembra immortale sul palazzo del Politeama: Fai, Federazione anarchica italiana. «Nonostante – continuano – la nostra amministrazione tenti in tutti i modi di tagliare i ponti con il passato. La biblioteca che fino a pochi anni fa aveva sede proprio nei locali adiacenti al Politeama è dislocata per volontà dell’amministrazione a Torano, in una sede difficile da raggiungere e inadeguata a conservare, consultare e catalogare le migliaia di volumi che ospita. Tutto questo fa parte, a nostro parere, di una sorta di distruzione della cultura”. E Carrara allora se la riprende, la cultura, a colpi di canti e poesia, per raccontare la storia e dire che «per ogni cuore che sente coscienza dolorosa ci fu la partenza e il ritorno per molti non fu», dice Gorizia.”

Di: Melania Carnevali

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Ecologia ovvero la nuova religione

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E’ ormai assodato che sempre piu’ spesso si utilizzano i termini ecologia e ambiente con la stessa disarmante facilità del commentare idioti programmi serali. Ormai l’allarme ecologico e’ la nuova scoperta del nostro tempo, se ne ride la domenica in gita e se ne assume un’aria preoccupata il lunedi. Nonostante sia evidente come i paladini dell’ecologismo siano in realtà tra i responsabili della catastrofe, insistentemente continuiamo a credere che siano i soli ad avere argomenti interessanti. Troppo spesso veniamo intrattenuti dal clamore mediatico di disastri immensi, ma finche’ non ci riguardano direttamente, non ci toccano, li dimentichiamo rapidamente, questa e’ la vera catastrofe. Qualcuno ha detto che non esiste una catastrofe ambientale , esiste quella catastrofe che e’ l’ambiente. La situazione e’ paradossale coloro che hanno incenerito il nostro habitat adesso vorrebbero far lavorare noi alla sua ricostruzione, non solo, ci vogliono pure guadagnare sopra. L’orgasmo che assale giornalisti e disinformatori vari ad ogni esondazione, surriscaldamento del globo, affondamento di petroliere, aridità del suolo permanente dato da nuove dighe mastodontiche, esplosioni di centrali, nasconde il sorriso complice e feroce del nuovo capitalismo verde. La nuova frontiera, la soluzione ai nostri problemi, la salvaguardia del pianeta, l’aria che respiriamo, la tutela di specie in via di estinzione, la deforestazione hanno, secondo molti, un solo difensore, un mostro insensibile alla terra mimetizzato di verde. Ad ogni inferno ambientale corrisponde una soluzione industriale, vigliacchi che continuano a marciare per renderci conformi allo stato di emergenza ecologico permanente, creato e quotidianamente promosso da loro. Spazzano la vita di oceani, intere foreste vergini, milioni di animali e credono di renderci docili con la raccolta differenziata? bruciano tutto quello che toccano, desertificano con lo squallore dei loro gesti e hanno la presunzione di indurci al silenzio con l’energia eolica ? massacrano il nostro ormai già vacillante futuro e hanno l’arroganza, la convinzione di comprarci con il carburante pulito, con soluzioni che non sono altro che ricette per il disastro. La vostra economia ecologica, la vostra nuova morale del capitale colorato non ci interessa. le vostre certificazioni ambientali non sono rimedi ma stupide scappatoie per arricchirvi ulteriormente a discapito di innocenti. Il vostro benessere si nutre della sofferenza di altri. Questo meraviglioso pianeta un giorno collasserà, spinto a forza da esseri insensibili e criminali ma non temete, l’ultimo grido che emetterà sarà talmente forte, profondo, incalcolabile che travolgera’ anche loro, spazzandoli via con la furia della tempesta, trascinandoli a fondo con la potenza del fiume in piena…

Olmo

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