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Lo stato non è la soluzione dei problemi,è la causa.

Ma chi è che vorrebbe il disordine sociale? Gli anarchici? Così come dicono tendenziosamente i dizionari col marchio Siae? Ma riflettiamo! A che pro’? A chi giova davvero il disordine, il crimine, la violenza, cioè le cose orribili a cui assistiamo quotidianamente con lo stato, se non proprio allo stato, per farsi passare come deus ex machina? Senza poi parlare del fatto che lo stato stesso, in se stesso, è violenza! E’ esercizio della violenza espressa al suo massimo immaginato, e anche oltre ciò che una mente sana possa immaginare. Può mai esistere un male più atroce della guerra tra nazioni dove vengono ammazzati milioni di persone, bambini compresi, spesso pure usati come soldati? La guerra è legale, è roba di stato, è lo stato, al di là delle sue ‘belle parole’ stampate! Può mai esistere qualcosa di più abominevole dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo? E lo sfruttamento di ogni altra cosa che vive e che non vive? Ma come si può immaginare che l’anarchia sia il corrispettivo di disordine se viviamo quotidianamente con l’esempio più eclatante di disordine e violenza inaudita dovuta a una struttura sociale fondata sulla coercizione e un ordinamento giudiziario punitivo-ricattatorio? Eppure c’è gente che crede ancora che lo stato sia la soluzione dei problemi, e non la vera causa, e che l’anarchia porti al disordine, e non invece alla libera associazione tra individui eguali nei diritti che obbediscono soltanto alla loro umana coscienza, non più viziata, finalmente, dalla cultura attuale competitiva e disumana. L’errore è dovuto anche al fatto che non esiste in questa società statuale una buona diffusione del pensiero anarchico, lo stato cassa i filosofi anarchici, ancorché eminentissimi, semmai accusa sempre l’anarchia di disordine, per cui la gente pensa davvero, ancora oggi, come nei tempi remoti, che lo stato sia un padre benevolo che risolve tutti i problemi, mentre invece li crea, o per meglio dire, che li fa creare ai suoi stessi sostenitori, ingenui e ignari nel migliore dei casi.

Cloud’s Walden

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Solo per la libertà son nato un giorno e son vissuto..

“Solo per la libertà
son nato un giorno e son vissuto ed ho lottato ed ho perduto.”

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Ieri è stato ucciso il quarantacinquesimo attivista (dall’inizio del 2015) per la liberazione amazzonica nell’alto Parà (brasile). Come tutti gli altri “sacrificato” in nome del progresso, un progresso che veste i panni di una società che divora alberi indiscriminatamente, per appropriarsi del legno o per lasciare spazio a miniere, dighe, coltivazioni estensive. Come per i suoi compagni che hanno subito la stessa sorte nei mesi scorsi rimarrà un omicidio impunito, schiacciato all’oblio per dare sfogo e strada a colossi internazionali del legname, dell’informatica, della farmaceutica. L’assassinio e’ una pratica utilizzata quando gli eserciti assoldati dalle multinazionali non riescono a fermare la protesta dei nativi; dopo vessazioni, intimidazioni, incendi, raid aerei con pesticidi che avvelenano campi e sorgenti, pestaggi a danno di donne, anziani e bambini non riuscendo a piegarli nella loro dignità di popolo allora colpiscono con estrema crudeltà gli uomini che lottano nelle foreste, gli attivisti più duri e indomabili, i padri, i compagni. Tutto questo nel completo silenzio della politica, informazione brasiliana. Un popolo incenerito per riempire gli scaffali dei grandi magazzini, degli outlet, dei supermercati europei ed americani. Chi sono i responsabili? coloro che devastano o coloro che acquistano la devastazione? chi sono i mostri? coloro che sparano nella schiena a donne inermi o coloro che sorridono dei propri privilegi? bastano dei chilometri di separazione per girarci dall’altra parte? basta un mare a dividerci? ieri e’ stato ucciso, massacrato, umiliato da morto un uomo per bene (nell’accezione vera del termine), un padre, un compagno, un ragazzo di venti anni, l’unica colpa quella di difendere le foreste dai sicari pagati dalle marche note, i cui volti di cartapesta, i sorrisi falsi delle loro merdose pubblicità troneggiano sui muri delle nostre vie. Solidarietà incondizionata senza compromessi ai popoli Guaranì, Kaiowa, ai Kayapó, complicità ai difensori degli ultimi polmoni della terra. Liberazione totale urlata con gli occhi bagnati dal dolore, con le mani sporche di responsabilità, con i piedi affondati nel loro sangue. Oggi le coglionate superficiali spacciate come informazioni si nascondono dalla vergogna…

Olmo

Tamburi di guerra. L’Italia si prepara per la Libia.

Pare proprio che quello che si stia preparando all’orizzonte sia un intervento di terra in una Libia nel caos. Non sarà quindi solo l’appoggio dato da parte del governo all’uso della base di Sigonella, da dove partiranno i droni americani, ma in realtà si tratterebbe di un piano che prevede anche l’invio di forze di terra.

Tramonta quindi l’idea del Governo Renzi di partecipare alle operazioni solo con l’appoggio di basi militari sul suolo italiano, mentre sorge la solita sudditanza a Washington. Sempre più incalzato dall’alleato americano e con la voglia di non essere messo all’angolo come nell’intervento militare anglo-francese di qualche anno fa, il “povero” Renzi sarà costretto stretto giro ad accettare.

Ad oggi la posizione assunta dal Governo era una partecipazione di terra solo se questa fosse stata richiesta da parte di un governo libico legittimamente riconosciuto a livello internazionale. Foglia di fico che cadrà ben presto vista la condizione di continua instabilità nelle istituzioni proprio del paese in questione.

Del resto come i principali quotidiani annunciano, il cosi detto piano B è nei fatti pronto a partire. Con l’Onu impantanato nell’ indecisione del parlamento di Tobruk, scaricare l’armata del generale Haftar sarebbe la prima cosa da fare. In questo modo l’impegno della coalizione occidentale si rivolgerebbe verso Tripoli.

L’intervento da parte dell’Italia dovrebbe prevedere l’invio fino a 5000 uomini, i quali sarebbero inizialmente destinati al controllo di siti d’ interesse strategico come: aeroporti, porti, oleodotti, terminal petroliferi. L’impegno dei militari si dislocherebbe nei pressi di Tripoli e nella sua provincia, in una parola la cosiddetta Tripolitania area di circa 350,000 km quadrati. Obiettivi che se dovessero cadere in mano al Califfato, lascerebbero inevitabilmente a bocca asciutta la coalizione targata Stati Uniti-Europa su quello che sono fonti di inevitabile interesse e appetito. Per quando riguarda invece gli inglesi e francesi, ai primi andrebbe la zona denominata Cirenaica mentre per i secondi il Fezzan.

Se fino ad oggi i droni partiti dalla base di Sigonella in Sicilia non erano armati ma solo con la missione di ricognizioni, con l’operazione congiunta tra Roma e Washington, saranno 11 i voli degli Hellfire autorizzati dalla prossima settimana, droni armati di tutto punto.

Hanno voglia il Ministro Gentiloni e il Premier Renzi a continuare a sostenere che: “Le autorizzazioni sono caso per caso – se si tratta di fare iniziative contro dei terroristi c’è uno stretto rapporto tra noi, gli americani e gli altri alleati. E di conseguenza siamo in piena sintonia con i nostri partner internazionali. La priorità è sempre e comunque quella di una risposta diplomatica. Poi se ci sono delle evidenze che ci sono dei potenziali attentatori che si stanno preparando, l’Italia fa la sua parte con tutti gli altri”.

Ora la scelta è solo quella del quando e del come sbarcare in Libia, con un Califfato sempre più determinato a conquistare Tripoli, l’Italia si troverà a far parte di una guerra bella e buona. Del resto Francia e Gran Bretagna si danno da fare già da qualche tempo e Renzi non vorrà certo stare a guardare, in quella che come al solito si delinea come una partita più alla conquista di un certo potere economico e geopolitico all’interno del situazione libica piuttosto che lotta vera e propria all’Isis.

Pare che aver atteso il precipitare della situazione con l’avanzata del Califfato sia stata una scelta piuttosto ragionata e difficilmente casuale, una sorta di attesa per avere un buon motivo per intervenire. Un piano tutt’altro che roseo per chi ne pagherà le spese maggiori, ossia il popolo libico.

Da: Infoautgue

Gli affetti non si affittano e non si comprano professor Veronesi !

Umberto Veronesi
Al professor Veronesi il quale afferma che l’utero in affitto sia una pratica nobile in quanto da la possibilità di poter nascere a bambin* che in altra maniera non avrebbero la possibilità di esistere mi sento di dover fare alcune osservazioni e sono queste.

Al professor Veronesi il quale afferma che l’utero in affitto sia una pratica nobile in quanto da la possibilità di poter nascere a bambin* che in altra maniera non avrebbero la possibilità di esistere mi sento di dover fare alcune osservazioni e sono queste. Professor Veronesi ha mai pensato che far nascere bambini con quella tecnica precluderebbe ad altri bambini che già sono al mondo ed esistono e/o magari hanno perso i genitori in un conflitto, oppure sono stati abbandonati in qualche orfanotrofio in attesa di avere qualcuno che li adotti e che dia loro l’amore che meritano, siano essi una coppia etero,una coppia gay lesbo o quant’altro? Professor Veronesi qualcuno le ha mai parlato delle migliaia di donne indiane (ma non solo) private di ogni diritto civile ridotte a incubatrici per embrioni occidentali su commissione di coppie etero e gay? Si tratta della maggioranza assoluta delle “maternità surrogate” odierne,di uno schiavismo a misura di capriccio borghese, oltre che ad essere omicidio preterintenzionale di tutti quei bambini che avrebbero potuto essere adottati altrimenti, se non fossero stati dell’etnia o del colore sbagliato.
Lei professor Veronesi mente sapendo benissimo di farlo consapevole dell’autorevolezza presso la massa che vede in lei il taumaturgo anticancro.Perché caro professore bisogna avere per forza un figlio “proprio”? Non trova che il suo voler sostituire l’etica con la scienza sia egoistico?Non trova che tutto questo sia indotto dalla società patriarcale?Se sei donna devi avere per forza un figlio tuo,se sei un uomo lo stesso, devi avere un figlio tuo senza valutare le diverse soluzioni. Si tratta di mercificazione,il capitalismo è arrivato anche a questo. Lei professor Veronesi fa un gioco sporco a vantaggio dello sfruttamento e del potere capitalista perché l’utero in affitto non è affatto un’esigenza vitale, soddisfa solo egoisticamente il desiderio di maternità e di paternità, è solo un capriccio dell’io individuale. Ci pensi professor Veronesi al cattivo messaggio che lei sta dando perché i figli non sono di chi li mette al mondo ma di chi li cresce.

LA POETESSA DELL’ANARCHIA

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……Adesso tutto il mio dovere era compiuto, ed io potevo partire.
L’improvvisa, tremenda esplosione dell’abisso occulto ed ignoto, arrovesciando quel lembo di terra, mi respingeva lontano, verso altri paesi ed altre genti; mi strappava da affetti umili e devoti;
mi toglieva da una scuola semplice e povera, riscaldata da piccole anime buone e sincere, per rigettarmi verso l’oscurità e il turbine della vita.
Così… come quando… piccola bimba un poco sdegnosa, dai grandi occhi sbarrati, resa orfana dalla cieca passione d’un uomo, io avevo lasciato la casa, la montagna, quella stessa contrada,
per raggiungere il collegio lontano, grigio d’affetti e senza memorie.
L’autocarro si mosse con frastuono.
– Buon viaggio, buona fortuna, maestra!
Tutte quelle braccia tese, e i miei alunni scalzi e laceri sul poggiolo, e il profilo delle montagne, e i paesi diroccati, e il cimitero, e la neve, e i ricordi… mi strinsero, con forte mano, la gola.
Giù, giù per la via che si snodava verso l’avvenire, l’autocarro avanzava a passo ed a fatica sotto una bufera di neve. Ed io in piedi, tra i feriti ed i fuggiaschi, mi distaccavo con pena da quel passato di purezza.
Maestrina, fragile maestrina, che ancora tutto non sai, e avanzi verso il mistero, è questo, solo questo il quadro della tua vita avvenire.
PER UNA GRANDE IDEA;
Di lotta in lotta, di prigione in prigione;
Discacciata dalla patria, attraverso le vie del mondo, senza mai la tua casa, il tuo nido di rifugio, senza mai un sicuro domani;
In piedi, dove ferisce l’ingiustizia e dove passa la sventura;
In piedi, come oggi, tra i feriti, i caduti e gli scampati d’una più feroce tragedia;
Verso una visione d’umanità e di giustizia;
Verso l’ostinato sogno di pace e d’amore;
Sotto le flagellanti burrasche della vita;
E sempre a bandiera spiegata.

Virgilia D’Andrea Torce nella notte

Il vero criminale è l’elettore! senza se e senza ma

< < Caro popolo, sei tu il criminale, dal momento che sei tu il sovrano. Sei tu, non c’è dubbio, il criminale incosciente e ingenuo. Tu voti, e non ti accorgi di essere vittima di te stesso. Non hai ancora avuto abbastanza prove che i deputati che promettono di difenderti sono bugiardi e incapaci, come tutti i governanti del mondo, presenti e passati? Tu lo sai e te ne lamenti! Tutti i governanti hanno lavorato, lavorano e lavoreranno esclusivamente per i loro interessi, per la loro casta e per le loro clientele. Dove è stato diversamente? Come potrebbe essere altrimenti? I governati sono dei subalterni, degli sfruttati, ne conosci forse qualcuno che non lo sia? Fino a quando non avrai compreso che spetta a te produrre e vivere a modo tuo, finché pazienterai per paura e continuerai a creare tu stesso capi e dirigenti, nella convinzione che le autorità sono necessarie, sappi bene che i tuoi delegati e i tuoi padroni vivranno del tuo lavoro e della tua stupidità. Tu ti lamenti di ogni cosa! Ma non sei forse tu stesso il responsabile delle mille piaghe che ti divorano? Ti lamenti della polizia, dell’esercito, della giustizia, delle caserme, delle prigioni, delle amministrazioni, delle leggi, dei ministri, del governo, dei grandi finanzieri, degli speculatori, dei funzionari, dei capi, dei preti, del padrone di casa, dello stipendio, della disoccupazione, del parlamento, delle tasse, dei gabellieri, dei redditieri, dell’alto costo delle cibarie e dell’affitto delle case e dei terreni, del lungi orario di lavoro nelle fabbriche e nelle officine, della miseria, delle innumerevoli privazioni e della massa infinita delle ingiustizie sociali. Ti lamenti, ma sei tu a votare il mantenimento del sistema in cui vegeti. Talvolta ti ribelli, ma poi ricominci immancabilmente. Sei tu che produci ogni cosa, che lavori e semini, che forgi e tessi, che plasmi e trasformi, che costruisci e fabbrichi, che alimenti e fecondi! Perchè dunque non mangi a sazietà? Perchè sei malvestito, mal nutrito e vivi in una topaia? Si, perchè sei senza pane, senza scarpe, senza casa? Perchè non sei tu il padrone di te stesso? Perchè ti pieghi, obbedisci, servi? Perchè sei l’inferiore, l’umiliato, l’offeso, il servitore, lo schiavo? Tu produci tutto e non possiedi niente! Tutto viene da te e tu non sei niente. Mi sbaglio. Tu sei l’elettore, il votante, colui che accetta quello che è.; colui che con la scheda elettorale ratifica tutte le sue miserie; colui che votando consacra tutte le servitù. Tu sei il cameriere volontario, il domestico amabile, il lacchè, il servitore, il cane che lecca la frusta, che striscia di fronte al pugno del padrone. Tu sei lo sgherro, il carceriere e lo spione. Tu sei il buon soldato, il portiere modello, l’inquilino rispettoso. Tu sei l’impiegato fedele, il servitore devoto, il contadino sobrio, l’operaio rassegnato alla sua schiavitù. Sei tu stesso il tuo carnefice. Di che ti lamenti? Tu sei un pericolo per noi uomini liberi, per noi anarchici. Tu sei un pericolo esattamente come i tiranni, come i padroni che tu crei, che eleggi, che sostieni, che proteggi con le tue baionette, che difendi con la tua forza bruta, che esalti con la tua ignoranza, che legalizzi con la tua scheda elettorale, e che ci imponi con la tua imbecillità. Sei davvero tu il sovrano che viene ingannato e raggirato. I discorsi ti incensano, i manifesti ti lusingano, tu ami l’adulazione grossolana: sii soddisfatto, in attesa di essere fucilato nelle colonie o massacrato alle frontiere, all’ombra della tua bandiera. Se lingue interessate leccano i tuoi reali escrementi, o Sovrano, se i candidati affamati di potere e zeppi di banalità spazzolano la tua schiena e la groppa della tua autocrazia di carta, se ti ubriachi dell’incenso e delle promesse che ti riversano addosso coloro che ti hanno tradito in passato, che ti ingannano oggi, e che ti venderanno domani…se accade tutto questo, è perchè tu assomigli a loro, è perchè non sei migliore dell’orda dei tuoi famelici adulatori, è perchè non sei capace di liberarti da te stesso, non avendo preso coscienza della tua individualità e della tua indipendenza. Tu non vuoi, e dunque non puoi, essere libero. Ma si, vota pure. Abbi fiducia nei tuoi rappresentanti, dai credito ai tuoi eletti. Ma finiscila di lamentarti. Tu stesso ti sei imposto il giogo che stai subendo. Sei tu a commettere i crimini che stai subendo. Sei tu il padrone, sei tu il criminale e al tempo stesso- che ironia!- sei tu lo schiavo, sei tu la vittima. Noialtri stanchi dell’oppressione dei padroni che tu ci assegni, stanchi di tollerare la loro arroganza, stanchi di sopportare la tua passività, ti invitiamo a riflettere e ad agire. Coraggio, deciditi finalmente, abbandona lo stretto abito delle regole, lava il tuo corpo vigorosamente per distruggere i parassiti e i vermi che ti divorano. Allora soltanto potrai vivere con pienezza. Il criminale è l’elettore! >>

Scheda elettorale.
Il vero criminale é l'elettore senza se e senza ma

Nowak, il Clandestino. (A)

Romanticamente… San Valentino

Donne in cantiere.

In nome dell’amore crediamo che per amare bisogna soffrire, che la gelosia sia sinonimo di amore e che la passione sia fondata sulla tensione dell’eterno conflitto.
In nome dell’amore ci consegniamo totalmente all’altr* chiedendone la stessa resa…
In nome dell’amore vietiamo, inganniamo, possediamo, escludiamo…
In nome di questo amore, fatto di magia, di estasi e dolore, di amori eterni e di anime gemelle, crediamo ai principi salvatori e alle principesse da salvare…
In nome dell’amore crediamo alla dipendenza gli uni dagli altri, alla divisione dei ruoli, alle gerarchie di affetto, ai privilegi di genere e alla proprietà privata; esaltiamo il mito dell’amore eterosessuale, quello del matrimonio e della monogamia.
In nome dell’amore mostriamo soprattutto il nostro lato peggiore, quello oscuro, inconfessabile: come l’egoismo, la paura, l’insicurezza, il desiderio di possesso, di dominio e di vendetta, fino ad arrivare all’estrema conseguenza…
In nome dell’amore obblighiamo i/le nostr* figli* ad assistere ad atti di violenza e, nei fatti, insegniamo loro a riproporla e a ri-subirla.
In nome dell’amore negli ultimi 15 anni (2000/2015) le donne uccise, (solo in Italia), sono state 2669, circa 178 all’anno, di cui gran parte in ambito familiare.
In nome dell’amore questi femminicidi ce li vendono come “crimini pas-sio-na-li”.
Noi sappiamo che questo mito dell’amore romantico, come modello ideale, ci viene venduto dalle religioni e dalle aziende culturali sotto la supervisione del patriarcato e del capitalismo.
Questo mito deve essere sfatato, abbattuto!
In nome di un AMORE LIBERATO

Donne in cantiere

Prostituzione

Circa la legalizzazione della prostituzione la cosa che personalmente ritengo gravissima è il fatto che a sostenere la statalizzazione e il controllo totale da parte delle istituzioni con i suoi organi di polizia siano proprio molte donne stesse le quali sembrano rinnegare completamente la loro stessa esistenza, e questa è la conseguenza di un ventennio berlusconiano nel quale i poteri del ventennio in corso sembrano essere riusciti molto bene a fare i lavaggi dei cervelli.Il lavoro non è forse prostituzione? Non è forse prostituirsi essere retribuiti per pochi spiccioli al giorno?Dovremmo accettare di essere sfruttati solamente per il fatto che abbiamo 2 orifizi? Sono scelte o imposizioni?Sono entrambi ricatti morali, che non possono non devono e non possono essere accettati,alla base di tutto questo c’è sempre il ricatto statale, dobbiamo lottare contro ogni tipo di sfruttamento e di dominio su ogni essere vivente senziente..Se ascoltiamo 100 prostitute almeno 90 di esse ammettono di vendere il proprio corpo per bisogno,le restanti se scelgono di farlo non gli impone nessuno di non farlo e ben vengano le sex worker,ma ecco che arriva lo stato criminale il quale vede l’affare e per rimpinguare le casse dello stato non ci pensa due volte nel non lasciarsi sfuggire un’occasione così ghiotta., Per esempio in Germania e nei paesi nordici la prostituzione è stata statalizzata e quindi legalizzata con il conseguente aumento del 300 per cento con i relativi crimini annessi di contorno,adesso le stesse prostitute vorrebbero tornare libere,alla condizione precedente ma lo stato col cavolo torna indietro adesso che le ha ingabbiate,bella scelta,non c’è che dire.Condivido le parole di Massimo Lizzi che sottoscrivo in tutto e per tutto. “Il sesso è desiderio, ma non è un bisogno, né un diritto, gli uomini non hanno il diritto di comprare le donne, se lo fanno non è per necessità, ma per volontà di esercitare dominio e potere, in ogni caso per passare sopra la relazione con un’altra persona, usando il denaro invece che la violenza diretta. Non c’è una sessualità sbagliata. Nel rapporto tra sesso e violenza, sbagliata è la violenza. Nel rapporto tra sesso e denaro, sbagliato è il denaro. Violenza e denaro sono espressioni e funzioni di un potere. La prostituzione non è un rapporto sessuale, è un rapporto di potere.” Ragionerei su questo se vogliamo risolvere il problema della prostituzione.
Non possiamo accettare la prostituzione,è una cosa aberrante ed inaccettabile e poi a chi gioverebbe? Allo stato che si prenderebbe i soldi delle tasse e alla povera sventurata che deve vendersi cosa facciamo le costruiamo una gabbia d’oro alla mercè delle forze di polizia che con la scusa del controllo approfitterebbero delle prestazioni gratuitamente? Oppure al pappone che continuerebbe a ricattarla portandole via tutti i soldi? Avremmo solo delle donne igienicamente più pulite fuori,poi cosa ne sappiamo di quello che si porterebbero dentro? Quello che accadrebbe coinvolgerebbe anche le immigrate.Vedremo che improvvisamente anche i cari leghisti ,razzisti scopriranno miracolosamente il fascino della donna esotica e magari parleranno di possibilità di aprire camere speciali per i giochi sadomaso..Se riusciranno sarà una vera manna dal cielo..aumenterà il Pil,con l’indotto soldi a palate tranne che per le donne guadagneranno i proprietari di case o locali,i produttori di toys erotici,le ditte specializzate per l’abbigliamento,la pornografia,i sistemi di videosorveglianza,e molte altre cose collegate..Invece di essere aiutate a uscire dalla schiavitù sessuale altre migliaia di donne saranno poste in schiavitù,stavolta legale..No,io non ci sto..E il fatto che siano proprio le donne a trovare giusto tutto ciò mi sconvolge…Le donne non dovrebbero trovare normale ridurre altre donne a un buco. Non ci sto,non incentivo lo sfruttamento del corpo,sia esso maschile che femminile.ci saranno pure ragazze intervistate che sorrideranno e diranno di essere contente del loro impiego e diranno pure di essere finalmente tutelate Ma di quale tutela stiamo parlando,diamo un lavoro vero a queste donne che per un motivo o l’altro sono costrette a prostituirsi. Ci rendiamo conto a quale tipo di violenza sia fisica che psicologica sarebbe sottoposta una donna con il nostro consenso costrette a decine di rapporti giornalieri come macchine da produzione? NOOOOO dobbiamo cercare di fare in modo che la prostituzione finisca,sia essa maschile che femminile che minorile,pensiamo alla tratta dei bambini che con il consenso dei genitori pur di avere del denaro in cambio consegnerebbero i loro figli nelle mani degli sfruttatori solo perchè il potere capitalista ha scelto di lasciarli vivere nella totale povertà, ma pensiamo soprattutto se si trattasse di nostra sorella odi nostra madre. Con la legalizzazione della prostituzione ci si renderebbe complici di tutto questo e non si tratta affatto di un discorso morale o abolizionista,tutt’altro,è un discorso prettamente politico.

La riduzione del piacere.

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Si dice che per combattere il sistema e i suoi apparati corrotti, l’arma invincibile o per alcuni semplicemente necessaria e’ la delega, nel senso stretto del termine significante il voto, cioè’ quel “dono” connaturato che lo stesso sistema che vogliamo rovesciare ci ha fin dal passato elargito. Si pensa quindi, utilizzando un parallelismo atroce, che per eliminare la malattia bisogna obbligatoriamente usare il virus che l’ha generata. Questo vecchio ritornello continua ad essere usato per addomesticare l’essere umano. Il credere fiduciosi che la libertà nasca mediante l’imposizione delicata e piacevole del voto e’ lo specchietto per le allodole che i politicanti di qualsiasi tempo hanno sempre furbescamente sponsorizzato. La tragedia e’ che questo falso diritto-dovere è accettato dalla stragrande maggioranza. Anche coloro che non votano, vuoi per rabbia, vuoi per disillusione o semplicemente per pigrizia, accettano di buon grado la delega, comunque, e ne faranno uso non appena riterranno di aver trovato il loro leader di riferimento. E’ paradossale pensare che la libertà di tutti possa nascere, si formi in embrione all’interno di mura impenetrabili di palazzi scintillanti di sfarzo ottenuto dalla miseria di coloro che non ne hanno accesso. Il vero rovesciamento di prospettiva sta proprio nel combattere le cause sociali che l’alimentano (la barzelletta della delega). E’ un po come di fronte all’inquinamento generalizzato prodotto dalla circolazione delle automobili, fabbricanti e governatori propongono palliativi edulcorati, che fanno credere in una soluzione determinante quando invece non e’ cosi. Lo stesso e’ per la delega, illudere che le urne risolvano l’inquinamento della politica, quando invece lo amplificano all’infinito. Purtroppo, e qui la responsabilità totale e’ del semplice individuo, non c’è marmitta catalitica che possa superare i danni dell’ossessione automobilistica. Siamo noi che dovremmo smetterla di avere un’attrazione morbosa per il voto. Più’ ci si allontana dalle urne, non in modo superficiale ma consapevolmente, in maniera etica e quindi libera e più’ aumenterà il godimento, garantito.
Olmo

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