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Sei tu l’anello della catena. Spezzala!

Sei tu l’anello della catena.Spezzala!
I meccanismi di abnegazione instillati poco a poco nell’ essere umano a partire dalla tenera età edulcorati dalla scolarizzazione di massa hanno fatto si che nella moltitudine si sia instaurata una condizione di serviiismo tesa all’obbedienza e alla rettitudine,meccanismi che nei millenni hanno consolidato i poteri gerarchici in ogni luogo del pianeta terra Il sistema per garantirsi la supremazia sulle masse ha creato un mezzo illusorio,la trappola della delega,(stessa cosa per i lavoratori che delegano le loro scelte ai sindacati) il quale garantisce allo stato stesso la sua perpetuazione Saranno sempre atre persone precedentemente delegate a fare accordi tra loro per continuare a governare sui sudditi e a tenerli schiavi col lavoro salariato. I sindacati e mi riferisco a CGIL CISL e UILda sempre sono lo strumento del capitalismo e del padronato,per uscire dalla schiavitù del lavoro salariato è necessario combattere questi sfruttatori che mangiano sulla schiena delle povere persone prese per la gola per un tozzo di pane.

Sei tu l'anello della catena. Spezzala!
Sei tu l’anello della catena. Spezzala!
,è un preciso dovere morale. Ogni lavoratore e lavoratrice devono essere i sindacalisti di se stessi,devono abbandonare l’idea della delega,nessuno fa niente per i lavoratori,basti pensare che il lavoro salariato è la colonna portante su cui si fondano e poggiano stati e governi ed è quindi illusorio poter pensare di liberarsi da questo circolo vizioso utilizzando strumenti inventati dal pottere per tenere a bada e a capo chino gli sfruttati. CGIL CISL e UIL hanno fatto cose raccapriccianti ai danni di chi lavora,hanno ridotto al minimo il diritto di sciopero il quale deve essere annunciato mesi prima dando tutto il tempo per potersi organizzare,una sorta di sfilata regalata allo schiavo che si gode la sua giornata di libertà. E cosa dire dello scellerato articolo 18,il sistema con i sindacati complici lo ha stravolto a proprio uso e piacimento strozzando sempre più i lavoratori ricattandoli, Se non lavori non mangi, e se non lavori alle mie condizioni (cioè arricchendomi) muori lo stesso e me ne fotto. Lo sciopero è un diritto inalienabile al quale i lavoratori non possono e non devono rinunciare m che sciopero è se non crea un disagio evidente? E’ stato studiato tutto da chi dice di stare dalla parte dei lavoratori,scende in piazza con loro,gli ammicca ad accordi fatti con stato e padroni per accorciare sempre più la catena della schiavitù salariale. Non serve lamentarsi ed indignarsi per le parole infelici pronunciate da un ministro del lavoro che fa il suo sporco lavoro e chinare la testa di fronte alle morti sul lavoro,muoiono ancora 3 persone al giorno a causa dei licenziamenti e dall’introduzione del lavoro nero legalizzato,lo chiamano Voucher,vieni acquistato come uno schiavo a giornata e nelle statistiche e nei numeri figura che lavori,in questo modo possono raccontarti che la disoccupazione è in calo ma in verità le poche persone che hanno ancora un lavoro non vengono rimpiazzate e sono costrette ad un lavoro esorbitante per compensare il lavoro dei licenziati non rimpiazzati,di conseguenza sono in aumento gli infortuni e gli incidenti mortali. E’ ora di dire basta a tutto questo e smettere di credere a questi sbandieratori a caccia di tesserati per farsi stipendi da nababbi. Un lavoratore deve riprendersi la dignità e deve iniziare a farlo sul posto di lavoro innanzi tutto,poi nelle piazze e nei cortei,ma prima di tutto dovrebbe organizzare dei presidi il sabato in modo da dare la possibilità ad altri lavoratori di parteciparvi e costruire quella coscienza non dico perduta ma assopita per colpa di questi sfruttatori che oltre ad aver massacrato i lavoratori continuano a tenerli in uno stato costante di sedazione. La soluzione a tutto questo? Intanto cominciamo a chiudere le scuole e ri partiamo da qui poi si vedrà.

Hurricane

Il 18 dicembre 1922 muore la femminista Nelly Roussel

E’ stata un’adepta del neo-malthusianesimo, una teoria che fa riferimento a Thomas Robert Malthus che afferma la necessità del controllo e della limitazione del numero delle nascite mediante pratiche anticoncezionali. La sua propaganda le creò notevoli difficoltà: nel 1907, il giornale L’Autorité attaccò il neo-malthusianesimo e si rifiutò di pubblicare una sua lettera in cui confutava il contenuto dell’articolo. Interpellò per questo la magistratura, che però diede ragione al giornale: nella sentenza, l’operato di Nelly Roussel veniva criticato perché promotore di concetti che invitavano “non ad astenersi dai godimenti sessuali, ma a ricercarli prendendo le precauzioni necessarie a evitare la procreazione”, e pertanto era una teoria immorale e antisociale, la cui pratica arresterebbe il progresso dell’umanità”. Roussel collaborò al giornale Voix des femmes, fondato nel 1917: intraprese una campagna di propaganda femminista in riunioni pubbliche. In una di queste, nel 1921, denunciò “l’infame Codice civile” napoleonico che aveva sancito la minorità delle donne nella famiglia e nella società. Morì prematuramente e non le fu possibile realizzare il Fronte unico delle donne, l’organizzazione femminista interclassista da lei progettata, per portare avanti le lotte cui aveva dedicato tutta la vita.

E’ stata una delle prime donne europee a rivendicare pubblicamente il diritto delle donne a disporre del proprio corpo, chiedendo una politica di controllo delle nascite
E’ stata una delle prime donne europee a rivendicare pubblicamente il diritto delle donne a disporre del proprio corpo, chiedendo una politica di controllo delle nascite
mediante l’uso dei contraccettivi, che erano vietati dal governo francese con una legge approvata nel 1920, e il diritto ad abortire secondo il programma avanzato dal movimento neo-malthusiano, che sosteneva l’emancipazione sociale attraverso al riduzione della natalità. Si è battuta per modificare l’immagine tradizionale della donna, tenendo conferenze e scrivendo articoli in numerose riviste. Ha proposto l’immagine di una donna attiva, sportiva, professionalmente realizzata, contrapposta all’eterno femminino, propagandato dall’ideologia borghese – che è in realtà la figura di una eterna sacrificata, come recita il titolo del suo libro L’Éternelle sacrifiée.

Walter Ranieri

Il 2 dicembre 1943 muore a Firenze Oreste Ristori

Il 2 dicembre 1943 muore a Firenze, fucilato dalla feccia fascista, l’Anarchico e giornalista Oreste Ristori.
Nella foto: Porto di Montevideo, 10 luglio 1903, Oreste Ristori incita i passeggeri della nave “Città di Torino” dalla quale è fuggito tuffandosi in mare.
oreste-ristoriOreste cresce in un ambiente di grande povertà senza poter frequentare la scuola. La madre esegue lavori con la paglia e alleva animali che vengono poi venduti nei mercati di Empoli e San Miniato. Oreste accompagna spesso i genitori e ha occasione di conoscere vari giovani che “blasfemano contro la chiesa” e discutono di politica e Anarchia. Inizia a frequentare il gruppo Anarchico di Empoli, dove conosce Enrico Petri. Con questo viene arrestato per la prima volta durante una manifestazione a San Miniato il 21 marzo del 1892. Nel maggio dello stesso anno muore il padre. Giudicato dalle autorità “Anarchico esaltato, di pessimo carattere, contrario al lavoro capace di qualsiasi azione criminale”, negli anni successivi viene arrestato altre volte, e inviato in carcere o al domicilio coatto. Prima a Porto Ercole, da dove fugge assieme ad altri 6 compagni, ripreso finisce alle Tremiti. Qui le condizioni di vita provocano una rivolta, capeggiata dal gruppo degli Anarchici, che viene repressa nel sangue e nella quale muore Argante Salucci, Anarchico fiorentino del gruppo di Santa Croce sull’Arno. Ristori è processato per incitamento alla violenza e finisce a Pantelleria. Nel settembre ottiene la libertà e ritorna a Empoli, dove è sospettato di voler formare un gruppo per compiere attentati contro persone e cose. Entra in clandestinità ma viene rintracciato e mandato di nuovo al domicilio coatto, questa volta a Ventotene. Di nuovo liberato, ritorna a Empoli, dove fonda un gruppo e inizia a fare propaganda lungo la costa toscana tra Piombino e La Spezia. Siamo nel 1898 e, a seguito dei fatti di maggio a Milano, si succedono varie rivolte un po’ ovunque. Oreste passa clandestinamente a Marsiglia, dove si stabilisce nella folta colonia italiana con il nome di Gustavo Fulvi; identificato, a settembre è rimpatriato e poi inviato al domicilio coatto, a Favignana. Comincia a scrivere articoli per diversi giornali, nell’ottobre del 1899 viene trasferito a Ponza dove conosce Luigi Fabbri. Partecipa alla pubblicazione del numero unico «I Morti» e viene confinato nella fortezza di Gavi. Nel marzo del 1900 organizza una manifestazione in ricordo delle vittime della Comune di Parigi, ma è scoperto e trasferito a Ustica. Intanto, da giovane Anarchico irrequieto e ribelle diventa, come segnala la polizia, un capace oratore, guadagnandosi il soprannome di Beccuto; propagandista e stimato giornalista, Dal 1901 è già un noto corrispondente dei giornali Anarchici L’Agitazione di Ancona, Il Risveglio di Ginevra, Le Libertaire di Parigi e L’Avvenire di Buenos Aires. All’inizio del 1901, messo in libertà e rimandato a Empoli, comincia a maturare l’idea di emigrare in Argentina dove ci sono molti Anarchici italiani coi quali è in corrispondenza. Dopo un primo vano tentativo riesce a salire come clandestino su una nave e raggiungere, nell’agosto del 1902, Buenos Aires. La sua vita in America Latina è degna di un romanzo. Costretto a spostarsi più volte tra Argentina, Uruguay e Brasile a causa delle persecuzioni poliziesche, nei primi trent’anni del 1900 Ristori è un protagonista delle battaglie del movimento operaio. Per ben tre volte riesce a sfuggire, in modi sempre più rocamboleschi, ai rimpatri forzati applicatigli dalle autorità, durante l’ultima si frattura entrambe le gambe e ciò lo renderà zoppo per il resto della vita. Fonda due giornali di grande diffusione: La Battaglia a San Paolo e El Burro (L’Asino) a Buenos Aires. Dagli anni venti in poi è particolarmente importante il suo impegno unitario antifascista. Nel giugno del 1936, a causa della sua attiva partecipazione alle agitazioni popolari che nei primi anni trenta attraversano la città di San Paolo contro le formazioni paramilitari brasiliane che si ispirano al fascismo, le autorità riescono infine rimpatriarlo. Pur essendo sorvegliato, poco più di un mese dopo essere arrivato in Italia, riesce a raggiungere la Spagna, ove collabora, vista l’età, probabilmente solo in veste di propagandista, con le forze antifasciste. Nel 1943, è uno dei primi a scendere in strada per festeggiare la deposizione di mussolini. Nuovamente arrestato, è rinchiuso alle Murate a Firenze. Nella notte del primo dicembre i partigiani uccidono il capo del comando militare gino gobbi. Al mattino seguente Ristori, l’Anarchico Gino Manetti e i tre militanti comunisti, Armando Gualtieri, Luigi Pugi e Orlando Storai, vengono prelevati dalla milizia fascista, condotti al campo di tiro delle Cascine e fucilati per rappresaglia. Si dice che Ristori sia morto fumando la sua pipa e cantando l’Internazionale.

Di : Walter Ranieri

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