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La ‘professione più antica del mondo’. Verso lo sciopero dell’8 marzo

La ‘professione più antica del mondo’

Ovvero la prostituzione non cessera’ mai di esistere.. è per questa convinzione che nei manifesti del movimento Nonunadimeno, non se ne fa cenno?
Credo proprio di sì.

Nella società patriarcale-capitalistica, la prostituzione non è un bubbone, ma una pianta rigogliosa che ha le sue radici nella sua struttura e trova sempre nuove forme per rinnovarsi.

Dalle sue origini, il passaggio dalla struttura matriarcale a quella patriarcale, con l’esclusione della femmina dalla eredità successoria in favore del maschio, il sesso come merce di scambio, fu il mezzo più elementare per le donne di farsi la ‘dote’, per avere una qualche forma di autonomia economica.

Quindi nulla di nuovo, oggi, nella rappresentazione della prostituzione come ‘professione’, ‘lavoro’ nel senso di mezzo per guadagnare, per integrare lo stipendio del marito, per sposarsi, per comprarsi qualche oggetto di lusso, per pagarsi gli studi, o per vivere, in mancanza di altri lavori e per non dipendere dalla carita’ pubblica.

Il ‘nuovo’ sta nella ideologia prostituzionale, lo sfondo attuale giustificativo, ‘la libera scelta’, l’autonomia, l’autodeterminazione come indice di una progressiva tappa liberatoria del femminile in campo sessuale.

Aldilà delle apparenze, non si possono ignorare due costanti: una donna che offre il sesso in cambio di denaro, un uomo che offre denaro per ottenerne in cambio il sesso.

Si può dire che a questo ‘rapporto’ sia estraneo il fatto che per la donna , oggi, l’indipendenza economica non sia affatto la norma?
E che la concezione di ‘lavoro’ non sia la stessa per i due sessi, visto che solo per donna, e non per l’uomo, l’offerta di sesso e’ considerata un lavoro?

Nel manifesto di ‘Nonunadimeno’, silenzio su tutto ciò!
Si proclama con molta retorica di cambiare le relazioni di potere che distorcono il rapporto uomo donna.
Senza far cenno minimamente, di lottare contro le radici strutturali dell’etica sessuofobica, la prostituzione, che fa del sesso, una MERCE di scambio.

Non potendo credere ad una dimenticanza, ritengo che tutta la loro baldoria sulla libera scelta del ‘lavoro’ prostituzionale, sia oggettivamente un accondiscere alla morale tradizionale, che ha nella scissione amore/sesso e nella prostituzione femminile, le sue radici strutturali.

La ‘riforma’ della prostituzione, basata sulla ‘libera scelta’ chiamata sexwork, e’ dunque una riedizione edulcorata della ‘ professione più antica del mondo’ che , per le Nonunadimeno, cessera’ di esistere ogni volta che cambierà etichetta!

La legge pro-pro(stituzione) by Eretika –
All’anagrafe Enza Panebianco, in arte Eretika, anglesizzatasi Eretica Whitebread.
Blogger di ‘Fica sicula’, ‘Abbatto i muri’, ‘Aldilà del buco’…
Ex femminista, ora leaderessa spirituale del neo movimento ‘nonunadimeno’.

Superato il paleolitico della Legge Merlin, l’aspirante dei nuovi bordelli, Eretika, ha presentato una nuova proposta di legge pro-pro, in cui le prostitute non sono più vittime, ma libere imprenditrici del proprio capitale-corpo, – che sul mercato del sesso rende mica male, quasi come la droga e il traffico d’armi.

Le sexworkers aspiranti a ‘lavorare’ nel settore dell’intrattenimento maschile LEGALIZZATO, saranno selezionate con concorso pubblico, a punteggio ’90/60/90′ , anche se noti studi provano che tutte le donne, ‘ per natura’ , possono esercitare questa professione.

La legge Eretika prevede una diminuzione del tempo necessario per soddisfare il cliente, ma con la stessa produttività delle ex-case chiuse , 80 clienti al giorno – e comunque tale da superare la produttività dei bordelli tedeschi e austriaci.

Inoltre le ‘signorine’ non verranno più chiamate baldracche, troie, puttane e simili volgarità, ma sexworkers, in omaggio alla Costituzione Italiana, che fonda questo paese sul lavoro.

Per ottenere i finanziamenti e avviare alla grande il ‘ sistema prostituzionale ‘ sotto una nuova bandiera, si prevedono megabordelli, ad imitazione di quelli tedeschi, dotati di ampie vetrine dove liberamente le lavoratrici del sesso potranno disporre le loro mercanzie, sponsorizzandole da se’, senza la mediazione del noto sito ‘gnoccatravel’.

Sono previsti anche corsi di aggiornamento in tecniche e manipolazioni sessuali all’avanguardia, come richiede il mercato del sesso in espansione, affinché le sexworkers siano efficienti e pronte per le fantasie porno dei clienti.
Relatore, il noto puttaniere Rocco Siffredi.

È’ prevista anche una specializzazione in ‘assistenti sessuali’ (a numero chiuso) per quelle che hanno attitudine per le opere di carità.

Infatti queste generose sexworkers dovranno sostituire gli esausti genitori dei disabili, costretti, ora, in nome del ‘diritto al sesso,’ a masturbare i loro figli, anche se condannati a vita vegetativa.

Le assistenti sessuali presteranno servizio anche in geriatria, per facilitare la dipartita dei vecchi titolari di pensione, attraverso dosi massicce di scopate al viagra, onde sollevare lo Stato dall’onere pensionistico.

L’opera di carità sessuale al disabile dovrà essere pagata dal servizio sanitario nazionale, cioè a carico dei cittadini; non è prevista però l’assistenza sessuale alle donne disabili ne’ alle anziane, che per le donne di una certa età , solo parlarne, sarebbe indecente.

Per ultimo, la legge Eretika, prevede tariffe promozionali e di favore per le alte personalità dello Stato, parlamentari e senatori, senza dimenticare la Curia, che in qualità di rappresentante del buon Dio, potrà dare l’assoluzione dal peccato della carne alle sexworkers, avendo scelto tale lavoro, per vocazione o per puro piacere.

Ridentem dicere verum, quid vetat?
Si può dire la verità anche ridendo, cosa lo vieta?

Emma

La Verità a rate

La Verità rende liberi si dice, non è proprio così semplice, quando si avrà la determinazione e il coraggio a ragionare con la propria testa forse avrà un significato quel luogo comune, fino ad allora rimane la tiritera imparata da bambini. Liberiamo la consapevolezza del nostro sentire la libertà e tutta l’impalcatura di sabbia e menzogne crollerà su se stessa. Arriverà il momento in cui finalmente potremo dire, con voce ferma e sincera, trovandoci innanzi alla domanda: ma chi l’ha detto? rispondere tranquilli: l’ho detto io, è sufficiente, è la verità.

 

Dal momento in cui sgambettiamo nelle aule scolastiche da bimbi fino alla fine dei nostri giorni ci viene inculcata sotto forma di necessaria educazione la meraviglia della verità. Siamo costantemente influenzati e catalogati in direzione di un irresistibile obiettività impersonale. Come tanti pierrot di cartapesta veniamo persuasi (senza grande fatica) all’idea che per poter essere buoni cittadini dobbiamo inevitabilmente essere sinceri e onesti nei confronti di coloro che ci ingannano. Il loro tranello consiste nel far credere a tutti che comportandosi con spirito di rettitudine, le nostre strade saranno più percorribili e pianeggianti. Non è rilevante conoscere la scelta o dinamica individuale anzi, è assolutamente vitale e obbligatorio conoscere quella della massa (come appartenenza al gruppo). E’ la verità della società del consumo e della massificazione mediatica che serve e traina la nostra crescita. Arriviamo persino a credere che la nostra realtà oggettiva non esiste, o meglio può reggersi solo se omologata ai binari del sistema. In altri termini la nostra verità non significa presenza del nostro io, sofferenza e adesione ma si tramuta in surrogato di verità, quella che poi viene chiamata verità istituzionale (istituzionalizzato per esistere). Ogni giorno ripetiamo come una litania: lo ha detto la televisione, lo ha detto la radio, lo ha detto il politico di turno o l’affabulatore del nulla, lo ha detto il dottore, il farmacista, l’insegnante, lo ha detto il calciatore, l’attore, senza accorgersi che veniamo allontanati, come una giostra che gira, dal nostro unico mezzo per difenderci, il libero arbitrio. In questi casi l’allontanamento non è quasi mai con la violenza fisica, rientra difatti fra gli allontanamenti volontari, esso avviene con un tipo di violenza più subdolo, quello della manipolazione. La Verità così acquista una valenza paradossale, crediamo di decidere cosa è falso e cosa è onesto, in realta’ non decidiamo un bel nulla. Si dovrebbe Staccare quel cordone ombelicale che ci lega alla loro criminale superficialità in questo modo si acquisterebbe del nuovo movimento, nuovi colori e nuove immagini. La Verità rende liberi si dice, non è proprio così semplice, quando si avrà la determinazione e il coraggio a ragionare con la propria testa forse avrà un significato quel luogo comune, fino ad allora rimane la tiritera imparata da bambini. Liberiamo la consapevolezza del nostro sentire la libertà e tutta l’impalcatura di sabbia e menzogne crollerà su se stessa. Arriverà il momento in cui finalmente potremo dire, con voce ferma e sincera, trovandoci innanzi alla domanda: ma chi l’ha detto? rispondere tranquilli: l’ho detto io, è sufficiente, è la verità.

Olmo

Il 2 febbraio 1978 muore a Imola l’Anarchica Emma Neri.

In casa sua trovano posto giornali e libri socialisti e Anarchici, che superano la censura della polizia e viaggiano semiclandestini di mano in mano e da un circolo ad un altro. Maestra elementare a Castel Bolognese, ed è proprio in questa cittadina che conosce, in occasione di una delle tante riunioni politiche a cui partecipa, l’Anarchico Nello Garavini, del quale diviene, dopo una breve frequentazione, l’inseparabile compagna di tutta la vita. In Romagna gli Anarchici rappresentano una agguerrita minoranza e sono generalmente stimati e rispettati per il rigore morale che esprimono. Emma e Nello sono ormai due conosciutissimi attivisti del movimento Anarchico e per questo vengono attentamente vigilati dalla polizia, che ora li annovera tra i più pericolosi sovversivi romagnoli. Nel 1926, dopo la nascita della figlia Giordana Libera (1924), non intravedendo più la concreta possibilità di trovare lavoro e preservare un minimo spazio di libertà individuale, emigrano, con profondo rammarico, in Brasile. Entrambi i coniugi Garavini, pur con la costante preoccupazione d’essere arrestati, imprigionati ed espulsi, partecipano alle attività della “Liga Anticlerical” e stringono una forte e duratura amicizia con gli Anarchici italiani Luigi e Luce Fabbri, allora esuli a Montevideo.
Grazie a quella amicizia i Garavini, negli anni trenta, diventano, in Brasile, i principali diffusori di “Studi Sociali”, il prestigioso giornale fondato dal professore Anarchico Luigi Fabbri, una volta giunto nel 1930, in Uruguay. Ma l’attività politica in Brasile di Emma non si limita alla sola diffusione della stampa Anarchica tra i compagni dei locali circoli Anarchici. Il suo coraggio la porta ad organizzare anche clamorose azioni dimostrative. Nel 1931, ad esempio, in occasione della Trasvolata Atlantica di italo balbo, Emma ed Enrichetta Battistelli, non curandosi del pericolo e delle prevedibili reazioni delle autorità, diffondono migliaia di volantini antifascisti nelle principali vie di Rio de Janeiro, accusando apertamente balbo dell’assassinio di Don Minzoni, avvenuto ad Argenta nel 1923. Da Montevideo e Rio de Janeiro la cultura italiana si diffonde, infatti, in ogni regione dell’America Latina raggiunge gli italoamericani anche nei luoghi più lontani.
Il clima politico brasiliano va però rapidamente peggiorando. Questi sono, infatti, gli anni segnati dalla dittatura corporativa di getùlio vargas. Ogni giorno si susseguono arresti, retate di rivoluzionari, sentenze capitali. A guerra finita, nel 1947, i Garavini rientrano definitivamente in Italia e aderiscono alla neonata FAI (Federazione Anarchica Italiana), partecipando a quasi tutti i suoi congressi, non lesinando mai il loro aiuto, anche economico, alla rinascita del movimento Anarchico italiano. Nel 1959 Emma, riconosciuta ormai un esempio di resistenza e di passione, cura la prefazione al libro del vecchio amico Carlo Molaschi, dedicato al maestro di poesia e d’Anarchismo Pietro Gori. La pubblicazione di questo libro rappresenta per lei: “…l’omaggio più degno alla memoria di Pietro Gori e non c’è miglior tributo d’affetto, di riconoscenza, di rimpianto se non continuando il cammino da lui tracciato con tanta costanza. Così potremo dire di onorare degnamente l’Uomo, il Maestro, che nulla chiese per sé, dopo aver tutto donato!”. Negli ultimi anni della sua vita Emma si occupa quasi esclusivamente della famiglia, scrive le sue memorie e collabora, con molti altri compagni di Castel Bolognese, alla costituzione del primo nucleo dell’archivio cittadino, che poi sarà dedicato ad Armando Borghi. Ora è la figlia Giordana Libera a testimoniare, con una preziosa raccolta e una accurata sistemazione delle carte e dei documenti di famiglia, l’avvincente e romantica storia dei genitori Nello ed Emma Garavini.

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