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Hitler Mussolini e i lager sono ancora presenti e vivi.

Hitler e Mussolini sono vivi.Sono vivi quando deridete una persona omosessuale, lesbica, transgender o transessuale, quando la emarginate, quando la private della sua libertà, della sua dignità, dei suoi diritti, quando la etichettate come «frocio», «finocchio», «ricchione», «checca», quando dite che «ci sono cose più importanti da affrontare», quando considerate i diritti un’elemosina di vostra proprietà. Impedire ad una persona di vivere la propria vita è come rinchiuderla nel filo spinato. Sono vivi quando criminalizzate i migranti, quando li aggredite, quando vorreste «mandarli tutti a casa», quando considerate il colore della pelle una colpa, quando iniziate a dire «io non ho nulla contro i neri, ma… se… forse…», quando vorreste vedere morti i rom, quando rispondete con disprezzo alla povertà, al bisogno d’aiuto, quando vi dimenticate che il nostro Paese è così ricco perché, nel corso della sua storia, ha conosciuto e incontrato – tra le altre – culture “diverse”, come quella araba e quella greca. Sono vivi quando discriminate le persone in base all’orientamento religioso, quando impedite ai musulmani di avere luoghi di culto e di pregare liberamente, quando li considerate tutti dei pericolosi estremisti, quando continuate a dire «sporchi ebrei», «islamici di merda», «Italia agli italiani», quando chiudete gli occhi dinanzi ad un’ingiustizia. Sono vivi quando mostrate indifferenza dinanzi ai CIE, ai migranti morti in mare, a coloro che per far sentire la loro voce e le loro grida di dolore sono costretti a cucire la propria bocca. Sono vivi quando ridete della disabilità, quando schernite una persona diversamente abile, quando usate la parola «handicappato» come offesa da rivolgere a qualcuno. Sono e saranno vivi finché vi limiterete a ricordare ciò che è stato chiudendo gli occhi di fronte a ciò che tuttora è, finché la dignità di ognuno non verrà riconosciuta, finché i diritti e le conquiste dei «diversi» verranno considerati come la vittoria di una minoranza e non la vittoria dell’intera società.

Hitler Mussolini e i lager sono ancora presenti e vivi.

Un alto e profondo pensiero dal web

Delega e responsabilità. (La società della competizione)

Delega e responsabilità.
Non c’è un aspetto della vita quotidiana che non sia stato infantilizzato e, col passare degli anni, non lo sia sempre di più. È difficile immaginare che qualcuno si soffermi a pensarci, ma la delega è alla base della vita dell’individuo contemporaneo.
Che ciò avvenga sotto la spinta di poteri forti con un disegno preciso o perché l’alto tasso tecnologico e la scarsità di tempo a disposizione rendono impossibile la conoscenza e la pratica necessarie o magari semplicemente per comodità, fatto sta che sempre più attività divengono esclusive dei cosiddetti esperti. Hai lavorato per 5 anni in una ditta di riscaldamenti e vuoi riparati la caldaia da solo? Non hai la certificazione. Hai tutte le conoscenze per un semplice intervento sulla linea elettrica? Non puoi, non sei un elettricista accreditato. Vuoi fare un orto nel tuo giardino e per avere più luce devi abbattere un albero? Ci vuole il permesso del comune. Non credi in un vaccino e vuoi seguire pratiche mediche alternative? Come osi? Hai più conoscenze di tutti gli insegnanti messi insieme della scuola elementare vicino casa, ma non ti sognerai mica di dare da te l’istruzione che ritieni necessaria ai tuoi figli? Hai subito un torto da qualcuno, ma non ti azzardare a vedertela da solo, non sei nessuno! Gli esempi potrebbero continuare per alcune pagine, ma la sostanza non cambierebbe: che si tratti della burocrazia, della tecnologia o di associazioni, ci sarà sempre qualcuno a dirti come devi svolgere quella data attività. Il problema principale è che questa condizione di sudditanza permanente non la avvertiamo proprio. È così introiettata in noi da non poterla vedere, così come non possiamo vedere il nostro stomaco. Questo ci ha portato ad aspettarci che ci sia sempre qualcuno a cui affidarsi, anche quando nasce un problema nuovo. Nonostante la pacificazione sociale dilagante in Italia, capita ancora che quando lo Stato e/o la multinazionale di turno decide di farla un po’ troppo grossa, nascano dei movimenti spontanei di protesta di persone arrivate al limite dell’immensa sopportazione avuta fino a quel momento e, quasi contemporaneamente, sorgano dei comitati di lotta. Questi, composti da persone in buona fede che vogliono coordinare le varie “anime” per una protesta più efficace, finiscono per assurgere presto al ruolo di gruppi di esperti della protesta. Proprio come negli altri campi, le persone iniziano a delegare la propria voce a loro con firme e consensi telematici, aspettandosi direttive più che coordinamento e, per contraccolpo, questi esperti finiscono col sentirsi responsabili per conto di tutti quelli che vogliono partecipare alla protesta. Con buona pace del termine “orizzontalità”, sempre più infangato, questi coordinatori di movimenti “dal basso” si sentono in obbligo di dar conto delle azioni compiute da terzi, proprio come un ufficiale nei confronti del subordinato. Se un pilota lanciasse un missile senza l’ordine del diretto superiore, si presume che una delle prime domande che gli verrebbero rivolte sarebbe: «Adesso chi se la prende la responsabilità?». In questo clima di incoscienza generale, dove tutto è scontato e manca il tempo per la riflessione, ci si auspica che almeno le persone che in buona fede vogliano condurre lotte orizzontali, si fermino a riflettere sulle proprie azioni e parole per cercare di evitare di assumere ruoli specifici che con l’orizzontalità non hanno nulla a che fare, altrimenti dal basso finisce per restare un aggettivo fisico.

Pubblicato da Brecce n° 7, Giornale murale @aperiodico, Dicembre 2016

Political scorrect. Quando la verità e i diritti umani vengono stuprati

Political scorrect. Quando la verità e i diritti umani vengono stuprati
Political scorrect. Quando la verità e i diritti umani vengono stuprati
Political scorrect. Quando la verità e i principi umani vengono stuprati

Si dice che generalizzare è sempre sbagliato. Dipende rispondo io e cerco di spiegare il perché non mi trovo affatto d’accordo su questa affermazione molto in voga. Quando si fa parte di un gruppo il quale si autorappresenta ed etichetta con una sigla e in questo gruppo avvengono cose talmente chiare e fatti disdicevoli che non lasciano spazio ad alcun dubbio con elementi inconfutabili ed interpretazione, tu che fai parte di quel gruppo hai il dovere morale di dissociarti e prendere le distanze dall’accaduto e prima di te dovrebbe dissociarsi tutto il gruppo a nome di tutto il gruppo con la sigla che porta. Quando diciamo che il tal partito o movimento è un partito o un movimento di merda generalizziamo ma se restiamo in quel partito siamo rappresentati e rappresentiamo quel partito o movimento.Quindi se questo gruppo non prende le distanze da certi accadimenti essendone a diretta conoscenza questo gruppo è complice colluso ed omertoso e chi è all’interno del gruppo e tace senza prendere una posizione interna è un ipocrita omertoso. Provo a fare un esempio, prendiamo per esempio un sindacato. Se questo sindacato e tutti i suoi iscritti sono a conoscenza di una violenza ai danni di un essere umano come uno stupro,il minimo che questi possano fare è essere solidali con chi ha subito la violenza e prendere una posizione netta e chiara nei confronti dell’accaduto e della persona o persone che lo hanno commesso. Se questo non avviene è logico pensare che ci siano dei sotterfugi e che si voglia coprire un qualcosa e qualcuno. Io per esempio non mi farei alcuno scrupolo nel prendere una posizione ben precisa nei confronti di chicchessia di fronte a fatti inconfutabili. Sarò retorico ma confermo quanto ho scritto sopra, ossia se questo gruppo non prende le distanze da certi accadimenti essendoa diretta conoscenza sia dei fatti che dei responsabili questo gruppo è complice colluso ed omertoso e chi è all’interno del gruppo e tace senza prendere una posizione interna è un ipocrita omertoso,nessuna scusante e giustificazione per chi si riempie la bocca con le parole giustizia e verità quando poi è il primo a celarle.Ho preso come esempio il sindacato ma il concetto è estendibile a qualsiasi altro contesto politico e sociale. Spero di essermi fatto capire.Per oggi è tutto. A buon intenditor…

Alex

Storie di ordinaria repressione poliziesca.

Brevemente… alcune storie di ordinaria repressione poliziesca. Franceschi,Cucchi,Aldrovandi,Bianzino,Lonzi Mastrogiovanni e molti altri,tutte persone,individui che erano nelle mani dello stato e tutti quanti morti con la diagnosi di arresto cardiaco,che non dice niente a rigor di logica,è un po come dire che uno è morto perchè è rimasto senza vento nei polmoni. Lo stato tenta di liquidare così le questioni scomode,vuol dare ad intendere che cristo è morto dal sonno (per i credenti),pensa che tutti siano stupidi.Su queste persone sono stati riscontrati lividi in tutto il corpo,ossa rotte,buchi nel cranio ed evidenti segni di pestaggi ripetuti ma lo stato si ostina a negare che queste cose possano accadere quando si è ospiti negli alberghi statali dove evidentemente l’ozio dei secondini a loro volta reclusi per passare il tempo. sfogano le loro frustrazioni su altri esseri umani che hanno avuto la sfortuna di soggiornare tra quelle mura. Iniziamo con Stefano Cucchi morto denutrito e massacrato di botte ed è evidente dagli ematomi e dalle ecchimosi presenti sul suo cadavere e dopo anni ancora si discute sull’evidenza. Marcello Lonzi morto nel carcere delle Sughere, a Livorno. Vi era entrato il 3 gennaio, dovendo scontare una pena di nove mesi per tentato furto. Il referto del pronto soccorso indica le 20.45 come ora del decesso. La notizia trapelò già la sera stessa e infatti la stampa locale ne scriverà la mattina dopo: si parla prima di un suicidio, poi di un infarto. Daniele Franceschi trovato cadavere il 25 agosto del 2010 nel carcere di Grasse in Francia. E ancora, Federico Aldrovandi colpito su tutto il corpo con pugni, calci, colpi di manganelli. Ammanettato in una posizione che lo ha fatto soffocare. Federico Aldrovandi è morto così dopo inenarrabili torture. durante un intervento di polizia, il 25 settembre 2005. E andiamo avanti,Aldo Bianzino, venne ritrovato morto nella sua cella la mattina dopo. La vicenda del falegname di Perugia è molto controversa e, nonostante il processo per omicidio volontario sia stato archiviato due volte, restano molti i punti ancora da chiarire. Uno tra i tanti, è la profonda lesione al fegato rilevata in sede di autopsia. Lesione di cui tutt’ora non si conosce la causa. L’eclatante caso di Francesco Mastrogiovanni,aveva 58 anni e faceva il maestro elementare. Mastrogiovanni non è morto in una rissa casuale con qualche teppistello. In una mattina di fine luglio del 2009, un vasto spiegamento di forze dell’ordine è andato a pescarlo, letteralmente, nelle acque della costiera del Cilento e lo ha portato al centro di salute mentale dell’ospedale San Luca dove ha trovato la morte dopo oltre 90 ore di agonia completamente disidratato. Non dimentichiamo neanche le morti scaturite dalla repressione politico poliziesca dal lontano 1969 dove gli anarchici entravano dalle porte delle questure e venivano trovati cadaveri nei piazzali dopo essere usciti dalle finestre come è accaduto a Giuseppe Pinelli e neppure la mattanza della scuola Diaz a Genova mentre si svolgeva il G8 dove decine di persone inermi hanno subito violenze ed umiliazioni di ogni genere,e non dimentichiamo nemmeno Carlo Giuliani freddato dalla pistola di un carabiniere sempre durante il G8 di Genova. La violenza delle forze di polizia non culmina solamente nell’omicidio ma si manifesta quotidianamente anche nei semplici controlli dei documenti dove ci si vede puntare dei mitra alla bocca,una violenza psicologica sottile rivolta ad incutere timore che sfocia nell’esaltazione e nell’abuso della divisa indossata da chi a detta della legge dovrebbe tutelare l’incolumità delle persone,quella stessa legge che poi invece copre tutti quei crimini e misfatti giustificati nel nome della democrazia.

Brevemente... alcune storie di ordinaria repressione poliziesca. Franceschi,Cucchi,Aldrovandi,Bianzino,Lonzi Mastrogiovanni e molti altri,tutte persone,individui che erano nelle mani dello stato
Brevemente… alcune storie di ordinaria repressione poliziesca. Franceschi,Cucchi,Aldrovandi,Bianzino,Lonzi Mastrogiovanni e molti altri,tutte persone,individui che erano nelle mani dello stato

Tutta la nostra solidarietà a tutte famiglie di quelle persone che loro malgrado oltre ad aver perso i loro cari devono quotidianamente lottare contro le menzogne di chi tenendo il coltello dalla parte del manico tenta di prendersi gioco di loro e mi auspico che presto possano ottenere una verità, i morti purtroppo non ritornano. A loro e a chi suo malgrado ha avuto la sfortuna di incappare nelle mani della legge e dello stato va tutta la nostra solidarietà.Il corriere sarebbe molto più pingue. Tutti esseri umani.Ci si auspica solo che i responsabili di tutti questi crimini possano vivere il più a lungo possibile la loro misera esistenza nel rimorso nei loro silenzi costantemente assaliti dai tonfi assordanti arrecati a tutte quelle vite negate.

La borghesia e i suoi cloni bene educati

La borghesia e i suoi cloni bene educati

Il mito dell’educazione scolastica, dell’istruzione, è stato costruito molto abilmente, sfruttando l’ingenuità delle masse e la e la loro facile inclinazione alla superstizione. Poiché i re e i sacerdoti dell’antichità avevano come prerogativa quella di saper leggere e scrivere, di conoscere parole strane (che essi stessi inventavano o riformulavano a proprio vantaggio), le masse hanno creduto che per innalzarsi e liberarsi della schiavitù bisognasse educarsi, istruirsi, saper leggere e scrivere come i re e i sacerdoti, mettersi a pari con questi nella conoscenza dei termini, financo nella pronuncia, e tutti attenti a pronunciare quei termini proprio come li pronunciava il despota di turno, il padrone, il generale, il prete! Difficile far capire al servo che il voler somigliare al padrone è la sua prima autentica disgrazia. Anche nell’Ottocento è andata in questo modo, quando i lavoratori analfabeti pensavano di emanciparsi imparando anche loro il linguaggio forbito e burocratico usato dal padrone borghese. Il potere ne approfittò, e incitò le masse a istruirsi, illudendole, dicendo loro che in quel modo avrebbero potuto emanciparsi, acquisire persino poteri sovrannaturali (è successo nel primo Seicento) per distinguersi così dalla plebaglia schiava. Sappiamo oggi che non andò in quel modo. Ma ancora oggi la gente crede che l’educazione di massa obbligatoria sia un dono fattole dal potere per liberarla dal giogo del potere stesso (viviamo in un paradosso). Ma l’istruzione era ed è in verità un’altra cosa, come molti pedagogisti attenti sanno bene: è un programma occulto che addestra all’obbedienza, alla reverenza nei confronti delle autorità, del nazionalismo, delle divisioni, dei confini, della competizione, delle gerarchie… Oggi più di ieri, mentre tu impari a leggere e a scrivere (così da saper decodificare gli ordini e le istruzioni del potere che invece dovresti ignorare), l’educazione ti fa diventare un bravo servo obbediente, un produttore di produzione, acquiescente con tutte le autorità, e terribilmente cattivo nei confronti del tuo simile, perché essere cattivo nei confronti del tuo simile ti fa credere di essere diventato finalmente la copia esatta del tuo padrone. E in effetti lo sei diventato! Sicché quel padrone che tu prima detestavi, chiamandolo giustamente ‘pezzo di merda’, ora vive in te, sei te!

Cloud’s Walden

Sei tu l’anello della catena. Spezzala!

Sei tu l’anello della catena.Spezzala!
I meccanismi di abnegazione instillati poco a poco nell’ essere umano a partire dalla tenera età edulcorati dalla scolarizzazione di massa hanno fatto si che nella moltitudine si sia instaurata una condizione di serviiismo tesa all’obbedienza e alla rettitudine,meccanismi che nei millenni hanno consolidato i poteri gerarchici in ogni luogo del pianeta terra Il sistema per garantirsi la supremazia sulle masse ha creato un mezzo illusorio,la trappola della delega,(stessa cosa per i lavoratori che delegano le loro scelte ai sindacati) il quale garantisce allo stato stesso la sua perpetuazione Saranno sempre atre persone precedentemente delegate a fare accordi tra loro per continuare a governare sui sudditi e a tenerli schiavi col lavoro salariato. I sindacati e mi riferisco a CGIL CISL e UILda sempre sono lo strumento del capitalismo e del padronato,per uscire dalla schiavitù del lavoro salariato è necessario combattere questi sfruttatori che mangiano sulla schiena delle povere persone prese per la gola per un tozzo di pane.

Sei tu l'anello della catena. Spezzala!
Sei tu l’anello della catena. Spezzala!
,è un preciso dovere morale. Ogni lavoratore e lavoratrice devono essere i sindacalisti di se stessi,devono abbandonare l’idea della delega,nessuno fa niente per i lavoratori,basti pensare che il lavoro salariato è la colonna portante su cui si fondano e poggiano stati e governi ed è quindi illusorio poter pensare di liberarsi da questo circolo vizioso utilizzando strumenti inventati dal pottere per tenere a bada e a capo chino gli sfruttati. CGIL CISL e UIL hanno fatto cose raccapriccianti ai danni di chi lavora,hanno ridotto al minimo il diritto di sciopero il quale deve essere annunciato mesi prima dando tutto il tempo per potersi organizzare,una sorta di sfilata regalata allo schiavo che si gode la sua giornata di libertà. E cosa dire dello scellerato articolo 18,il sistema con i sindacati complici lo ha stravolto a proprio uso e piacimento strozzando sempre più i lavoratori ricattandoli, Se non lavori non mangi, e se non lavori alle mie condizioni (cioè arricchendomi) muori lo stesso e me ne fotto. Lo sciopero è un diritto inalienabile al quale i lavoratori non possono e non devono rinunciare m che sciopero è se non crea un disagio evidente? E’ stato studiato tutto da chi dice di stare dalla parte dei lavoratori,scende in piazza con loro,gli ammicca ad accordi fatti con stato e padroni per accorciare sempre più la catena della schiavitù salariale. Non serve lamentarsi ed indignarsi per le parole infelici pronunciate da un ministro del lavoro che fa il suo sporco lavoro e chinare la testa di fronte alle morti sul lavoro,muoiono ancora 3 persone al giorno a causa dei licenziamenti e dall’introduzione del lavoro nero legalizzato,lo chiamano Voucher,vieni acquistato come uno schiavo a giornata e nelle statistiche e nei numeri figura che lavori,in questo modo possono raccontarti che la disoccupazione è in calo ma in verità le poche persone che hanno ancora un lavoro non vengono rimpiazzate e sono costrette ad un lavoro esorbitante per compensare il lavoro dei licenziati non rimpiazzati,di conseguenza sono in aumento gli infortuni e gli incidenti mortali. E’ ora di dire basta a tutto questo e smettere di credere a questi sbandieratori a caccia di tesserati per farsi stipendi da nababbi. Un lavoratore deve riprendersi la dignità e deve iniziare a farlo sul posto di lavoro innanzi tutto,poi nelle piazze e nei cortei,ma prima di tutto dovrebbe organizzare dei presidi il sabato in modo da dare la possibilità ad altri lavoratori di parteciparvi e costruire quella coscienza non dico perduta ma assopita per colpa di questi sfruttatori che oltre ad aver massacrato i lavoratori continuano a tenerli in uno stato costante di sedazione. La soluzione a tutto questo? Intanto cominciamo a chiudere le scuole e ri partiamo da qui poi si vedrà.

Hurricane

Il 18 dicembre 1922 muore la femminista Nelly Roussel

E’ stata un’adepta del neo-malthusianesimo, una teoria che fa riferimento a Thomas Robert Malthus che afferma la necessità del controllo e della limitazione del numero delle nascite mediante pratiche anticoncezionali. La sua propaganda le creò notevoli difficoltà: nel 1907, il giornale L’Autorité attaccò il neo-malthusianesimo e si rifiutò di pubblicare una sua lettera in cui confutava il contenuto dell’articolo. Interpellò per questo la magistratura, che però diede ragione al giornale: nella sentenza, l’operato di Nelly Roussel veniva criticato perché promotore di concetti che invitavano “non ad astenersi dai godimenti sessuali, ma a ricercarli prendendo le precauzioni necessarie a evitare la procreazione”, e pertanto era una teoria immorale e antisociale, la cui pratica arresterebbe il progresso dell’umanità”. Roussel collaborò al giornale Voix des femmes, fondato nel 1917: intraprese una campagna di propaganda femminista in riunioni pubbliche. In una di queste, nel 1921, denunciò “l’infame Codice civile” napoleonico che aveva sancito la minorità delle donne nella famiglia e nella società. Morì prematuramente e non le fu possibile realizzare il Fronte unico delle donne, l’organizzazione femminista interclassista da lei progettata, per portare avanti le lotte cui aveva dedicato tutta la vita.

E’ stata una delle prime donne europee a rivendicare pubblicamente il diritto delle donne a disporre del proprio corpo, chiedendo una politica di controllo delle nascite
E’ stata una delle prime donne europee a rivendicare pubblicamente il diritto delle donne a disporre del proprio corpo, chiedendo una politica di controllo delle nascite
mediante l’uso dei contraccettivi, che erano vietati dal governo francese con una legge approvata nel 1920, e il diritto ad abortire secondo il programma avanzato dal movimento neo-malthusiano, che sosteneva l’emancipazione sociale attraverso al riduzione della natalità. Si è battuta per modificare l’immagine tradizionale della donna, tenendo conferenze e scrivendo articoli in numerose riviste. Ha proposto l’immagine di una donna attiva, sportiva, professionalmente realizzata, contrapposta all’eterno femminino, propagandato dall’ideologia borghese – che è in realtà la figura di una eterna sacrificata, come recita il titolo del suo libro L’Éternelle sacrifiée.

Walter Ranieri

Il 2 dicembre 1943 muore a Firenze Oreste Ristori

Il 2 dicembre 1943 muore a Firenze, fucilato dalla feccia fascista, l’Anarchico e giornalista Oreste Ristori.
Nella foto: Porto di Montevideo, 10 luglio 1903, Oreste Ristori incita i passeggeri della nave “Città di Torino” dalla quale è fuggito tuffandosi in mare.
oreste-ristoriOreste cresce in un ambiente di grande povertà senza poter frequentare la scuola. La madre esegue lavori con la paglia e alleva animali che vengono poi venduti nei mercati di Empoli e San Miniato. Oreste accompagna spesso i genitori e ha occasione di conoscere vari giovani che “blasfemano contro la chiesa” e discutono di politica e Anarchia. Inizia a frequentare il gruppo Anarchico di Empoli, dove conosce Enrico Petri. Con questo viene arrestato per la prima volta durante una manifestazione a San Miniato il 21 marzo del 1892. Nel maggio dello stesso anno muore il padre. Giudicato dalle autorità “Anarchico esaltato, di pessimo carattere, contrario al lavoro capace di qualsiasi azione criminale”, negli anni successivi viene arrestato altre volte, e inviato in carcere o al domicilio coatto. Prima a Porto Ercole, da dove fugge assieme ad altri 6 compagni, ripreso finisce alle Tremiti. Qui le condizioni di vita provocano una rivolta, capeggiata dal gruppo degli Anarchici, che viene repressa nel sangue e nella quale muore Argante Salucci, Anarchico fiorentino del gruppo di Santa Croce sull’Arno. Ristori è processato per incitamento alla violenza e finisce a Pantelleria. Nel settembre ottiene la libertà e ritorna a Empoli, dove è sospettato di voler formare un gruppo per compiere attentati contro persone e cose. Entra in clandestinità ma viene rintracciato e mandato di nuovo al domicilio coatto, questa volta a Ventotene. Di nuovo liberato, ritorna a Empoli, dove fonda un gruppo e inizia a fare propaganda lungo la costa toscana tra Piombino e La Spezia. Siamo nel 1898 e, a seguito dei fatti di maggio a Milano, si succedono varie rivolte un po’ ovunque. Oreste passa clandestinamente a Marsiglia, dove si stabilisce nella folta colonia italiana con il nome di Gustavo Fulvi; identificato, a settembre è rimpatriato e poi inviato al domicilio coatto, a Favignana. Comincia a scrivere articoli per diversi giornali, nell’ottobre del 1899 viene trasferito a Ponza dove conosce Luigi Fabbri. Partecipa alla pubblicazione del numero unico «I Morti» e viene confinato nella fortezza di Gavi. Nel marzo del 1900 organizza una manifestazione in ricordo delle vittime della Comune di Parigi, ma è scoperto e trasferito a Ustica. Intanto, da giovane Anarchico irrequieto e ribelle diventa, come segnala la polizia, un capace oratore, guadagnandosi il soprannome di Beccuto; propagandista e stimato giornalista, Dal 1901 è già un noto corrispondente dei giornali Anarchici L’Agitazione di Ancona, Il Risveglio di Ginevra, Le Libertaire di Parigi e L’Avvenire di Buenos Aires. All’inizio del 1901, messo in libertà e rimandato a Empoli, comincia a maturare l’idea di emigrare in Argentina dove ci sono molti Anarchici italiani coi quali è in corrispondenza. Dopo un primo vano tentativo riesce a salire come clandestino su una nave e raggiungere, nell’agosto del 1902, Buenos Aires. La sua vita in America Latina è degna di un romanzo. Costretto a spostarsi più volte tra Argentina, Uruguay e Brasile a causa delle persecuzioni poliziesche, nei primi trent’anni del 1900 Ristori è un protagonista delle battaglie del movimento operaio. Per ben tre volte riesce a sfuggire, in modi sempre più rocamboleschi, ai rimpatri forzati applicatigli dalle autorità, durante l’ultima si frattura entrambe le gambe e ciò lo renderà zoppo per il resto della vita. Fonda due giornali di grande diffusione: La Battaglia a San Paolo e El Burro (L’Asino) a Buenos Aires. Dagli anni venti in poi è particolarmente importante il suo impegno unitario antifascista. Nel giugno del 1936, a causa della sua attiva partecipazione alle agitazioni popolari che nei primi anni trenta attraversano la città di San Paolo contro le formazioni paramilitari brasiliane che si ispirano al fascismo, le autorità riescono infine rimpatriarlo. Pur essendo sorvegliato, poco più di un mese dopo essere arrivato in Italia, riesce a raggiungere la Spagna, ove collabora, vista l’età, probabilmente solo in veste di propagandista, con le forze antifasciste. Nel 1943, è uno dei primi a scendere in strada per festeggiare la deposizione di mussolini. Nuovamente arrestato, è rinchiuso alle Murate a Firenze. Nella notte del primo dicembre i partigiani uccidono il capo del comando militare gino gobbi. Al mattino seguente Ristori, l’Anarchico Gino Manetti e i tre militanti comunisti, Armando Gualtieri, Luigi Pugi e Orlando Storai, vengono prelevati dalla milizia fascista, condotti al campo di tiro delle Cascine e fucilati per rappresaglia. Si dice che Ristori sia morto fumando la sua pipa e cantando l’Internazionale.

Di : Walter Ranieri

Anche i boia muoiono. W la libertà.

Anche i boia muoiono. W la libertà.
Anche i boia muoiono. W la libertà.
Il giornalista è curioso, vuole sapere che cosa pensa della morte del padre della rivoluzione russa, vorrebbe un necrologio da lui . Errico Malatesta lo guarda dritto, gli occhi gelidi, la sofferenza fisica in quei giorni è forte ma rimane in piedi, immobile. Lo sa che cosa significa dare una risposta, è consapevole che moltitudini di uomini e donne stanno piangendo per la morte del rivoluzionario russo. É altresì consapevole che è stato definito dalle moltitudini lo Lenin d’italia, ma è un anarchico, non può stare zitto. A costo di farsi infiniti nemici, a costo di essere insultato, denigrato, accusato non può rimanere in disparte, deve rispondere, il suo ideale travalica le sicure conseguenze. Il giornalista lo incalza:. Il vecchio anarchico che fino a pochi anni prima era il ricercato numero uno d’europa risponde, senza tentennamenti, la sua risposta è entrata nella storia dell’anarchismo internazionale:< Si, ho sentito, lei mi chiede che cosa penso della morte di Lenin, ebbene avrà la sua risposta. Lenin è morto. Noi possiamo avere per lui quella specie di ammirazione forzata che strappano alle folle gli uomini forti, anche se allucinati, anche se malvagi, che riescono a lasciare nella storia una traccia profonda del loro passaggio: Alessandro, Giulio Cesare, Loyola, Cromwell, Robespierre, Napoleone. Ma egli, sia pure colle migliori intenzioni, fu un tiranno, fu lo strangolatore della Rivoluzione russa, e noi che non potemmo amarlo vivo, non possiamo piangerlo morto. Lenin è morto. Viva la libertà!». 25 novembre 2016 Fidel Castro muore. Saranno milioni gli individui che lo piangeranno. A costo di essere criticato, insultato, voglio rispondere, devo rispondere, sono un anarchico non posso scansarmi. Centinaia di anarchici a cuba per 40 anni vennero incarcerati, uccisi, torturati, subirono il confino, l'allontanamento dalle loro famiglie. A questo proposito voglio consigliare una lettura che farà male, molti libertari purtroppo non conoscono la lotta anarchica sotto la dittatura cubana. Il libro scritto da Frank Fernandéz si intitola CUBA LIBERTARIA Storia dell'anarchismo cubano. Dopo averlo letto volli approfondire l'argomento e quello che scoprii mi ferì, la rivoluzione cubana di Castro fu una tragedia per gli anarchici e i libertari cubani. Come si diceva una volta:< Nè destra, nè sinistra è la vostra dittatura, democrazia. Il nostro ideale è l'anarchia>. Complice e solidale sempre con gli oppressi, con chi pagò con la vita il sogno meraviglioso di libertà, di uguaglianza, di amore. Contro ogni dittatura di destra, di sinistra, di centro.
Fidel Castro è morto, Viva la libertà!

Olmo

Il 25 novembre 1964 muore l’anarcosindacalista Gervasio

Fra i tanti equivoci riguardanti il movimento anarchico, vi è quello che vuole le sue vicende e i suoi personaggi di spicco sostanzialmente estranei al mondo del lavoro e ad esserne coinvolti sono stati anche quei personaggi che gravitavano attorno agli ambienti sindacali ma numerosi studi hanno permesso di riscoprire vite di militanti rivoluzionari talmente straordinarie da apparire impensabili, tanto per la ricchezza degli avvenimenti quanto per l’intensità delle vicende di cui furono protagonisti.
Una di queste vite è quella descritta nella propria autobiografia da Gaetano Gervasio, una esistenza sempre attenta alla causa degli sfruttati e alla emancipazione della classe operaia.
Il 25 novembre 1964 muore a Napoli l’Anarchico-sindacalista Gaetano Gervasio.
Gaetano Gervasio, operaio autodidatta, è una delle figure più rappresentative del movimento libertario del Novecento. Nato a Monteverde, Avellino, il 2 gennaio 1886, si trasferì a Milano dove partecipò in prima persona agli episodi più importanti dell’Anarchismo italiano, dalla fondazione dell’Unione Sindacale Italiana nel 1912 a quella dell’Unione Anarchica Italiana nel 1920, fino al Congresso di Carrara del 1945 dove venne fondata la Federazione Anarchica Italiana. Strenuo oppositore del fascismo, condusse una incessante attività politica anche durante la dittatura, nonostante le continue intimidazioni, arresti e persecuzioni. Nel 1925, gestisce un’officina, “diventata il refugium peccatorum dei compagni perseguitati e impossibilitati a trovare lavoro altrove” e nota ai fascisti e ai carabinieri come “l’officina rossa” Dall’immediato dopoguerra, 1947, partecipò attivamente alla vita sindacale nellaConfederazione generale italiana del lavoro (CGIL) – facendo parte del direttivo confederale sia nel 1949 che nel 1952 – contribuendo a creare e organizzare i Comitati di difesa sindacale, espressione della corrente anarchica all’interno del sindacato. Si interessò sempre alle unità educative libertarie. Sostenne e collaborò a riviste e giornali del movimento Anarchico, in particolare Guerra di classe, Volontà, il Libertario.

Gaetano Gervasio a Carrara in occasione del congresso della FAI del15/19 settembre 1945. E' il terzo uomo partendo da sinistra.
Gaetano Gervasio a Carrara in occasione del congresso della FAI del15/19 settembre 1945. E’ il terzo uomo partendo da sinistra.

Il referendum costituzionale spiegato a un bambino

– Nonno cos’è un referendum costituzionale?

– Il referendum è uno strumento inventato da chi ci comanda per dividere ulteriormente le persone,in questo caso specifico voteranno per la modifica della costituzione.

– Quindi  se divide significa che ci sarà una parte che vince ed una che perde?

– Esatto,senza considerare poi che vogliono modificare una costituzione che esiste già da 70 anni e che non è mai stata applicata nella sua interezza,tante belle parole e buoni propositi disattesi dall’inizio di quella che loro chiamano prima repubblica.

  • Ah, ho capito,allora cosa lo fanno a fare questo referendum?

– Lo fanno perché vogliono solo buttare fumo negli occhi a chi va a votare e per rendersi conto di quante persone voteranno ancora in futuro, e, indipendentemente dal fatto che vinca il si oppure il no continueranno a fare sempre come pare a loro come hanno sempre fatto in 70 anni. Vedi,lo stato è come un pastore che conta le pecore,ha paura di perderle,perderebbe un mezzo di sostentamento,lo stato campa sullo sfruttamento.

– Allora tu nonno non ci andrai a votare al referendum?

– Ma che scherzi? Non servono tante belle parole scritte su fogli di carta alla cui stesura presero parte anche quelle persone dalle quali abbiamo dovuto difenderci in passato per garantire agli esseri viventi natura compresa dei diritti naturali. No, non andrò,sarebbe un insulto alla mia intelligenza.

– La maggior parte delle persone ci andranno quel giorno sento molte persone che dicono che andranno a votare quel giorno,  noi allora cosa faremo?

– Vedremo,se il tempo lo permette ti porterò in montagna in mezzo alla natura, è la natura l’unica legge che tutti dovremmo riconoscere e rispettare,tutte le altre leggi sono state inventate per tenere a bada i sudditi.

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Il referendum costituzionale spiegato a un bambino

– Sii nonno che bellooo, abbracciami forte, non vedo l’ora che sia il 4 dicembre per andare a giocare, ci vadano gli altri allora a scegliere chi li comanderà,io e te siamo 2 persone libere.

Di: Il vecchio e il bambino

I diritti naturali non si conquistano con una X.

Il voto referendario indice di buona e vana costituzione
I diritti naturali non si conquistano con una X. Sono nata nei “meravigliosi” anni sessanta l’italia era da anni ormai una repubblica fondata sul lavoro salariato. Foto di : Ministero Della Sommossa

 

I diritti naturali non si conquistano con una X. Sono nata nei “meravigliosi” anni sessanta l’italia era da anni ormai una repubblica fondata sulla schiavitù del lavoro salariato. Di quegli anni ricordo la tv in bianco e nero e una frase spesso ripetuta “ballerino anarchico”… Alla fine degli “stupendi” anni sessanta democraticamente potevi farti suicidare. Che bella questa epoca democratica costituzionale e repubblicana, peccato non aver vissuto i primi suoi anni con il governo Scelba poi ministro dell’interno… non posso avere tutte le fortune. Ma nei “mitici anni 70, che mi videro già ben “classificata” a scuola, scoprii che in questa democratica repubblica esistevano incidenti ferroviari un po “strani” che poi scaturiscono in incidenti stradali presto archiviati e Gianni Agro’, Annalisa Borth, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso non sono ragazzi ma solo 5 anarchici morti in un incidente stradale…. Ma nei miei “mitici” anni 70, esattamente nel 72 il maggio si tinge di rosso, col sangue di un giovane orfano per le democratiche cure carcerarie; poi la democratica repubblica scoprì che l’Anarchico Franco Serantini tanto solo non era, aveva un mondo di Fratelli.
Quanti morti nei meravigliosi, mitici anni 60, 70 e pure 80, 90, 2000 sino ad oggi tutte morti belle e democratiche di una repubblica bella con una bella costituzione, che con la sua mano sporca di sangue, qualche diritto lo concede, i diritti son concessi da chi ha il potere di concederli, ma si terrà ben stretto il potere e ti fregherà comunque, sempre, perché é una repubblica democratica con una bella costituzione fondata sul lavoro e sa bene come far chinare la testa, sa bene come uccidere la Libertà.
Sono nata nei meravigliosi anni sessanta… sono Anarchica e non voterò …

 

(TEMPESTA)

Stirner e la legittimazione del dominio.

Non esiste una società senza diritto perché non esiste una società che non sia legittimata o che non tenda ad auto legittimare il dominio. Il diritto è lo spirito della società. se la società ha una volontà, questa è appunto il diritto: la società esiste solo grazie al diritto.
Non esiste una società senza diritto perché non esiste una società che non sia legittimata o che non tenda ad auto legittimare il dominio. Il diritto è lo spirito della società. se la società ha una volontà, questa è appunto il diritto: la società esiste solo grazie al diritto.

Ma siccome esiste solo per il fatto che esercita un dominio sui singoli, il diritto non è che la volontà del dominatore. Anche la società politicamente più dispotica è sempre alla ricerca del diritto. Tutti i tipi di governo partono dal principio che tutto il diritto e tutto il potere appartengono al popolo preso nella sua collettività. Nessuno di essi, infatti, tralascia di richiamarsi alla collettività e il despota agisce e comanda “in nome del popolo” esattamente come il presidente o qualsiasi aristocrazia. Il diritto è una dimensione ineliminabile di ogni società umana, che si ritrova fondata su quel particolare rapporto di forza riassunto nella pre-potenza, cioè in un momento che esiste prima del costituirsi collettivo della società e in un ambito che sta fuori una volta che questa si è costituita.
Il diritto è dunque la legittimazione del dominio. Non di questo o quel determinato dominio, ma del dominio in quanto tale. Esso si pone in modo estraneo rispetto all’unico, in quanto per sua natura il diritto mi “viene concesso”. Che sia la natura o Dio o la decisione popolare, ecc., a concedermi un diritto, si tratta sempre di un diritto estraneo, di un diritto che non sono io a concedermi o a prendermi. Non è perciò la fonte del diritto a decidere la sua intima valenza di ratifica del dominio, ma il fatto che comunque esso è sempre un’entità che si pone sopra l’individuo. Per cui non può mai esistere una completa coincidenza tra il diritto e la volontà individuale, dal momento che ogni diritto è, per intrinseca definizione, una categoria particolare e ipostatizzata che si fissa in dimensione universale, mentre l’individuo è una dimensione unica, in sé irripetibile. Diritto storico, diritto naturale o diritto divino o qualsiasi altro diritto; il diritto di per se stesso non è in grado di risolvere i problemi dell’unicità posti al singolo.
(Max Stirner)

La costituzione sta all’anarchia come la democrazia sta alla libertà

 

La costituzione sta all'anarchia come la democrazia sta alla libertà
Da tempo gira un appello per il si e per il no sociale al prossimo referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale. Bene, ma di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando forse di quelle tante belle parole scritte dopo la pacificazione togliattiana alla quale hanno preso parte anche gli ex fascisti alla stesura e disattesa nella sua interezza da oltre 70 anni?

Ebbene si,è proprio di quella che stiamo parlando,stiamo parlando di quella costituzione figlia di quella democrazia che sulla carta ti garantisce i diritti ma non appena però li rivendichi è pronta a brandire il bastone con tutti i suoi mezzi repressivi di cui dispone,ed ancora,parliamo di quella costituzione che parla di pace e libertà e permette la costruzione e l’invio di armi nel mondo,si, è proprio di quella che stiamo parlando ma potremmo andare ancora avanti. Bene,noi abbiamo un’idea ben precisa al riguardo e pensiamo che in ambedue i casi si riconosce implicitamente uno strumento del potere, inventato dal potere stesso, nonché la sua necessità, e soprattutto la sua efficacia. Cioè, chi vota in questo referendum implicitamente ammette il proprio pensiero in merito alla costituzione che così la crede indispensabile e utile. E’ evidente che la massa dei sudditi, essendo tale, si riduca a questo pensiero, all’illusione perpetua, e a quel paradosso ioneschiano secondo cui gli strumenti del sistema dovrebbero servire a liberarla dal sistema stesso, ma è completamente fuori da ogni creanza, per coloro che si ritengono intelligenti e ‘fuori dal coro’, non vedere che la questione non dovrebbe mai più essere ‘modifica della costituzione sì’ versus ‘modifica della costituzione no’, bensì ‘sistema sì’ versus ‘sistema no’. Ma forse queste persone intelligenti attendono che il quesito sull’abolizione del sistema venga posto dal sistema stesso, magari attraverso una forma di costituzione, corretta o no, in modo tale che gli oppressori chiedano finalmente agli oppressi se vogliono o meno essere oppressi. Tutto questo, secondo noi, va ben oltre ogni misura ed ogni logica tollerabile. Respingiamo totalmente quindi qualsiasi forma di lotta istituzionale in quanto siamo convinti che i diritti umani non possono e non potranno mai passare attraverso le urne elettorali e invitiamo quindi il 4 dicembre a disertare le urne e a riempire le piazze per la conquista dei diritti che non possono e non potranno mai essere sanciti da un pezzo di carta straccia.

Alcune anarchiche ed anarchici

Il voto referendario indice di buona e vana costituzione.

In questi ultimi tempi non si parla d’altro che di referendum costituzionae,come tutti sapranno il 4 dicembre gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il loro parere su una costituzione da 70 anni disattesa nella sua interezza a partire dal suo primo articolo 1. La bagarre delle urne si è scatenata anche sui social ed è diventata l’argomento clou del momento creando non poche polemiche. Bene, noi abbiamo un’idea ben precisa al riguardo e pensiamo che in ambedue i casi si riconosce implicitamente uno strumento del potere, inventato dal potere stesso, nonché la sua necessità, e soprattutto la sua efficacia. Cioè, chi vota in questo referendum implicitamente ammette il proprio pensiero in merito alla costituzione che così la crede indispensabile e utile. E’ evidente che la massa dei sudditi, essendo tale, si riduca a questo pensiero, all’illusione perpetua, e a quel paradosso ioneschiano secondo cui gli strumenti del sistema dovrebbero servire a liberarla dal sistema stesso, ma è completamente fuori da ogni creanza, per coloro che si ritengono intelligenti e ‘fuori dal coro’, non vedere che la questione non dovrebbe mai più essere ‘modifica della costituzione sì’ versus ‘modifica della costituzione no’, bensì ‘sistema sì’ versus ‘sistema no’. Ma forse questa gente intelligente attende che il quesito sull’abolizione del sistema venga posto dal sistema stesso, magari attraverso una forma di costituzione, corretta o no, in modo tale che gli oppressori chiedano finalmente agli oppressi se vogliono o meno essere oppressi. Tutto questo, secondo noi, va ben oltre ogni misura di idiozia tollerabile. E sempre secondo noi, questo referendum sta già segnando finalmente, e ci auspichiamo definitivamente, quella separazione chiarificatrice tra gli anarchici e tutti quei sedicenti tali con tanto di bandiere e simbologia appresso che stanno friggendo dalla voglia di dimostrare al mondo quanto in realtà siano solo dei riformisti non in grado di pensare a una società libera dal sistema, e men che meno, evidentemente, a volerla.

Alcune anarchiche e anarchici

 

Foto di: Ministero Della Sommossa

Il voto referendario indice di buona e vana costituzione.
Il voto referendario indice di buona e vana costituzione.

 

12 novembre 1908 muore a Parigi Joseph Albert Libertad.

A seguito di una malattia nella sua giovinezza, perderà l’uso delle gambe e si sposterà sulle stampelle.

 Nel 1896 all'età di 21 anni, Libertad si dedica alla propaganda Anarchica in pubblici incontri.
Nel 1896 all’età di 21 anni, Libertad si dedica alla propaganda Anarchica in pubblici incontri.

Nel 1897 lascia Bordeaux ( città nativa ) e giunge a Parigi, dove vive sotto le stelle o nei rifugi. Si presenta alla sede di Le Libertaire, fondato due anni prima da Sebastien Faure, al quale collabora nell’anno successivo. Comincia a farsi conoscere negli ambienti individualisti per la sua eloquenza e per la violenza contro i suoi avversari. Nel 1901 Libertad è ammesso al sindacato dei correttori. Viene condannato a tre mesi di carcere per aver gridato “abbasso l’esercito”. Nell’ottobre del 1902 fonda, insieme a un folto gruppo di Anarco-individualisti le Causeries populaires, apre una biblioteca, fonda una lega antimilitarista e il settimanale L’Anarchie. All’uscita da una riunione delle Causeries populaires, Libertad e alcuni amici vengono picchiati dai poliziotti. Libertad viene lasciato, perché ritenuto morto, in strada. Nel corso della sua breve vita, subisce innumerevoli arresti, e Il 12 novembre 1908 Libertad muore all’ospedale Lariboisière, a Parigi, dopo l’ennesimo scontro con la polizia (cadde sulle scale di Montmartre, mentre si difendeva con le proprie stampelle).
Libertad è stato un fautore della propaganda mediante i fatti ed è stato anche un parlatore eccezionale, che fu presto riconosciuto dal movimento Anarchico per il suo tono tagliente, ironico, per la sua immaginazione e la sua polemica vivace. Libertad è stato un ribelle che non ha combattuto al di fuori o vicino alla società, ma all’interno di essa. Egli ritiene che l’ Anarchismo individualista, associato al Comunismo Libertario, sia la migliore strada per l’emancipazione collettiva dal capitalismo.

“ Per andare verso la libertà , bisogna che sviluppiamo la nostra individualità . Quando dico: andare verso la libertà , voglio dire: andare verso il più completo sviluppo del nostro essere individui “.
“ La corrente comunista e la corrente individualista fuse l’una nell’altra, trovano il proprio logico sbocco nell’Anarchismo “.
…..non votare è un peccato, dice il cattolico, non votare è da cattivi cittadini, dice il repubblicano, non votare è tradire i propri fratelli, dice il socialista. Cos’è dunque votare? E’ scegliere da sè il padrone che vi prenderà a frustate, che vi deruberà ….. UOMO CHE VUOI VOTARE, RIFLETTI. Rifletti bene. I ricchi sono potenti solo grazie ai loro pastori e ai loro cani. Ma la forza dei pastori e dei cani deriva solo dalla tua accettazione, dalla tua obbedienza, dal tuo voto. Non mettere più la scheda nell’urna. Restatene a casa o vai a zonzo. Fregatene del voto. La tua forza non è in un pezzo di carta, è nel tuo cervello, nel tuo braccio, nella tua volontà.
Albert Libertad
Alcuni versi del: Che crepi il vecchio mondo!

Ah! Ah! È Capodanno!
Bisogna che si rida! Bisogna che ci si diverta. Che tutti i volti assumano un atteggiamento di festa. Che tutte le labbra lascino sfuggire i migliori auguri. Che su tutte le facce si disegni il ghigno della gioia.
È il giorno della menzogna ufficiale, dell’ipocrisia sociale, della carità farisaica. È il giorno dell’imbroglio e del falso, è il giorno dell’apparenza e del convenuto.
AH! AH! Lunga vita e buona salute?
Volete dei voti, eccoveli.
Che crepi il proprietario che possiede il posto dove distendo le mie membra e che mi vende l’aria che respiro!
Che crepino i catalogati di tutti i sessi con i desideri umani che si soddisfano solo con promesse, fedeltà, denaro e insulsaggini!
Che crepi l’ufficiale che ordina l’assassinio e il soldato che gli ubbidisce; che crepino il deputato che fa la legge e l’elettore che fa il deputato!
Che crepi il ricco che si accaparra una così larga fetta del bottino sociale, ma crepi soprattutto l’imbecille che gli prepara il pastone.
La proprietà, la patria, gli dei, l’onore rischieranno di essere scaraventati nella fogna assieme a coloro che vivono di questi fetori.
E sarà universale questo augurio che sembra così minaccioso e che eppure è traboccante di dolcezza:

che crepi il vecchio mondo!!!
Albert Libertad

Di: Walter Ranieri

11 novembre 1887 i martiri di Chicago

L’11 novembre del 1887 gli Anarchici Adolph Fischer, nato in Germania, anni 30; August Spies, nato in Germania, anni 31; George Engel, nato in Germania, anni 50 e Albert Parsons, nato negli Stati Uniti, anni 39 vengono impiccati. Louis Lingg , nato in Germania, anni 22, sfugge alla forca a cui era stato condannato, suicidandosi in carcere il giorno prima dell’esecuzione.

L'11 novembre del 1887 gli Anarchici Adolph Fischer, nato in Germania, anni 30; August Spies, nato in Germania, anni 31; George Engel, nato in Germania, anni 50 e Albert Parsons, nato negli Stati Uniti, anni 39 vengono impiccati. Louis Lingg , nato in Germania, anni 22, sfugge alla forca a cui era stato condannato, suicidandosi in carcere il giorno prima dell'esecuzione.
L’11 novembre del 1887 gli Anarchici Adolph Fischer, nato in Germania, anni 30; August Spies, nato in Germania, anni 31; George Engel, nato in Germania, anni 50 e Albert Parsons, nato negli Stati Uniti, anni 39 vengono impiccati. Louis Lingg , nato in Germania, anni 22, sfugge alla forca a cui era stato condannato, suicidandosi in carcere il giorno prima dell’esecuzione.

Vittime della repressione, delle istituzioni americane bigotte e razziste, contro Anarchici e sindacalisti.
In seguito alla lettura della sentenza, alcuni dei condannati commentano così il verdetto:
“ Intendo solo protestare contro la pena di morte che mi è stata comminata perché non ho commesso alcun crimine … ma se devo essere impiccato per aver professato le mie idee Anarchiche, per il mio amore della libertà , uguaglianza e fraternità , non ho alcun problema. Lo dico ad alta voce: dispongano della mia vita. Viva l’Anarchia! (Adolf Fischer) “
“ Il principio fondamentale dell’Anarchia è l’abolizione del salario e la sostituzione dell’attuale sistema industriale e autoritario con un sistema di libera cooperazione universale, la sola che può risolvere il conflitto esistente. La società odierna sopravvive grazie alla repressione, noi abbiamo consigliato una rivoluzione sociale dei lavoratori contro questo sistema di forza. Se devo essere impiccato per le mie idee Anarchiche, va bene: uccidetemi. Lasciate che si senta la voce del popolo! (Albert Parsons) “
“ Hurrà per l’Anarchia! (George Engel) “
“ Vostro onore, la mia difesa è proprio la sua accusa, i miei presunti crimini sono la mia storia. Può condannarmi, però almeno che si sappia che nello Stato dell’Illinois otto uomini furono condannati per non abiurare la loro fede nel trionfo finale della libertà e della giustizia. Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte! (August Spies) “
Infatti, dopo quasi 130 anni, sono sempre nella nostra mente e nel nostro cuore.

Di: Walter Ranieri

Lettera di Èmile Henry al direttore della Conciergerie

 

27 febbraio 1894

Signor Direttore

emile-henry
27 febbraio 1894 Signor Direttore. Durante la visita che mi avete fatto nella mia cella domenica 18 corrente, avete avuto con me una discussione, del tutto amichevole sulle idee anarchiche.

Siete stato molto stupito, mi avete detto di conoscere le nostre teorie sotto un aspetto nuovo per voi, e mi avete chiesto di riassumervi per iscritto la nostra conversazione, per conoscere bene ciò che vogliono i nostri compagni anarchici.

[…]

Su quali basi poggia la società borghese? Fatta astrazione dai principi di famiglia, patria e religione, che non sono altro che dei corollari, possiamo affermare che le due pietre di volta, i due principi fondamentali dello stato attuale sono l’autorità e la proprietà.

Tutti i mali di cui soffriamo derivano dalla proprietà e dall’autorità.

La miseria, il furto, il crimine, la prostituzione, le guerre, le rivoluzioni, non sono altro che risultanti di questi due principi.

Dunque, essendo cattive le due basi della società, non c’è da esitare. Non bisogna sperimentare un mucchio di palleativi (cioè il socialismo) che servono solo a spostare il male; bisogna distruggere i due germi viziati ed estirparli dalla vita sociale.

Per questo noi anarchici vogliamo sostituire alla proprietà individuale il Comunismo, e la libertà all’autorità.

Quindi, niente più titoli di possesso, né titoli di dominazione: eguaglianza assoluta.

Quando noi diciamo eguaglianza assoluta non pretendiamo che tutti uomini avranno una stessa mente, una stessa organizzazione fisica, sappiamo molto bene che ci sarà sempre la più grande diversità fra le attitudini cerebrali e corporali. Ed è proprio questa varietà di capacità che realizzerà la produzione di tutto ciò che è necessario all’umanità, e su di essa noi contiamo per mantenere l’emulazione in una società anarchica.

Ci saranno ingegneri e sterratori, questo è evidente, ma senza che uno abbia la minima superiorità sull’altro; poiché il lavoro dell’ingegnere non servirebbe a niente senza il concorso dello sterratore, e viceversa.

Dal momento che ciascuno sarà libero di scegliere il mestiere che vorrà esercitare ci saranno solo esseri obbedienti, senza costrizione, alle tendenze che la natura ha posto in loro (garanzia di buona produzione).

Qui si pone un problema. E i pigri? Ognuno vorrà lavorare? Noi rispondiamo: si, ognuno vorrà lavorare, ed ecco il perché.

Oggi la media della giornata lavorativa è di 10 ore.

Molti operai sono occupati con lavori assolutamente inutili alla società, in particolare agli armamenti militari di terra e di mare. Altri ancora sono colpiti dalla disoccupazione. Aggiungete a ciò che un considerevole numero di uomini validi non producono niente: soldati, preti, poliziotti, magistrati, funzionari, ecc. Si può dunque affermare, senza essere tacciati di esagerazione, che su 100 individui capaci di produrre un lavoro qualunque, solo 50 forniscono uno sforzo veramente utile alla società. Sono quei cinquanta che producono tutta la ricchezza sociale.

Da qui la deduzione che se tutti lavorassero, la giornata lavorativa, invece di essere di 10 ore, scenderebbe a 5 ore soltanto.

Consideriamo inoltre che, allo stato attuale, il totale dei prodotti manufatturati e quattro volte più considerevole e il totale dei prodotti agricoli è tre volte più considerevole della quantità necessaria ai bisogni dell’umanità; vale a dire che una umanità tre volte più numerosa sarebbe vestita, alloggiata, riscaldata, nutrita, in una parola avrebbe la soddisfazione di tutti i suoi bisogni, se lo spreco ed altre molteplici cause non distruggessero questa sovrapproduzione.

Da quanto precede, possiamo trarre la seguente conclusione: una società in cui ognuno collaborasse al lavoro comune, ce che si contentasse di una produzione che non superi enormemente il suo consumo (dovendo l’eccesso della prima sul secondo costituire una piccola riserva) dovrebbe chiedere a ciascuno dei suoi membri validi solo uno sforzo di due o tre ore, forse anche meno.

A quel punto, chi si rifiuterebbe di prestare una quantità di lavoro cosi piccola? Chi vorrebbe vivere con questa vergogna di essere disprezzato da tutti e considerato un parassita?

(…) L’autorità e la proprietà marciano sempre insieme, si sostengono l’un l’altra, per tenere schiava l’umanità!

Che cos’è il diritto di proprietà? È un diritto naturale? No, la Natura, creandoci, ci fece con degli organismi simili, e uno stomaco di manovale esige le stesse soddisfazioni di uno stomaco di finanziere.

E tuttavia, oggi, una classe si è accaparrata tutto, rubando all’altra classe non solo il pane del corpo, ma anche il pane dello spirito.

Si, in un secolo che chiamano di progresso e di scienza, non è doloroso pensare che milioni di intelligenze, avide di sapere si trovano nell’impossibilità di sbocciare? Che i figli del popolo. che sarebbero potuti diventare uomini di alto valore, utili all’umanità, non sapranno mai altro che alcune nozioni indispensabili che inculca loro la scuola primaria!

La proprietà, ecco il nemico della felicità umana, poichè essa crea l’ineguaglianza e di conseguenza l’odio, l’invidia, la rivolta sanguinosa.

L’autorità non è che la sanzione della proprietà. Essa inette la forza al servizio della spogliazione.

Ebbene! Poiché il lavoro è un bisogno naturale, converrete con me, Signore, che nessuno si sottrarrà alla richiesta di uno sforzo minimo come quello di cui abbiamo parlato sopra.

Vedete bene, Signore che non sarà necessario ricorrere ad alcuna legge per evitare i parassiti.

Se, per un caso straordinario, qualcuno volesse tuttavia rifiutare di aiutare i suoi fratelli, sarebbe sempre meno costoso nutrire questo disgraziato, che non può essere che un malato, che mantenere legislatori, magistrati, poliziotti e guardiaciurme per domarlo.

Molti altri problemi si pongono, ma essi sono di ordine secondario; l’importante era di stabilire che la soppressione della proprietà, l’espropriazione, non porterebbe ad un arresto della produzione in seguito allo sviluppo della pigrizia, e che la società anarchica saprebbe nutrirsi e soddisfare tutti i suoi bisogni.

Tutte le altre obiezioni che si potrebbero sollevare saranno facilmente confutate ispirandosi all’idea che un ambiente anarchico svilupperà in ciascuno dei suoi membri la solidarietà e l’amore per i suoi simili, poiché l’uomo saprà che, lavorando per gli altri, lavorerà allo stesso tempo per sé.

Un’obiezione che “apparentemente sembra più fondata è questa: se non esiste più alcuna autorità, se non c’è più la paura del gendarme a fermare la mano dei criminali, non rischiamo di vedere i delitti e i crimini moltiplicarsi in proporzione spaventosa?

La risposta è facile. Noi possiamo classificare i crimini che si commettono oggi in due categorie principali: crimini di interesse e crimini passionali.

l primi scompariranno da se poiché non ci sarà più ragione per questi delitti, attentati alla proprietà, in un ambiente che ha soppresso la proprietà.

Quanto ai secondi, nessuna legislazione può impedirli. Ben lungi da ciò, la legge attuale che assolve il marito che assassina la moglie adultera, non fa che favorire la frequenza di questi crimini.

Al contrario, un ambiente anarchico eleverà il livello morale dell’umanità. L’uomo comprenderà di non avere alcun diritto su una donna che si dà ad un altro invece che a lui, perché questa donna non fa che obbedire alla sua natura.

Di conseguenza, nella futura società, i crimini diventeranno sempre più rari, fino a scomparire completamente.

Vi riassumerò, Signore, il mio ideale di società anarchica. Niente più autorità, molto più contraria alla felicità dell’umanità di qualche eccesso che potrebbe verificarsi inizialmente in una società libera. Al posto dell’organizzazione autoritaria attuale, raggruppamento degli individui per simpatia e affinità, senza leggi e senza capi. Niente più proprietà individuale; comunione dei prodotti; lavoro di ciascuno secondo i suoi bisogni, consumo di ciascuno secondo i suoi bisogni, cioè a suo piacimento.

Niente più famiglia, egoista e borghese, che fa l’uomo proprietà della moglie e la moglie proprietà dell’uomo; che esige da due esseri che si sono amati un momento, di essere legati l’uno all’altro fino alla fine dei loro giorni. La natura è capricciosa, essa chiede sempre nuove sensazioni. Vuole l’amore libero. Per questo noi vogliamo la libera unione.

Niente più patria, niente più odio tra fratelli che getta, gli uni contro gli altri, uomini che non si sono mai visti.

Sostituzione dell’attaccamento ristretto e meschino dello sciovinista alla sua patria, con l’amore ampio e fecondo per tutta l’umanità, senza distinzione di razza e di colore.

Niente più religione, forgiata dai preti per imbastardire le masse e dare loro la speranza di una vita migliore, mentre essi godranno della vita terrestre.

Al contrario, sviluppo continuo delle scienze messe alla portata di ogni essere che si sentirà attirato verso il loro studio, portando poco a poco tutti gli uomini alla coscienza del materialismo.

Studio particolare dei fenomeni ipnotici che la scienza comincia ora a constatare, al fine di smascherare i ciarlatani che presentano agli ignoranti, sotto un aspetto meraviglioso e sovrannaturale, fatti di ordine puramente fisico.

In una parola, niente più ostacoli al libero sviluppo della natura umana.

Libero schiudersi di tutte le facoltà fisiche, cerebrali e mentali.

Non sono così ottimista da sperare che una società con tali basi giunga in un solo colpo all’armonia perfetta. Ma ho la profonda convinzione che due o tre generazioni saranno sufficienti per strappare l’uomo all’influenza della civilizzazione artificiale che egli subisce oggi, e per riportarlo allo stato di natura, che è lo stato di bontà e di amore.

Ma per fare trionfare questo ideale, per fondare una società anarchica su basi solide, bisogna cominciare con il lavoro di distruzione. Bisogna abbattere il vecchio edificio tarlato.

Ed è quello che facciamo.

La borghesia sostiene che non giungeremo mai al nostro scopo.

L’avvenire, un avvenire molto vicino, glielo insegnerà.

Viva l’Anarchia!

Il 7 novembre 1913 nasce Albert Camus.

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Il 7 novembre 1913 nasce a Mondovi in Algeria Albert Camus. Celebre scrittore, filosofo ed intellettuale francese con forti tendenze libertarie.

Il 7 novembre 1913 nasce a Mondovi in Algeria Albert Camus. Celebre scrittore, filosofo ed intellettuale francese con forti tendenze libertarie. Nel 1957 vinse il Premio Nobel per la letteratura.
“Siate realisti chiedete l’impossibile”, questa frase viene estrapolata dal dramma Caligola scritto da Albert Camus nel 1944.

Nel 1933 aderisce al movimento antifascista Amsterdam-Pleyel. Negli anni della resistenza si affilia alla cellula partigiana Combat per la quale curerà numerosi articoli per l’omonimo giornale che circola clandestinamente. L’opera che indica una decisiva presa di posizione in ambito libertario è¨ L’uomo in rivolta del 1951 dove ribadirà la sua fede nell’Anarchismo individualista, pur mantenendo una posizione decisamente personale. Camus era stato introdotto negli ambienti libertari nel 1948 da Andrè Prudhommeaux che lo aveva invitato ad una riunione. La sua vicinanza all’Anarco-individualismo sarà sancita dalla sua collaborazione a numerose riviste libertarie (Le Libertaire, Le rèvolution proletarienne e Solidaridad Obrera della CNT).
L’unica risposta vera di fronte all’assurdità , è la non-rassegnazione: la rivolta. Per Camus la rivolta può assumere infinite modalità : filosofica, storica, politica, poetica. La rivolta viene vista come l’unico modo per combattere l’assurdità e l’ingiustizia della vita. La rivolta dà una nuova interpretazione all’essere umano: “ mi rivolto, dunque siamo “. Il suo saggio più celebre, L’uomo in rivolta, presenta una visione del mondo e della sua storia di tendenza Anarchica, influenzata tanto da Nietzsche quanto da Max Stirner.
Molto vicino all’Anarco-sindacalismo francese, Camus propone l’idea di un socialismo con una forte matrice libertaria, poichè pensa che i concetti di dignità umana e libertà devono essere portati avanti parallelamente. Durante tutta la sua vita Camus si è espressamente schierato attivamente contro tutti i totalitarismi.
Muore il 4 gennaio 1960 in un incidente d’auto a Villeblevin, in Francia. Nelle sue tasche gli viene trovato un biglietto ferroviario non utilizzato. Probabilmente aveva pensato di usare il treno, cambiando idea all’ultimo momento. In passato aveva più volte sostenuto che il modo più assurdo di morire sarebbe stato proprio in un incidente automobilistico. La sua tomba è nel cimitero di Lourmarin, cittadina dove aveva una abitazione.

Walter Ranieri

Il 6 novembre 1933 muore a Bologna l’Anarchico Pietro Garavini

Il 6 novembre 1933 muore a Bologna l’Anarchico Pietro Garavini,nato a Castel Bolognese ( RA ).

Aderisce all’Anarchismo in gioventù dopo essere stato membro per qualche tempo del partito socialista. Anarchico è anche il fratello Antonio (1872-1936), detto Ansèna, personaggio pittoresco e stravagante dotato di una forza fuori del comune, implicato in vari episodi di anticlericalismo, che emigrerà in Brasile verso la fine dell’Ottocento, dove raggiungerà una certa agiatezza economica e diventerà piuttosto popolare con il soprannome il Tigre.er molti anni la sua osteria è il luogo di ritrovo abituale degli Anarchici del paese. Nelle fonti di polizia viene indicato come uno degli autori della decapitazione di una statua della madonna avvenuta nella notte del 21 maggio 1893 nella chiesa di san francesco in occasione della festa della pentecoste, il più eclatante episodio a sfondo anticlericale avvenuto a Castel Bolognese, che ha clamorose ripercussioni in tutta la Romagna. La sera del 31 maggio 1894 prende parte a una manifestazione di solidarietà con i Fasci siciliani che si tiene a Castel Bolognese. Per questo episodio viene processato con altri 18 Anarchici. Riceve e diffonde periodici Anarchici in lingua italiana, e talvolta altri stampati sovversivi, dall’Italia e dall’estero. Il 23 settembre 1900, nel clima repressivo seguito al regicidio di Bresci, viene arrestato e denunciato per associazione a delinquere quale uno dei componenti il nucleo organizzatore del Gruppo Anarchico di Castel Bolognese sciolto d’autorità. Nel settembre del 1927 è incarcerato per breve tempo a seguito di un attentato ai danni del console della milizia fascista ettore muti a Ravenna (gli arrestati nella sola Castel Bolognese saranno una ventina, quasi tutti Anarchici, varie centinaia nell’intera provincia). Il mese successivo, con ordinanza del questore, viene diffidato come “elemento pericoloso per la sicurezza dello Stato”.

Nella foto – Castel Bolognese, 1916 – I fondatori della Biblioteca Libertaria di Castel Bolognese. In piedi, da sinistra: Pasquale Mattioli, Pietro Costa, Giuseppe Santandrea, Bindo Lama, Nello Garavini. Seduti, da sinistra: Aurelio Lolli, Francesco Dari, Domenico Scardovi.

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Nella foto – Castel Bolognese, 1916 – I fondatori della Biblioteca Libertaria di Castel Bolognese. In piedi, da sinistra: Pasquale Mattioli, Pietro Costa, Giuseppe Santandrea, Bindo Lama, Nello Garavini. Seduti, da sinistra: Aurelio Lolli, Francesco Dari, Domenico Scardovi.

Un ringraziamento a Walter Ranieri

 

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