Quella felicità ricercata attraverso la competizione.

Qualsiasi essere vivente ha come scopo fondamentale la ricerca della propria felicità, che è una ricerca continua. Cercare la felicità significa dirigersi sempre verso una direzione di vita, di bene, di godimento. Si ricerca sempre una condizione di beneficio. Tuttavia, a seconda degli strumenti anche culturali di cui si dispone, la ricerca della felicità può avere l’effetto opposto. In questa società specifica, noi siamo abituati a ricercare la nostra felicità per mezzo di strumenti autoritari, quelli del sistema, i quali ci inducono a credere che la felicità (o presunta tale, ma questo è un altro discorso) si può ottenere soltanto salendo dei gradini sociali pre-disposti in modo tale che si inneschi una rivalità senza esclusione di colpi sia tra i singoli, sia tra le classi sociali. Ma questa struttura gerarchica è stata pensata e voluta da coloro che avevano, e continuano ad avere, dei privilegi da difendere e da mantenere. Questo è il capitalismo, e il suo strumento per realizzarsi è lo stato, cioè il dominio di pochi sulle masse sfruttate e ricattate. Se qualcuno è sfruttato e ricattato, non può essere mai felice. E semmai quel qualcuno riesce a salire dei gradini e a stare meglio, vuol solo dire che al di sotto di lui tutti gli altri non saranno felici. L’infelicità non è un progetto della natura dato agli esseri viventi. Lo strumento dello stato e il capitalismo sono infatti progetti relativamente giovani, l’umantà ne ha sempre fatto a meno, perché il modello di vita che la natura ci ha donato e con cui abbiamo sempre vissuto è quello del mutuo appoggio, dell’aiuto reciproco, che è di gran lunga il metodo più efficace in natura per far fronte ai perigli della vita in società. Una delle prove che ci indicano che la struttura gerarchica di questa società è un artifizio, ce la dà proprio colui che è soggetto allo sfruttamento e che crede che quello sia il suo destino naturale. Io lo chiamo ‘servo volontario’. Se io prendo questo servo, abituato per cultura a delegare, che non sa più immaginarsi una condizione di libertà e quindi di felicità, e gli dico come vorrebbe che fosse il suo padrone, egli non direbbe mai ‘lo voglio cattivo’, egli mi dirà di che lo vorrebbe buono, intendendo con questo un tipo di padrone che gli concede sempre più diritti. Ecco allora che il servo, pur essendo tale, ci indica che la sua natura lo spinge a ricercare qualcosa che gli dia felicità. Ma qual è, per qualsiasi essere vivente, la felicità reale e suprema se non la propria libertà? E se il senso della nostra vita è quello di soddisfare pienamente la nostra felicità, tale senso non potrebbe mai ammettere padroni, i quali sono tali proprio perché si arrogano il diritto di limitare la realizzazione della felicità di ognuno. E anche ammesso che una persona creda di essere felice servendo un padrone, dopo poco tempo la sua naturale voglia di ricercare sempre il meglio per sé lo spingerebbe a rifiutare il giogo. Proprio questo viene impedito dai padroni e dal sistema padronale, cioè il fatto che la massa schiava possa liberarsi per gioire pienamente. Questo impedimento avviene per mezzo di vari espedienti, ormai soprattutto culturali ma anche materiali e militari. La massa è posta sotto un enorme ricatto che la cultura dominante ha fatto credere che sia normalità, cosa saggia e ovvia. Il lavoro dipendente, ad esempio, non è affatto un diritto (come la cultura dominante ci fa credere), ma un incredibile e terribile ricatto, reso possibile persino dalla stessa massa di schiavi, i quali, anziché adoprarsi nelle attività per aiutare la collettività e a rendere tutti felici (come facevamo prima dello stato), si affanna per arricchire solo quelli che poi le daranno una miseria al mese. Così lo schiavo che vorrebbe liberarsi dal sistema (per cercare la propria felicità), vedendo che gli altri schiavi lavorano solo per arricchire il padrone e per avere quattro spiccioli in tasca, sarà destinato a soccombere, a ‘vivere’ ai margini. Il mutuo appoggio è stato sostituito con un sistema di competizione egoistica tra servi, che frutta benissimo solo ai soliti pochi. Liberiamocene. Piramide-dei-valori-umani-Model

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