Stritolati dall’ingranaggio della macchina autoritaria.

L’autoritarismo è poi anche un metodo, una funzione appresa e applicata ad ogni cosa. Non è l’unica, ma è l’unica che ci viene inoculata fin da bambini. Un metodo. Per affrontare le questioni, le controversie, le cose che proprio il metodo crea. Questo metodo è come una macchina concepita per andare in un solo verso. Una volta imparato ad usarla e soprattutto a riconoscerla (ma questo avviene in fretta, ahimé, colpa della scuola), è inutile sperare di cambiare le cose usando la stessa macchina. Anzi, quanto più si tende a migliorare la macchina autoritaria, tanto più il risultato è devastante. Migliorare vuol dire potenziare le funzionalità della macchina. Così si usa il metodo autoritario per ogni cosa e quasi nessuno capisce il motivo per cui non si risolve mai niente, semmai le cose peggiorano. Quasi nessuno sa, o vuole ammettere a se stesso, che il problema è solo la macchina, la quale non può essere riformata, ma demolita. Dice: e poi? E poi rimane la libertà, il buon senso, che naturalmente oggi non c’è perché fagogitato dagli effetti che la macchina produce, tra i quali c’è anche questo tipo di essere umano alienato e disumanizzato, impaurito della libertà, privato del suo buon senso perché abituato a deresponsabilizzarsi fin da bambino, a delegare, a crearsi padroni. Trova tutto ciò normale, e accusa tutto ciò che sta oltre. L’autoritarismo è un metodo, una funzione appresa e applicata ad ogni cosa. Non ha mai funzionato e mai funzionerà. Per tornare ad essere veramente solidali e degni di far parte della natura, bisogna demolire la macchina. Non c’è altra soluzione. Piaccia o no. So che ci si affeziona alle cose, ma è da stolti non disfarsene quando si rivelano deleterie. E son passati 5 mila anni per capire che la macchina autoritaria è nefasta. Ne servono ancora? Purtroppo la gente, a causa del metodo appreso che contempla la censura sistematica delle informazioni più rilevanti, non conosce il modo in cui si viveva prima dello stato, di quel tempo la macchina ha fornito solo menzogne su menzogne giusto per farsi lodare come ‘macchina civilizzatrice’. La verità è l’opposto di quel che la macchina autoritaria ci fa sempre credere. Dunque è un metodo, dicevo. E la gente che lavora per appartenere a questa macchina (gli adattati sociali, gli educati, i conformisti) pensa che ragionare sul metodo, e non invece oltre il metodo, sia persino una cosa seria, da intellettuali. Dal metodo alla metodologia c’è allora tutto il senso di questa società ingiusta, quando su un meccanismo autoritario i politici e le tv tessono una propaganda mirata, volta a far ragionare la gente sul meccanismo stesso, mai su ciò che esiste al di fuori della macchina. Così c’è un meccanismo, una legge, che ovviamente non risolve niente, e allora tutti discutono su come migliorare la legge, non su cosa ci sia al di là dei codici scritti. Al di là dei codici, si sa, c’è il buon senso, ma guai a lasciare che la gente vi si tuffi, anche solo per un secondo. Anche per questo motivo l’anarchia è costantemente demonizzata dallo stato. L’anarchia fa paura perché fa vedere l’oltre, l’inconsueto, la zona non autoritaria, che ad onor del vero è dentro ognuno di noi, più o meno soffocato, ma c’è. Saper guardare in faccia questo ‘oltre’ è da giusti, saperlo tirare fuori è da responsabili. Ragioniamo oltre, e non sul metodo.

Cloud’s Waldeningranaggio

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