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Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.

Era la mezzanotte del 22 di Agosto del 1927 a cavallo del 23 quando i due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti venivano “giustiziati” sulla sedia elettrica in America. La loro colpa? Quella di essersi sempre schierati dalla parte degli sfruttati e degli oppressi. Vi riportiamo la lettera di Nicola Sacco al figlio Dante e una di Bartolomeo Vanzetti al padre e il video della condanna a morte di Nicola e Bartolomeo tratto dal film Sacco e Vanzetti splendidamente interpretato da Gian Maria Volontè.

Lettera di Nicola Sacco al figlio Dante,

Mio carissimo figlio e compagno, sin dal giorno che ti vidi per l’ultima volta ho sempre avuto idea di scriverti questa lettera: ma la durata del mio digiuno e il pensiero di non potermi esprimere come era mio desiderio, mi hanno fatto attendere fino ad oggi. Non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire! Ma questi sette anni di dolore mi dicono che ciò è stato reso possibile. Però questa nostra separazione forzata non ha cambiato di un atomo il nostro affetto che rimane più saldo e più vivo che mai. Anzi, se ciò è possibile, si è ingigantito ancor più. Molto abbiamo sofferto durante il nostro lungo calvario. Noi protestiamo oggi, come protestammo ieri e protesteremo sempre per la nostra libertà. Se cessai il mio sciopero della fame, lo feci perchè in me non era rimasta ormai alcuna ombra di vita ed io scelsi quella forma di protesta per reclamare la vita e non la morte, il mio sacrificio era animato dal desiderio vivissimo che vi era in me, per ritornare a stringere tra le mie braccia la tua piccola cara sorellina Ines, tua madre, te e tutti i miei cari amici e compagni di vita, non di morte. Perciò, figlio, la vita di oggi torna calma e tranquilla a rianimare il mio povero corpo, se pure lo spirito rimane senza orizzonte e sempre sperduto tra tetre, nere visioni di morte. Ricordati anche di ciò figlio mio. Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perchè essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili. Continuamente pensavo a te, Dante mio, nei tristi giorni trascorsi nella cella di morte, il canto, le tenere voci dei bimbi che giungevano fino a me dal vicino giardino di giuoco ove vi era la vita e la gioia spensierata – a soli pochi passi di distanza dalle mura che serrano in una atroce agonia tre anime in pena! Tutto ciò mi faceva pensare a te e ad Ines insistentemente, e vi desideravo tanto, oh, tanto, figli miei! Ma poi pensai che fu meglio che tu non fossi venuto a vedermi in quei giorni, perché nella cella di morte ti saresti trovato al cospetto del quadro spaventoso di tre uomini in agonia, in attesa di essere uccisi, e tale tragica visione non so quale effetto avrebbe potuto produrre nella tua mente, e quale influenza avrebbe potuto avere nel futuro. D’altra parte, se tu non fossi un ragazzo troppo sensibile una tale visione avrebbe potuto esserti utile in un futuro domani, quando tu avresti potuto ricordarla per dire al mondo tutta la vergogna di questo secolo che è racchiusa in questa crudele forma di persecuzione e di morte infame. Si, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre Idee che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire. Dante, per una volta ancora ti esorto ad essere buono ed amare con tutto il tuo affetto tua madre in questi tristi giorni: ed io sono sicuro che con tutte le tue cure e tutto il tuo affetto ella si sentirà meno infelice. E non dimenticare di conservare un poco del tuo amore per me, figlio, perchè io ti amo tanto, tanto… I migliori miei fraterni saluti per tutti i buoni amici e compagni, baci affettuosi per la piccola Ines e per la mamma, e a te un abbraccio di cuore dal tuo padre e compagno.

Lettera di Bartolomeo Vanzetti al padre.

Si papà, sono in galera
Non aver paura e divulga il mio Crimine
Il Crimine di amare chi è dimenticato
Solo chi resta zitto deve vergognarsi

Ti dico subito che c’è contro di noi:
c’è un’arte antica, viva da secoli
vai indietro negli anni e vedrai
Come ha sporcato di nero la Storia

Contro di Noi c’è La Legge
Con una Forza immensa e un Potere sconfinato
Contro di Noi c’è la Legge!
La Polizia sa come farti diventare Colpevole o innocente
Contro di Noi c’è il Potere della Polizia!

Menzogne dette senza vergogna sono state comprate coi soldi
Contro di noi c’è il potere dei soldi!
Contro di noi c’è l’odio razziale
e il semplice fatto che siamo poveri

Caro papà, sono in galera
non aver vergogna e parla del mio crimine
Il crimine dell’amore e della fratellanza
Solo chi resta zitto deve vergognarsi

Dalla mia parte ho l’amore, l’innocenza, i lavoratori e i poveri
Perciò sono tranquillo, forte e pieno di speranze
Ribellione e rivoluzione non hanno bisogno dei dollari
ma hanno bisogno di immaginazione, sofferenza, luce e amore
e considerazione per ogni essere umano.

Non rubare mai! Non uccidere mai!
Sei un anello di una catena fatta di forza e di vita
La rivoluzione avanza da un uomo all’altro e da un cuore all’altro
E quando guardo le stelle sento che siamo figli della Vita.
La morte è poca cosa.

Dal film Sacco e Vanzetti. https://www.youtube.com/watch?v=LQmG8crf0yU

Una delle tante canzoni a loro dedicate. https://www.youtube.com/watch?v=J6AAKZ5iuck1157462_354839084648022_2089522120_n

Il fascismo e i suoi falsi miti.

Basta con l’ipocrisia!!! Diciamo una volta per tutte le cose come stanno sul fascismo. Molt* sono erroneamente. convint* che il fascismo sia solo un triste ricordo che appartiene al passato attribuendogli falsi meriti e conquiste ottenute nel corso degli anni arrivando ai giorni nostri ma in realtà ne sono stati conservati solo gli aspetti negativi. Il fascismo esiste eccome ed è ben radicato nelle istituzioni “democratiche”,è tuttora presente nelle strade e nelle piazze manifestando spesso e aggredendo sia verbalmente che fisicamente le persone come un tempo ma non starò a raccontare le imprese e i malefatti (se così vogliamo chiamarle) del fascismo ben note a tutt* ma vediamo ora di sfatare punto per punto tutti i falsi miti sulle presunte “cose buone” ad esso attribuite ma prima però forse è meglio rinfrescarci un po la memoria per vedere e capire quello che è successo immediatamente dopo il 1945.
Il fascismo non è scomparso all’indomani del 25 aprile 1945. Anzi, proprio a partire da quella data ha preso l’avvio una costante strategia d’infiltrazione, evidentemente favorita dalle stesse strutture di potere, che ha fatto sì che l’ideologia fascista potesse radicarsi nuovamente all’interno della società civile italiana. Se, come asseriva qualcuno, non esistono poteri buoni, non bisogna quindi meravigliarsi se la cosiddetta Repubblica Democratica italiana sorta dalla Resistenza abbia in realtà ben presto fatto proprie le principali idee e metodologie di coloro che asseriva e vantava di aver combattuto e vinto. E se è vero che la logica fascista di controllo, autoritarismo e persecuzione del dissenso si può ritrovare in svariati aspetti di ogni tipo di Stato e delle sue emanazioni (dalla militarizzazione dei territori, all’emarginazione del dissenso politico; dal capillare controllo poliziesco, alla creazione del consenso), c’è da dire che in Italia, favorita anche dalla idea guida della cosiddetta “pacificazione”, si è avuto addirittura un vero e proprio travaso di elementi fascisti all’interno dei “nuovi” apparati istituzionali democratici. Dalla riaffermazione dei prefetti del passato regime (dei 109 prefetti fascisti in carica prima dell’8 settembre 1943, ben 105 furono reintegrati allo scadere del 1945), alla amnistia Togliatti del ’46 (salutata nelle aule di tribunale da trionfali saluti romani da parte dei gerarchi e camerati amnistiati), fino al pieno reintegro nei ruoli di polizia e nei comandi dell’esercito dei precedenti funzionari fascisti, si può ben dire che in Italia il fascismo ha potuto largamente e tranquillamente proseguire il suo cammino sotto spoglie più subdole e meschine. E non bisogna certo dimenticarsi del famigerato Codice Rocco del 1933, che ha introdotto nel codice penale, tra gli altri, strumenti di repressione come i “fogli di via” (oggi tornati drasticamente in voga), o il reato di “devastazione e saccheggio” (anch’esso ampliamente utilizzato dalla magistratura ai giorni nostri), codice mai abolito ma anzi gelosamente conservato tra le pagine dei codici legali democratici ad argine dei conflitti sociali. D’altronde, ciò che importa maggiormente sia all’ideologia fascista sia a quella statale (e quindi per estensione ad ogni forma di potere politico), è quello di veicolare tra le masse il messaggio dell’obbedienza all’autorità costituita, vera e propria chiave di volta di ogni pensiero totalitario. E per fare ciò, cosa c’è di meglio dell’infiltrazione e del mimetismo come vera e propria strategia politica? Sin dalle origini il fascismo ha sfruttato e utilizzato la confusione, il populismo, il mimetismo e l’entrismo in ambiti politici ideologicamente opposti. Se con una mano si atteggiava a strenuo difensore degli umili, con l’altra brandiva il bastone proprio contro questi ultimi, foraggiato ed armato da coloro che, a parole, diceva di voler combattere, la grande borghesia agraria ed industriale. Ed anche oggi, da parte del cosiddetto neofascismo, la strategia è sempre la stessa: da una parte si distribuisce pane nei quartieri popolari, si occupano case a favore dei senzatetto o si promuovono concerti punk-rock; dall’altra si auspicano lager e deportazioni, e si spranga e si accoltella, con la silente complicità delle forze di polizia, chi non la pensa allo stesso modo. Forme di mimetismo e populismo a cui non sono estranei altri movimenti il cui fine ultimo, alla fine della fiera, non è altro che la gestione e il controllo del potere politico in funzione antipopolare. Ed in effetti, per esempio, il tanto sbandierato valore della legalità, così apprezzato e propagandato anche da tanta parte della sinistra istituzionale, cos’altro non è se non una forma edulcorata e mimetica per veicolare tra i cittadini l’idea dell’obbedienza all’autorità costituita? Perché, in fin dei conti, ciò che importa è che nel mondo ci sia sempre qualcuno che comandi e qualcuno che ubbidisca, o, come si diceva una volta, chi sfrutta e chi è sfruttato.

È da molto tempo che circolano su internet bufale sul fascismo e su Mussolini, spesso strumentalizzate a fini politici o di riabilitazione del fascismo, che vengono condivise da molte persone ignare della loro attendibilità. Qui di seguito verranno riportati alcuni miti su Mussolini.

Per ben inquadrare il periodo storico, ricordiamo che governò l’Italia dal 28 ottobre 1922 alla fine del fascismo con la seconda guerra mondiale, finendo per essere giustiziato dagli italiani il 28 aprile 1945 (data che coincide con la fine di quello che restava del fascismo).

Invece, per inquadrare bene Mussolini ed il fascismo, ecco spiegato in breve i suoi doni all’Italia.

Squadrismo e violenza politica
Fra le attività “qualificanti” del fascismo del primo periodo vi è il sistematico ricorso alla violenza contro gli avversari politici, le loro sedi e le loro organizzazioni, da parte di bravacci legati ai ras locali. Torture, olio di ricino, umiliazioni, manganellate. Non di rado, tuttavia, gli oppositori perdevano la vita a seguito delle violenze.

Un calcolo approssimativo induce a calcolare in circa 500 i morti causati dalle spedizioni punitive fasciste fra il 1919 e il 1922. Il parroco di Argenta, don Giovanni Minzoni, fu assassinato in un agguato da due uomini di Balbo, nell’agosto del 1923. Ma anche quando il fenomeno della violenza squadrista sembrò perdere le proprie caratteristiche originarie, e gli uomini legati ai ras locali vennero convogliati in organizzazioni ufficiali come la Milizia volontaria, forme di violenza politica sostanzialmente analoghe allo squadrismo non cessarono di costellare la vicenda del fascismo al potere.

Per tutti, tre casi notissimi: nel giugno 1924 Giacomo Matteotti venne rapito e assassinato con metodo squadrista, e il gesto sarebbe stato esplicitamente rivendicato da Mussolini nel gennaio dell’anno successivo; Piero Gobetti, minato dall’aggressione subita nel settembre 1924, morì due anni dopo, in esilio; Giovanni Amendola spirò per le ferite riportate in un’aggressione fascista subita nel luglio 1925.

La repressione – dagli omicidi al Tribunale speciale per la difesa dello Stato
Assunto il potere Mussolini si poté giovare dell’apparato di repressione dello Stato. Che venne rafforzato e riorganizzato. Con la nascita dell’OVRA (l’Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell’Antifascismo) venne razionalizzata la persecuzione degli antifascisti, con tutti i mezzi, legali e illegali. Anche l’omicidio politico in paese straniero. Arturo Bocchini, capo della polizia, venne incaricato dallo stesso Duce e dal ministro degli Esteri Galeazzo Ciano di eliminare fisicamente Carlo Rosselli che allora risiedeva a Parigi.

Il 9 giugno 1937, a Bagnoles-de-l’Orne dove Carlo Rosselli e il fratello Nello si erano recati per trascorrere il fine settimana, un commando di cagoulards (gli avanguardisti francesi) compì la missione: bloccata l’auto sulla quale viaggiavano i due fratelli, Carlo e Nello furono prima pestati, poi, accoltellati a morte. Lo strumento ufficiale della repressione fascista fu invece il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. L’attentato di Anteo Zamboni a Mussolini, il 31 ottobre 1926, offrì l’occasione di una serie di misure repressive.

Tra queste la “legge per la difesa dello Stato”, n. 2008 del 25 novembre 1926, che stabilì, tra l’altro, la pena di morte per chi anche solo ipotizzava un attentato alla vita del re o del capo del governo. A giudicare i reati in essa previsti, la nuova normativa istituì il Tribunale speciale, via via prorogato fino al luglio 1943, quindi ricostituito nel gennaio 1944, nella Rsi. Nel corso della sua attività, emise 5619 sentenze e 4596 condanne. Tra i condannati anche 122 donne e 697 minori. Le condanne a morte furono 42, delle quali 31 furono eseguite mentre furono 27.735 gli anni di carcere. Tra i suoi ‘beneficati’, ci furono Antonio Gramsci, che morì in carcere nel 1938, il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini e Michele Schirru, fucilato nel 1931 solo per avere espresso “l’intenzione di uccidere il capo del governo”.

Il confino
Il confino di polizia in zone disagiate della Penisola, fu una misura usata con straordinaria larghezza. Il regio decreto 6 novembre 1926 n.1848 stabilì che fosse applicabile a chiunque fosse ritenuto pericoloso per l’ordine statale o per l’ordine pubblico. A un mese dall’entrata in vigore della legge le persone confinati erano già 600, a fine 1926, oltre 900, tutti in isolette del Mediterraneo o in sperduti villaggi dell’Italia meridionale. A finire al confino furono importanti nomi della futura classe dirigente: da Pavese a Gramsci, da Parri a Di Vittorio, a Spinelli. Gli inviati al confino furono, complessivamente, oltre 15.000. Ben 177 antifascisti morirono durante il soggiorno coatto.

Deportazione
La politica antiebraica del regime fascista culminò nelle leggi razziali del 1938. Alla persecuzione dei diritti subentrò, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, anche la persecuzione delle vite. La prima retata attuata risale al 16 ottobre 1943 a Roma; degli oltre 1250 ebrei arrestati in quell’occasione, più di 1000 finirono ad Auschwitz, e di essi solo 17 erano ancora vivi al termine del conflitto.

Il Manifesto programmatico di Verona (14 novembre 1943) sancì che gli ebrei erano stranieri e appartenevano a “nazionalità nemica”. Di lì a poco un ordine di arresto ne stabilì il sequestro dei beni e l’internamento, in attesa della deportazione in Germania.

Nelle spire della “soluzione finale” hitleriana il regime fascista gettò, nel complesso, circa 10.000 ebrei. Oltre alla deportazione razziale, fra le responsabilità del regime di Mussolini c’è anche la deportazione degli oppositori politici e di centinaia di migliaia di soldati che, dopo l’8 settembre, preferirono rischiare la vita nei campi di concentramento in Germania piuttosto che aderire alla Rsi.

La guerra
Fuori dai confini i morti contano meno? Allora non si possono proprio considerare tali gli etiopi uccisi con il gas durante la guerra per l’Impero, o i libici torturati e impiccati durante le repressioni degli anni Venti e Trenta, o gli jugoslavi uccisi nei campi di concentramento italiani in Croazia. Ma la spada di Mussolini provocò tanti morti anche tra i suoi connazionali. Mussolini trascinò in guerra l’Italia il 10 giugno del 1940, per partecipare al banchetto nazista. I risultati, per l’Italia, furono questi. Fino al 1943, 194.000 militari e 3.208 civili caduti sui fronti di guerra, oltre a 3.066 militari e 25.000 civili morti sotto i bombardamenti alleati.

Dopo l’armistizio, 17.488 militari e 37.288 civili caduti in attività partigiana in Italia, 9.249 militari morti in attività partigiana all’estero, 1.478 militari e 23.446 civili morti fra deportati in Germania, 41.432 militari morti fra le truppe internate in Germania, 5.927 militari caduti al fianco degli Alleati, 38.939 civili morti sotto i bombardamenti, 13.000 militari e 2.500 civili morti nelle file della Rsi. A questi vanno aggiunti circa 320.000 militari feriti sui vari fronti per l’intero periodo bellico 1940/1945 e circa 621.000 militari fatti prigionieri dalle forze anglo-americane sui vari fronti durante il periodo 1940/1943.

I Miti e la realtà

Mito: Devi ringraziare il Duce se esiste la pensione.

Realtà: In Italia la previdenza sociale nasce nel 1898 con la fondazione della “Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”, un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch’esso libero degli imprenditori. Mussolini aveva in quella data l’età 15 anni. L’iscrizione a tale istituto diventa obbligatoria solo nel 1919, durante il Governo Orlando, anno in cui l’istituto cambia nome in “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”. Mussolini fondava in quella data i Fasci Italiani e non era al governo.
Tutta la storia della nostra previdenza sociale è peraltro verificabile sul sito dell’Inps. La pensione sociale viene introdotta solo nel 1969. Mussolini in quella data è morto da 24 anni.

Mito: La cassa integrazione guadagni è stata pensata e creata dal Duce per aiutare i lavoratori di aziende senza lavoro.

Realtà: La cassa integrazione guadagni (CIG) è un ammortizzatore sociale per sostenere i lavoratori delle aziende in difficoltà economica. Nasce nell’immediato dopoguerra per sostenere i lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra furono colpite dalla crisi e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività. Quindi la cassa integrazione nasce per rimediare ai danni causati dal fascismo e della guerra che hanno causato milioni di disoccupati.
Nel 1939, tramite circolari interne, veniva prevista la possibilità, prevista senza un reale quadro normativo per poterla applicare, visto che allora era totalmente inutile.
L’Italia, già coinvolta nelle guerre nelle colonie (Libia, Abissinia) si stava preparando all’entrata in guerra al fianco della Germania e l’industria (soprattutto quella bellica) era in gran fermento, motivo per cui non solo si lavorava a turni pesantissimi ma si assistette addirittura al primo esodo indotto di lavoratori dall’agricoltura all’industria.
La Cassa Integrazione Guadagni, nella sua struttura è stata costituita solo il 12 agosto 1947 con DLPSC numero 869, misura finalizzata al sostegno dei lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra erano state colpite e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività.

Mito: Ai tempi del Duce eravamo tutti più ricchi.

Realtà: Mussolini permise agli industriali e agli agrari di aumentare in modo consistente i loro profitti, a scapito degli operai. Infatti fece approvare il loro contenimento dei salari.
Nel 1938, dopo 15 anni di suo operato, la situazione economica dell’italiano medio era pessima, il suo reddito era circa un terzo di quello di un omologo francese.

Mito: grazie al Duce la disoccupazione non esisteva

Realtà: non vi era un reale stato di benessere dell’economia ma in realtà l’Italia stava preparando l’entrata in guerra e tutte le industrie (e l’artigianato) che direttamente o indirettamente fornivano l’esercito lavoravano a pieno regime. Senza contare le masse arruolate nell’esercito per poi essere usate come carne da macello per i sogni di gloria del duce.
Per contro, l’accesso al lavoro era precluso a tutti coloro che non sottoscrivevano la tessera del Partito Nazionale Fascista, sanzione che era estesa anche ai datori di lavoro che eventualmente li impiegassero. Motivo per cui durante il fascismo assistemmo ai flussi migratori di tutti coloro che per motivi politici non intesero allinearsi al regime ma avevano una famiglia da mantenere.

Il 27 maggio 1933 l’iscrizione al partito fascista è dichiarata requisito fondamentale per il concorso a pubblici uffici; il 9 marzo 1937 diventa obbligatoria se si vuole accedere a un qualunque incarico pubblico e dal 3 giugno 1938 non si può lavorare se non si ha la tanto conclamata tessera.

Mito: Il Duce ha fatto costruire grandi strade in Italia.

Realtà: Il programma infrastrutturale che prevedeva la costruzione delle strade completate durante il ventennio cominciò già durante il quinto governo di Giovanni Giolitti, avendo constatato l’impossibilità di uno sviluppo industriale in mancanza di solide strutture. Infatti, la necessità di realizzare infrastrutture in Italia fu un’idea di Giovanni Giolitti durante il suo quinto governo (15 giugno 1920/7 aprile 1921), avendo constatato l’impossibilità di uno sviluppo industriale in mancanza di solide strutture, sviluppo industriale dimostratosi necessario dal confronto con le altre grandi potenze che avevano partecipato al primo conflitto mondiale.
Tale “rivoluzione” non potè essere attuata da Giovanni Giolitti, prima, e dal governo Bonomi che ne seguì solo per i sette mesi che resse a causa del boicottaggio e dell’ostruzionismo politico da parte del nascente fascismo, prima generico movimento popolare (1919) e poi soggetto in forma di partito dal 1921, con la costituzione del Partito Nazionale Fascista.

Mito: “quando c’era lui i treni arrivavano in orario”

Realtà: non è vero. Come spiega questo articolo dell’Indipendent, si tratterebbe infatti di un mito derivante dalla propaganda durante il Ventennio.
La puntualità dei treni era infatti per la propaganda fascista il simbolo del ritorno all’ordine nel paese ma, in realtà, è solo grazie alla censura sistematica delle notizie riguardanti incidenti e disservizi ferroviari che questa immagine si è potuta formare.

Mito: Il governo di Mussolini raggiunse il pareggio di bilancio il primo aprile 1924 (e quindi è migliore dei governi attuali)

Realtà: Partiamo malissimo perché il pareggio è successo nel 1925 ed in altra data. Il mito calca la mano sul concetto fondamentale che il governo fascista fu in grado di pareggiare il bilancio dello stato mentre i governi attuali siano degli inetti. Che ci sia riuscito non c’è dubbio, ma era già successo prima che Mussolini salisse al governo (fu Minghetti a realizzarlo) nel 1876. Quindi dovremmo replicare anche le politiche economiche di 2 secoli fa?
All’inizio del ventennio l’Italia arrivava da un periodo di indebitamento causato dalla Guerra Mondiale e furono adottati dei provvedimenti corretti come le liberalizzazioni, riduzione delle spese e l’espansione industriale aiutò moltissimo, ma è possibile secondo voi paragonare l’economia di inizio ‘900 con quella attuale?
Come ogni disinformazione che si rispetti è più importante quello che si sta dimenticando di dire, e cioè che negli anni successivi però andò tutto in vacca: la crisi mondiale in parte e il disinteresse dell’economia del Duce, molto più interessato a fare la guerra, portarono il bilancio in negativo vanificando tutti gli sforzi fatti. La politica di autarchia messa in atto limitò moltissimo le importazioni e le esportazioni, politica totalmente inapplicabile oggi. Oltre ad aver causato la distruzione della nazione nella Seconda Guerra Mondiale.
Citando Totò: “L’operazione è riuscita, ma il paziente è morto”

Ha poi senso paragonare le scelte fatte quasi 100 anni fa a quelle attuali? Non è corretto né economicamente né storicamente. Un modello che è crollato su se stesso non è il miglior modello.

Mito: Mussolini rinunciò al suo stipendio per risanare l’economia e finanziare la guerra

Realtà: che Mussolini abbia o meno rinunciato al suo stipendio è irrilevante essendo stato un dittatore: dubito che le sue spese personali fossero state proporzionate al suo stipendio e il “dover finanziare una guerra” fu proprio quello che portò a sciupare quello che aveva fatto (per Mussolini era inconcepibile che non si facessero guerre, erano nella natura dell’uomo).

Mito: Mussolini non aumentò le tasse

Realtà: a parte i primi anni non è vero che le tasse non furono aumentate, un po’ alla volta nuove tasse colpirono gli italiani e la lira che aveva rafforzato nei primi anni venne svalutata più volte per poter tirare avanti. In parole povere davanti alle difficoltà il governo prese di volta in volta decisioni diverse e logicamente variavano anche di molto in base al momento storico. Non si può dire “Mussolini non aumentò le tasse”.

Mito: Mussolini impose ai membri del governo l’uso delle biciclette facendo risparmiare miliardi al popoli italiano

Realtà: Non esiste nessuna conferma sulla fiaba delle biciclette. Anzi ad un certo punto per spingere l’industria dell’automobile si mise una tassa sulla bici e, almeno in alcune grandi città, si cominciò a limitarne l’uso. Sull’effettivo risparmio di questa manovra come prima pesa il non detto: a chi rimosse l’auto? Quante erano le auto? Furono risparmiati miliardi di lire? Se parliamo di miliardi di lire (ne considero almeno due per essere plurale) del 1925 parliamo di circa 1.5 Miliardi di euro oggi. Al 2012 la spesa per autoblu e autogrigie in italia è stato di circa 1 Miliardo di euro, quindi dobbiamo dedurre che negli anni ’20 in Italia c’erano più auto pubbliche che adesso? Vi sembra possibile? E cercando tra i documenti del parlamento di quegli anni ho trovato stanziamenti per le automobili al servizio del governo…

Mito: Il Duce è stato l’unico uomo di governo che abbia veramente amato questa nazione.

Realtà: «Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative.» enunciò il Duce il 26 maggio 1940 (ndr. L’Italia nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1946, p. 37): e così fu, visto che nella disastrosa “campagna di Russia”, solo per compiacere Adolf Hitler con una presenza italiana del tutto male equipaggiata e fornita nelle sue operazioni di guerra di guerra, persero la vita ufficialmente 114’520 militari sui 230’000 inviati al fronte, a cui aggiungere i dispersi, ovvero le persone che non risultavano morte in combattimento ma nemmeno rientrate in patria, che fonti UNIRR stimano in circa 60’000 gli italiani morti durante la prigionia in Russia.
Già…proprio amore.
Mussolini amava talmente l’Italia che:
– ha instaurato una dittatura
– ha abbassato i salari
– ha portato il paese al collasso economico
– ha tolto la libertà ai cittadini italiani

Il Duce amava talmente l’Italia da aver introdotto leggi razziali antisemite nel 1938 solo per compiacere l’alleato nazista, inutili perché in Italia gli ebrei, a differenza che in Germania, non avevano un’importanza rilevante in un sistema economico di cui la dittatura volesse provvedere all’esproprio.

Voleva così bene al suo popolo da farlo sprofondare in una guerra civile quando fu esautorato dal potere creando la Repubblica Sociale Italiana. Un paese già allo sbando a causa dell’armistizio dell’8 settembre e provato dalla guerra (condotta da lui con esiti a dir poco disastrosi) venne dilaniato ancora di più tra cosiddetta” Repubblica di Salò” e Italia liberata.

E i fascisti, soprattutto durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana (o di Salò) collaborarono attivamente ai massacri di rappresaglia a seguito delle operazioni partigiane e alla deportazione nei lager di cittadini italiani.

E l’Italia, unico nei paesi “satellite” della Germania nazista, il fascismo fu istitutore e gestore di “lager” in Italia con l’impiego prevalente di proprio personale: la bibliografia ufficiale stima in 259 i campi di prigionia in Italia e gestiti con presenza prevalente di personale italiano, alcuni normali campi di detenzione, altri campi di smistamento in attesa della deportazione in Germania come quello di Bolzano e Fossoli, in provincia di Modena; ma alcuni erano autentici campi di sterminio come la Risiera di San Sabba a Trieste, dove il tenore dei massacri era inferiore solo ai campi in Germania e Polonia, molto più grandi e appositamente attrezzati.

La prossima volta che vi imbattete in una immagine che inneggia alla saggezza del Duce e di come potrebbe essere la salvezza dell’Italia fatevi una ricerca sulla storia del fascismo.

CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
Servizio Antibufala

http://servizioantibufala.altervista.org152643605-1f2bb10d-b68c-41eb-988d-3da6686bc855

Ecco perché vogliamo l’anarchia.

“Come fai ad essere anarchico?” Questa è una bella domanda, se consideriamo che noi tutti, uomini, donne, animali, tutto ciò che è vivo e respira su questa terra è anarchico fin da quando viene al mondo. Noi tutti nasciamo anarchici, per poi morire da comunisti, fascisti, liberali, di centro, destra, sinistra, padroni, schiavi, oppressori, oppressi o più semplicemente menefreghisti. Perchè sì, quando noi nasciamo, siamo liberi e quindi anarchici, poi cresciamo, studiamo, ci troviamo un lavoro sempre che ci si riesca, ci sposiamo, sforniamo qualche marmocchio e crepiamo. Perchè questo dovrebbe essere l’ordine naturale delle cose, o almeno così dicono. Dicono anche che siamo assetati di sangue e ci servono delle leggi che spesso vanno contro di noi per tenerci a bada, che queste stesse leggi mantengono “l’ordine”, che queste fantomatiche leggi pro-ordine esistono ma della giustizia non c’è traccia e il mondo è un far west proprio per questo motivo, leggi troppe..giustizia zero. Ci dicono che l’autorità è buona giusta e normale sia se è chi ci governa ad esercitarla sia il bullo della classe che ti mena perchè sei gay e ciccione, che il dovere e la disciplina sono valori, che la morale è una ed è quella della maggioranza, che le guerre fanno bene e sono giuste, che lo stato e la patria sono due concetti che uniscono il proprio popolo … anche se lo mettono contro un altro, che la bomba atomica meglio tenerla lì che si sa mai possa servire, che le donne se stanno al loro posto è meglio, che l’impegno e lo studio non fanno di te un futuro lavoratore, ma una futura macchina da produzione se va bene, altrimenti arrivi a quarant’anni tirando a campare alla meglio, che il sottoproletariato o quella sfilza di gente senza nome non esiste ma poi anche se esistesse chissenefrega, sono deliquenti, drogati e senza nazione da tenere alla larga e poi i loro voti non servono a nessuno. Ci dicono che la chiesa, i papi e i preti sono buoni e parlano nel nostro bene, che se facciamo i bravi cristiani su questa terra, genuflessi, paurosi, costernati al potere di un Dio che detta condotta, morale e codici di comportamento, poi verremo premiati nell’altra vita, peggio stiamo qui e meglio stiamo lì. Ci dicono che se non vai a votare non fai il dovere da bravo cittadino masochista che gode ad essere villipeso e sfruttato ed esce dall’aula con il sorrisino soddisfatto di chi ha fatto il proprio dovere, quello di schiavo e peggio se non lo fai sei uno che se ne frega del paese e di cambiare le cose (anche se poi sei attivo in altri ambiti), perchè votando si cambiano le cose. La prova di quanto cambino le cose ci è stata data infatti e ci viene continuata a dare, impensabile cambiarle queste cose dall’esterno delle istituzioni, ma solo dall’interno, sempre! Ci dicono che dobbiamo rispettare polizia, eserciti, carabinieri, magistrati, tribunali, carceri e istituti correttivi perchè rappresentano le leggi e lo stato e solo per questo meriterebbero riverenza e ammirazione, ci dicono poi che il progresso significa distruzione totale delle tradizioni e dell’ambiente, che se gli animali si mangiano è meglio, sono fatti apposta, che farsi il culo dieci, dodici ore al giorno per poter avere almeno un tetto sopra la testa è giusto perchè si deve fare sacrificio, la vita è sacrificio! Che moderno razzismo, omofobia, sessismo, specismo, fanno parte dell’essero umano e non sono una conseguenza di anni di politica, ideologie retrograde e abusi e usi del potere, che di morti lo stato non ne fa perchè lo stato è buono e le mele marce sono pochissime, ci dicono che i politici, questo governo agiscono per il mio bene, per salvaguardarmi, per tutelarmi, per i miei diritti e per la mia libertà! Ci dicono che fascista è bello e figo e quando c’era lui non c’ero io che se c’ero io lo facevo fuori prima, che la violenza è tutta uguale e se lotti contro chi ti toglie pure il diritto di respirare sei un violento che fa il loro stesso gioco e se vai contro gli interessi dello stato tutto, peggio sei un terrorista. Ci dicono che siamo in democrazia perchè siamo liberi di viaggiare, scopare, uscire con gli amici, fondare questo partito, sputtanare qualche politico, fare questo quello e quell’altro. Mi dicono persino che possiamo parlare ed esprimerci liberamente soprattutto quando urlo e grido basta a tutta questa merda. Poi però mi prendo qualche manganellata e mi dicono pure che me le sono cercate. Se lo fai o sei pazzo o sei anarchico militante, ma è la stessa cosa, forse. Ma la cosa peggiore che ci dicono da milleni, la più grande bugia della storia dell’umanità tutta è dirci che tutto questo a noi serve, che ne abbiamo bisogno, perchè senza tutto questo la società non esisterebbe più, ci sarebbe il caos, ognuno farebbe quello che vuole, ne abbiamo bisogno, lo fanno per noi, e se io non delego nessuno e niente, nè mi sottometto allo stato delle loro cose, mi devo persino sentire in colpa e schifarmi come uomo e cittadino, sentirsi in colpa per non voler più essere schiavi. Vivo nel caos da quando sono nato, vivo in un mondo ingiusto, violento, orrendo e mi dicono che il caos, la violenza, e l’ingiustizia la voglio io, da anarchico che combatto e ho detto basta. Ecco qual è la più grande truffa e menzogna della storia e dell’anarchia. Potrei darti mille motivi del come faccio ad essere anarchico, più o meno personali. Ti potrei dire che la mia patria è il mondo tutto, non mi riconosco in uno stato, politico, bandiera, ideologia politica, religione soprattutto se imposti con la forza morale e fisica, che non voglio essere etichettato nè schiavizzato, nè giustiziato, nè giudicato per le mie scelte, non voglio sottostare a nessun dio, nessuna patria, nessun partito perchè il potere e l’autorità ci sono sia a sinistra che a destra, che un’ideologia per quanto nobile e giusta non potrà mai essere applicata tramite un qualsiasi potere, voglio disertare questa società perchè questa società non mi appartiene, voglio essere io il mio dio, la mia patria, il mio stato, il mio governo e riconoscere solo me come prima persona l’unica a poter dettare legge, giudizio e morale su se stesso, voglio, pretendo e devo essere valorizzato come essere umano, perchè non voglio che nessuno mi possieda e mi comandi, non voglio continuare a vivere in una società gerarchica e piramidale dove chi più possiede più comanda a spese di chi sta in basso, che per me un uomo che non sogna un mondo diverso e giusto, qualcosa di più alto, di così irrangiungibile che in qualche modo lo sproni a vivere meglio è un morto che cammina, che le leggi assecondano solo le brame dei ricchi e dei potenti e non le mie, non quelle di una persona la cui unica legge è la libertà. Estrema, pura, viva, totale. Perchè voglio morire come sono nato, libero in un mondo che lo è altrettanto. E’ la nostra aspirazione, inclinazione …. è la natura umana. Tu mi chiedi quindi come si fa ad essere anarchici e io ti rispondo… come si fa a non esserlo?

(Cit)
canti_anarchici_01

La battaglia di Gorizia (9-10 Agosto 1916)

5 agosto 1916: inizia la battaglia di Gorizia tra il regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico. 90.000 soldati di ambo le parti perderanno la vita nel primo grande massacro su fronte italiano della prima guerra mondiale. Guerra voluta dalla banda di assassini degli stati maggiori, delle corti reali o imperiali e dai governi. Guerra subita dalla classe operaia: gli arruolamenti di massa, il carcere e il plotone di esecuzione per disertori e dissidenti, accusati di disfattismo, le campagne spopolate dalla leva, le famiglie distrutte, la crisi economica e la penuria di beni di prima necessità che attanaglia operai e contadini, ma non chi la guerra l’ha voluta, che, come ricorda una famosa canzone, dorme sui letti di lana. Primo grande massacro di massa ed esercizio di guerra totale, sperimentazione di nuove letali tecnologie belliche, sperimentazione di nuove tecnologie di disciplinamento sociale, i cui frutti marci potremo vedere all’opera qualche anno dopo con le forze contro-rivoluzionarie delle squadre fasciste in Italia e dei freikorps in Germania. Dopo di allora altre guerre ci sono state, ancora più distruttive e letali. E con l’avanzarsi di nuove tecnologie bellicheche stiamo vedendo ora dobbiamo fare avanzare un fronte antimilitarista, che superi il pacifintismo e imponga un netto no sia alle guerre degli stati e alla pace degli stati che altro non è che guerra contro i poveri.
NESSUNA GUERRA TRA I POPOLI – NESSUNA PACE TRA LE CLASSI

Da: Umanità Nova037macello1

La lotta non è di classe ma è alle classi.

Che poi la questione non è la lotta di classe, ma la lotta alle classi. Non è che se una classe finalmente domina, dopo che questa è stata dominata, le cose cambiano. Tutt’altro. Pensa che vendetta, che rappresaglia, e comunque sempre vertici si creano. Sopra e sotto. Belli e brutti. E sopratuttto ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori. Sulla divisione in classi si fonda l’ideologia dello stato e la società che ne deriva. Ora, noi sappiamo che la gran massa dei deleganti è affezionata allo stato, ha imparato a considerarlo un dogma inviolabile. Allora vorrei dire a questa massa anche un’altra cosa. Aspè che mi posiziono il banchetto. Dato che lo stato crea classi e disuguaglianze, e dato che a voi piace tanto lo stato e lo difendete ormai anche inconsapevolmente, che cazzo vi lamentate di ogni male sociale e pure del fatto che a Londra ci sono palazzi con due porte separate, una per i ricchi e una per i poveri? E’ lo stato, no? E’ giusto così, no? O forse volete che i poveri diventino ricchi e viceversa? Ma no, voi, nella vostra retorica pacifistucchevole dite di volere l’ugualgianza, ma certo. Bella cosa l’uguaglianza eh? Peccato che per avere l’uguaglianza ci voglia solo una cosa: eliminare le classi sociali e soprattutto la causa che le determinano, cioè lo stato. Insopportabile vero? Giammai vero? L’anarchia mai al mondo, piuttosto moriamo, dite. Immaginavo. E sapete perché eliminare lo stato vi ripugna? Perché in realtà, per eliminare lo stato, dovete prima eliminarlo da dentro voi stessi. E siccome lo stato per voi è diventato una parte fondamentale, come un organo interno vitale, col cacchio che vi togliete lo stato dalla coscienza. E quindi col cacchio che le cose cambieranno mai. Uguaglianza? Libertà? Giustizia?lotta-e-voto

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