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Il capo dello stato fellone.

Il fellone è colui che viene meno ai propri doveri, mancando ad impegni presi solennemente. Il Capo dello Stato, secondo la Costituzione italiana, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione.

Ora l’attuale Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è venuto meno a questo giuramento. Sia ben chiaro, non ha solo tradito lo spirito della costituzione, come quando ha avallato misure che attaccavano il diritto al lavoro, alla salute, alla casa; oppure quando ha promosso riforme che mirano ad accentuare il carattere autoritario dello Stato; o come quando ha sostenuto quelle grandi opere che devastano e saccheggiano il territorio e impoveriscono la grande massa dei cittadini italiani, ad unico vantaggio di una ristretta cerchia di clienti dei governanti; oppure, infine, quando ha salutato le operazioni imperialiste dell’Italia come “missioni di pace”. Il Capo dello Stato è venuto meno alla lettera dellaCostituzione quando ha approvato misure, come l’ultima legge di stabilità, che sposta la tassazione dalle imposte dirette a quelle indirette.

Questo è il contenuto delle manovre che si sono succedute in questi anni: con la scusa della crisi il peso delle tasse è gravato sempre più su tutti i cittadini, compresi lavoratori a basso reddito, pensionati, sottoccupati, disoccupati; quelli che vengono definiti “incapienti”, cioè tanto poveri da non poter pagare l’imposta sul reddito, e quindi anche impossibilitati a beneficiare di detrazioni e deduzioni. Anche i poveri però sono soggetti all’IVA al 22%, e che secondo la misura approvata dal parlamento potrà arrivare al 25%. Le imposte indirette, come l’IVA, pesano in proporzione di più sui redditi più bassi che su quelli più alti: chi ha il reddito più alto, può permettersi di non spendere tutto il reddito, ma di risparmiarne una parte. E’ ovvio che su quella parte l’IVA non viene pagata.

L’incidenza dell’IVA quindi aumenta in proporzione alla diminuzione del reddito. Il sistema fiscale che i governi che si sono succeduti in questi anni hanno messo in piedi, con il sostegno esplicito di Giorgio Napolitano, è profondamente ingiusto, è un sistema che accresce le disuguaglianze sociali.

In questo modo viene snaturato l’articolo 53 della Costituzione, che recita:

“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

Il primo comma prevede la proporzionalità, cioè in proporzione ai propri redditi, il secondo impone la progressività, cioè la percentuale con cui i cittadini partecipano alle spese pubbliche cresce con il crescere del reddito.

Per queste ragioni il Capo dello Stato è venuto meno al giuramento solennemente prestato ed ha attentato alla Costituzione, può quindi essere considerato fellone.

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Combatti la mafia? Allora per lo stato sei tu il mafioso.

Le istituzioni si mostrano alle telecamere e ci raccontano che il compito di una società civile è anche quello di lottare contro la mafia, di non abbassare la guardia, di non usare omertà e reticenze. Ci raccontano che la mafia va denunciata, combattuta, eliminata, e che per far questo è necessaria la partecipazione di tutti. E’ davvero un peccato notare che queste stesse istituzioni trascinino in galera coloro che la mafia la combattono davvero, a testa alta, senza omertà. Di più, quando alla mafia si fa una lotta serrata ed efficace, noi possiamo vedere come le forze del disordine siano tutte schierate contro chi svolge tale lotta, come a voler dire: ‘guardate che qui la mafia deve fare il suo lavoro liberamente, senza rotture di coglioni da parte vostra, tornatevene a casa sennò vi spariamo’. Ma gli sbirri non sono altro che marionette che eseguono gli ordini. E gli ordini arrivano dalle istituzioni. Siamo sicuri che esiste una distinzione tra mafia e istituzioni? E così si fanno i processi scambiando i ruoli: terrorista diventa colui che lotta contro la mafia. Interessante no? Poi succede che, in un processo torinese, decade miserevolmente l’accusa di terrorismo che gravava su chi resiste alla mafia da 20 anni. E allora che cosa fa lo stato? Opera affinché l’opinione pubblica non abbia a intendere che chi lotta contro la mafia non è un terrorista. La gente non deve capire che qui l’unico terrorista è lo stato, la mafia legalizzata. E allora via con le solite strategie di attentati creati ad arte (mafiosa) immediatamente affibbiati ai Notav da quelli che smerciano menzogne catodiche in cambio di uno stipendio. Da queste messinscene sui binari e sulle tv, secondo lo stato, la gente dovrebbe capire che i terroristi sono quelli che combattono la mafia. E siccome la gente ha sempre creduto alle autorità e alle tv, finisce che poi ci crede davvero al fatto che i Notav siano dei terroristi, e che lo stato faccia gli interessi della gente. Allora, per evitare che si ripeta questo errore, bisogna gridarlo forte che qui l’unico terrorista è lo stato, e che quelli che combattono la mafia non lo fanno soltanto per dignità personale, ma per il bene di tutte le persone oneste d’Italia. Per questo ci sarà un corteo Notav a Roma, il 17 gennaio. Lo stato cambia le carte in tavola e ribalta i ruoli, non dobbiamo più permetterglielo, perché le persone la mafia la combattono eccome, veramente, e non importa se questa mafia si chiama ‘stato’.

https://www.notav.info/top/ndranghetav-lincontro-tra-il-boss-e-i-parlamentari-di-fi-e-europa-riprendere-i-lavori-in-val-susa/?fbclid=IwAR0UsBKNP__kZbZF63iSR2R2Mj81xLRB2Xpfk_XcEy26ULeqimEEWvHShlA

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Il prezzo del petrolio ostaggio delle manovre imperialiste.

Il prezzo del petrolio sta interessando gli organi di informazione, i toni sono enfatici: catastrofe, tragico crollo e così via. Federico Rampini, in un articolo pubblicato domenica 14 dicembre su “La Repubblica”, descrive la diminuzione del prezzo del greggio, che è calato del 50% negli ultimi sei mesi, e del 10% nella seconda settimana di dicembre. Secondo Rampini, la caduta del prezzo del petrolio è provocata dal rallentamento della Cina e dalla recessione in Giappone, che si aggiungono alla stagnazione in Europa. La dinamica del prezzo del petrolio fa tanta paura perché, anche se è un fenomeno positivo per i paesi consumatori e importatori di petrolio come l’Italia, le sue cause sono nella recessione globale.

Ad una prima riflessione, la caduta del prezzo del petrolio dimostra il pressapochismo dei sostenitori dell’uscita dall’euro. Una delle ragioni per cui la diminuzione di prezzo non si è ancora trasmessa al prezzo alla pompa dei carburanti, è che il petrolio si paga in dollari, e in questi mesi il calo del prezzo del petrolio si è accompagnato al calo dell’euro rispetto al dollaro. Se al posto dell’euro ci fosse stata una moneta nazionale, nell’ipotesi dei sovranisti più suscettibile di svalutazione, il calo del prezzo alla pompa sarebbe stato ancora meno sensibile. Un’altra riflessione immediata, relativa alla sovrabbondanza dell’offerta di petrolio rispetto alla domanda, è che tutte le chiacchiere sul picco del petrolio si sono rivelate per quello che sono: un’arma propagandistica. Un’arma propagandistica per il nucleare, visto come alternativa ai combustibili fossili ormai in esaurimento, ed un’arma propagandistica per l’intervento dei paesi imperialistici in Medio Oriente, volti, oltre ad esportare la democrazia, a garantire i rifornimenti di materie prime.

L’interpretazione che Federico Rampini dà delle cause del prezzo del petrolio, ha comunque anch’essa un duplice risvolto propagandistico. Innanzi tutto l’oscillazione del prezzo del petrolio sotto l’azione della domanda e dell’offerta è la migliore dimostrazione dell’efficienza del libero mercato, mentre la contrazione della domanda inseguito alla recessione dell’economia mondiale è il principale argomento a sostegno delle politiche di austerità, portate avanti dai governi sotto la spinta delle organizzazioni sovranazionali.

In realtà la maggior parte del greggio non passa attraverso i mercati, ma viene prodotta dalle compagnie petrolifere sulla base di concessioni per lo sfruttamento degli idrocarburi. I paesi produttori non vendono, e le compagnie petrolifere non acquistano; quando ciò avviene, avviene soprattutto sulla base di contratti di fornitura, in cui i prezzi sono stabilitii n anticipo, e influenzati solo in minima parte dalle oscillazioni del mercato “libero”. Solo gli inguaribili apologeti del capitalismo possono vedere in tutto ciò la “mano invisibile”, che distribuisce equamente, prima o poi, costi e benefici.

Basta uscire dal cortile di casa, ed è possibile trovare interpretazioni diverse. Non c’è bisogno di immaginare complotti, la Spectre, e così via, basta leggere il Financial Times, ed un editorialista un po’ più serio del modesto Rampini, David Gardner, ci informa che per l’Arabia Saudita il prezzo del petrolio è un’arma politica, un’arma che viene usata sotto la spinta di un odio viscerale nei confronti dell’Iran sciita. L’articolo di Gardner mette in evidenza che è stata la decisione dell’Organizzazione dei paesi produttori di petrolio (OPEC), presa nella riunione del novembre scorso, di non ridurre la produzione ad accelerare la caduta del prezzo del greggio. Sempre in quest’articolo si sostiene che la decisione è stata presa sotto la spinta dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati del Golfo Persico. In altre parole, secondo Gardner, sul calo di prezzo del petrolio influiscono più le scelte di alcuni Governi delle oscillazioni del mercato.

A conferma di ciò, le previsioni della stessa OPEC sulla domanda di petrolio nel 2015 parlano di un aumento della domanda, che crescerà di 1,12 milioni di barili al giorno.

Resta da domandarsi se l’”odio viscerale” nei confronti degli sciiti sia veramente la molla che muove i monarchi del Golfo. La discesa dei prezzi del petrolio non si ripercuote solo sull’Iran, ma sta destabilizzando i conti del Venezuela, e sta avendo anche ripercussioni in Russia: il crollo del rublo è un sintomo che gli speculatori non credono che Mosca potrà onorare il proprio debito, in una fase di prezzo del petrolio (e quindi anche del gas, ad esso collegato) calante. La guerra del gas, adombrata dietro le vicende ucraine, si sta quindi arricchendo forse di nuove pagine. L’Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo sono da sempre fedeli alleati dell’imperialismo anglo americano: è possibile che decisioni delicate, come quelle prese alla riunione dell’OPEC, siano adottate senza che il Dipartimento di Stato a Washington ne sia informato?

Comunque, qualunque sia il ruolo dei vari personaggi che intervengono in questa vicenda, è certo che il “libero mercato” e la “legge della domanda e dell’offerta” c’entrano come il cavolo a merenda; inoltre dobbiamo tenere ben distinti recessione e serrata mascherata, fatta per costringere il movimento dei lavoratori ad accettare le politiche governative. Infine, l’imperialismo è un fenomeno sociale con grandi contraddizioni, ed è ben lontano da un unico governo mondiale: la prima vittima della diminuzione del prezzo del petrolio è la nuova tecnologia, made in USA, dell’estrazione di petrolio attraverso la frantumazione delle rocce di scisto, spinta fuori mercato dai prezzi esorbitanti.

Ogni pezza che governi e capitalisti mettono a questo sistema barcollante non fa che peggiorare la situazione.

Pestrazione-petrolio-1508x706cubblicato sul n. 39 di Umanità Nova

La rivoluzione é rinviata a data da destinarsi.

Spesso si legge sui social e si sente dentro i bar pronunciare la parola rivoluzione e la cosa mette tristezza e al contempo fa sorridere. Ma di quale rivoluzione si sta parlando? Quale rivoluzione vogliamo fare con un popolo assopito e completamente asservito che prende per buone tutte le notizie che gli vengono propinate dai mass media nemmeno fossero dei poppanti almeno 3 volte al giorno,prima,durante e dopo i pasti. Si iniziano a sedare gli animi già dalle scuole, quel dove dovrebbero insegnare ma in realtà si fa di tutto per tenere le persone nella totale ignoranza, viene inculcato nellle menti solo quello che vogliono, é tutto programmato,é tutto studiato a tavolino per costruire degli automi il cui unico compito è quello di andare a lavorare ed essere salariato da qualcun’altro suo simile e che deve pure ringraziare perchè gli lascia le briciole per una misera sopravvivenza mentre i “magnanimi signori”,i quali appartengono a caste e a classi privilegiate conducono delle vite agiate sulle spalle di chi sfruttano. Va bene così? E’ così che deve coninuare? Allora io mi chiedo, ha ancora senso a questi punti parlare di rivoluzione quando si accetta tutto questo per una misera esistenza? La rivoluzione è facile che si possa verificare quando gioca la nazionale in caso di un rigore negato,perchè si,il calcio, é un’altro cancro sociale,e di rivoluzione se ne può parlare solo dentro a un bar dove l’aspirante rivoluzionario si anima parlando delle trattative e degli stipendi dei giocatori con una disinvoltura estrema facendo sua la ausa nemmeno fossero soldi suoi,non si pone il problema di dove vengano quei soldi,non pensa a quanto siano pagati loro per calciare una palla e a quanto valga il loro tempo in una fabbrica chiusi tra quattro mura,tempo che viene quantificato in pochi euro all’ora. Fino a quando non si capirà che il tempo di un uomo è inestimabile non si arriverà da nessuna parte e non ha quindi alcun senso parlare di rivoluzione. Rivoluzioniamoci prima individualmente,vediamo di attingere a diverse informazioni senza limitarci ad assorbire e a prendere per buono l’indottrinamento mass-mediatico di regime,perchè si, che lo si voglia accettare o meno siamo in un “regime democratico”, loro la chiamano democrazia ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che il fascismo non è mai cessato, esiste ancora,in maniera più meschina e subdola celandosi dietro la maschera democratica che ti consente di dissentire sulla carta e poi non appena scendi in piazza per rivendicare i tuoi diritti é subito li pronta a far vibrare il bastone. Per uscire da tutto questo si deve ripartire dalle scuole vere fucine di ignoranti le quali fondano le loro basi su sistemi autoritari e fascisti. La rivoluzione é un sogno di rinnovamento e di libertà che ai giorni nostrii non siamo in grado e non meritiamo neppure di sognarcela.10846247_727866737320555_7970323138505338520_n

CARRARA 20-12-2014- I carrarini non si piegano.

1899986_565762046889057_1737099203950238234_n In seguito all’alluvione del 5 Novembre i carraresi occupano il comune stanchi delle promesse finora fatte dal sindaco e dall’amministrazione comunale chiedendone le dimissioni ma loro non ci stanno e negano ogni responsabilità,anzi,rincarano la dose con accuse infamanti e assurde verso i presidianti che da ormai 40 giorni occupano il comune. Un gran colpo inferto dai cittadini ormai esausti e spaventi ha suscitato le reazioni di sindaco e giunta i quali provano a rigirare le carte in tavola. Violento è chi attenta alla vita degli altri devastando i territori. Riportiamo sotto il comunicato stampa di stamani dall’assemblea permanente.


Il 5 novembre Marina di Carrara finisce sotto il fango.
Noi cittadini ci alziamo a difesa della città e diamo vita ad un’assemblea permanente chiedendo che il sindaco e la giunta si dimettano, che la distruzione del territorio abbia termine, che la città torni ad offrire spazi di aggregazione e che vengano rispettati il diritto alla sicurezza e alla casa.

Mentre noi resistiamo da più di un mese per denunciare tutto questo, l’amministrazione e i partiti di maggioranza esplodono in gesti contraddittori: da una parte, pubblicamente, con il classico linguaggio della repressione, indicandoci come violenti e facinorosi, spostando di fatto il problema dal piano politico a quello di ordine pubblico; dall’altra, offrendoci spazi in città per uscire dal comune, in piena volontà di trattativa.

Forse non è chiaro il messaggio che abbiamo voluto dare liberando l’ospedale San Giacomo, forse non è chiaro all’amministrazione che non vogliamo spazi esclusivi. Stiamo denunciando una privazione alla cittadinanza tutta e abbiamo dedotto che se noi urliamo gli spazi si trovano.

Allora noi vogliamo che quegli spazi, in centro città come nelle altre frazioni, siano aperti da subito e gratuitamente a chiunque ne voglia fare uso, che siano autogestiti da assemblee spontanee di cittadini interessati, e che si renda ufficiale e legale il loro utilizzo libero.
Da parte nostra individuiamo la sala della resistenza come sede delle assemblee cittadine per 3 volte a settimana, salvo nuove esigenze dell’Assemblea.
Saranno i cittadini dell’Assemblea stessa a comunicare, quando lo riterranno opportuno, l’interruzione del presidio permanente.

In questo mese sono state moltissime le attestazioni di solidarietà nei nostri confronti, molto l’interesse da ogni parte di Italia, molta la solidarietà di chi vede in noi il cambiamento, il fatto che stiamo facendo la cosa giusta.
Chiedete esemplarità, ma come potete pretendere che possiamo accettare da voi vuote parole di insegnamento, voi che mettete giornalmente il profitto davanti alle nostre vite, voi che ricevete avvisi di garanzia?
Noi non ci stiamo e rimandiamo al mittente le accuse, siete voi che distruggete i nostri territori, siete voi i veri violenti.

Allora noi vi rispondiamo che ci troverete qui, sempre e per sempre a difesa della città”.

Dimettetevi!

CARRARA ASSEMBLEA PERMANENTE
Carrara 20/12/2014

L’indottrinamento è servito.

Quello che è successo nelle serate di lunedì 15 e martedì 16 dicembre 2014, ha a dir poco dell’incredibile. La RAI questa volta ha veramente toccato il fondo del barile, dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio la totale connivenza tra politica, chiesa e capitale. Evidentemente non bastavano i vergognosi spot propagandistici a stampo europeista.

Questa volta milioni di persone sono state indottrinate simultaneamente grazie ad un show televisivo fazioso, che ha sfruttato il potenziale attrattivo d’un noto personaggio italiano. La possente operazione mediatica è stata messa in atto sperperando un quantitativo spropositato di denaro pubblico d’uno stato che ha anche la sfacciataggine di definirsi laico.

Signori e signore, ecco che il sermone è servito, per la gloria di Dio e di tutta la sua Santa Chiesa, a spese della collettività!

Le Sacre Scritture riportano di quando Giuda vendette Cristo per 30 denari, ma la Chiesa Cattolica, con la connivenza dello stato italiano, è riuscita a fare molto di peggio: ha comprato Roberto Benigni con qualche milione di euro di denaro pubblico, con lo scopo di riabilitare i 10 comandamenti.

Puntualizziamo che non c’è stato un ingaggio diretto tra la Chiesa ed il comico, ma visti i contenuti dello show, l’asservimento nei confronti dell’istituzione millenaria risulta innegabile. Di fatto con 400.000,00 € a comandamento, Benigni entra nel guinness dei primati come il catechista più pagato della storia dell’umanità.

4.000.000,00 di € pubblici, in tempi di crisi per giunta, spesi per uno show televisivo che ha fatto arricchire ulteriormente un individuo che di certo non ne ha bisogno, perlomeno non quanto chi mangia nelle mense per i poveri, o quanto quei padri di famiglia che non riescono ad arrivare a fine mese.

4.000.000,00 di € pubblici, che equivalgono ad un sussidio di un anno pari a 800 € al mese, per circa 420 persone, tanto per puntualizzare.

4.000.000,00 di € pubblici, utilizzati per sentir dire assurdità come questa: «Dio ci ha allargato il cuore mettendoci dentro la libertà, ci ha allargato la testa mettendoci dentro l’infinito!», una proposizione immediatamente ritwittata e diffusa su Facebook da una pletora di credenti, bigotti ed indottrinati completamente avulsi alle più elementari nozioni di logica di base. Infatti quella, frase oltre che assurda, è anche priva di alcun senso.

In primo luogo perché presuppone in modo aprioristico l’esistenza di Dio, modus opernadi caratteristico di tutti i credenti, che parlano per ore di Dio senza darne una definizione (non sia mai, si potrebbero correre dei rischi che è meglio evitare), attribuendogli “ad cazzum” (scusate il latinismo) azioni, meriti che non ha e che non può avere in quanto essere immaginario frutto della loro fervida immaginazione, di cui ad oggi non si ha nessuna evidenza oggettiva, verificabile e ripetibile che possa in qualche modo avvalorarne l’esistenza, né tanto meno alcun argomento che risultati logicamente valido;

in secondo luogo perché la tanto citata libertà non è una caratteristica di questa società, almeno non per il momento, al contrario dell’oppressione, della schiavitù, dell’irrazionalità, dell’indottrinamento e di qualche personaggio che si vende per il denaro (tipo un certo Benigni, senza far nomi per carità!).

Per quanto riguarda l’infinito, la testa semmai ce l’ha allargata un certo Georg Cantor, un matematico che ha avuto la genialità necessaria per spiegare all’umanità le proprietà matematiche dell’infinito potenziale e dell’infinito attuale, e non di certo un fantomatico personaggio immaginario, che vive solamente nella mente di chi crede, esattamente come il Mostro degli Spaghetti Volante vive nella testa dei Pastafariani, affermazione che è e resterà valida, fin quando i credenti non si degneranno di mostrare l’esistenza dei parti dalla loro immaginazione, in modo oggettivo, ovvero avvalendosi di un metodo universale, che potrebbe essere proprio quello comunemente usato dalla scienza.

Benigni è semplicemente un opportunista che sfrutta le proprie abilità per arricchirsi oltre misura. Un uomo che è disposto a vendersi per il denaro, che non è di buon esempio per gli altri esseri umani.

Ma se in prima serata il potere decide di piazzare un finto ateo, sedicente di sinistra, favorevole all’euro, che indottrina la massa al modico costo di 400.000,00 € per ogni comandamento e non c’è invece un logico-razionalista, che sprona gli individui a pensare, insegnando a ragionare correttamente… dev’esserci un motivo, o forse no?

Guardando al benessere dell’umanità, è del tutto evidente che non c’è alcun bisogno di un falso comunista asservito al potere, che indottrina le masse per conto della Chiesa. Qual’è allora il vero fine dell’operazione?

La Tv pubblica dovrebbe mandare in onda un Odifreddi o un Dawkins a spiegare la logica, la razionalità e la scienza, non un catechista strapagato per raccontare le presunte Verità contenute nella Bibbia, da sempre concepite e rielaborate ad uso e consumo dei poteri forti.

Perché invece d’indottrinare le persone in prima serata, la televisione di stato non spiega la logica di base? Perché i mass media non contribuiscono a diffondere gli strumenti necessari per comprendere la verità, favorendo uno spirito scettico, critico e razionale, mentre invece insegnano a credere, in modo fideistico ed acritico, e ad accettare dogmi e comandamenti di presunta origine divina?

Trovate le risposte a queste domande, e capirete immediatamente anche il perché viviamo in un mondo folle, che si manifesta quotidianamente nelle continue distorsioni delle reali esigenze dell’umanità.

ADDENDUM

Sono state mosse alcune critiche al post alle quali intendo rispondere:

1: «da ateo, la tesi del costo non regge, perché per ogni comandamento che costa 400.000 euro la RAI ne guadagna non si sa quanti».

Neanche questa argomentazione regge, perché allora se per qual si voglia motivo un programma Tv fa ascolto, quindi rende, allora sarebbe cosa buona e giusta mandarlo in onda indipendentemente dai contenuti? Potremmo rispondere che in definitiva non sia una questione di costi o ricavi, ma di scegliere se indottrinare o meno gli spettatori mediante una rete televisiva di uno stato che si definisce laico. Resta inoltre l’ingiustizia insita nel fatto che un individuo venduto al potere percepisca un così elevato compenso per svolgere una simile azione, grazie ad uno show orchestrato ad hoc da un organismo pubblico.

2: «il compenso non è stato pagato con denaro pubblico, bensì con quello degli inserzionisti».

Ringrazio per la puntualizzazione, anche se non sono del tutto convinto che i costi siano stati completamente coperti con i ricavi degli inserzionisti, anche perché il programma è andato in onda senza interruzioni. Servirebbero dati reali per trarre una conclusione definitiva in merito. Se anche per assurdo si dimostrasse che lo show è in attivo, vale comunque la risposta data alla critica 1. Al netto dei contenuti e dello scopo, a dir poco scandalosi, invece di sperperare 4 milioni di euro, avrebbero potuto organizzare uno show da 100-200 mila euro (penso siano più che sufficienti), destinando il ricavato ottenuto in surplus grazie agli inserzionisti per aiutare esseri umani in difficoltà, e non per arricchire ulteriormente un membro della borghesia. Ma purtroppo lo scopo non è aiutare le persone in difficoltà. bensì indottrinare la massa fornendo un assist a Pontifex.

3: «premetto che sono agnostico e… madonna ragazzi siete più bigotti dei cristiani, solo che qualcuno nomini dio reagite come un prete che sente una bestemmia in chiesa e vi tappate le orecchie… io l’ho trovato corretto, ha analizzato i comandamenti da un punto di vista più etico che religioso e sfatato miti a scapito di ciò che invece vuole raccontare la chiesa, sui soldi avete poco da rompere i maroni che almeno la metà di quelli che si stan lamentando poi vanno a sbavare dietro alla velina di turno o a smadonnare perché la squadra del cuore perde, senza contare tutta la tv spazzatura che ci sorbiamo che va bene fin che non si nomina dio, perché se uno nomina qualcosa a che fare con la religione secondo l’ateo medio tutto ciò che segue è merda per dogma… io questo lo chiamo bigottismo tanto per i fedeli quanto per gli atei, due facce della stessa medaglia a parità di invasamento»

Bigottismo? Correttezza? Ha riqualificato i comandamenti reinterpretandoli per adattarli al contesto sociale, fornendo un servigio a Potifex (molto ben retribuito), cosa che tra l’altro è già accaduta nel corso della storia, tant’è che i primi comandamenti parlavano di tutt’altro… Tipo: «non curverai la fronte innanzi ad alcun dio straniero; non fabbricarti nessun dio di metallo fuso; non lasciare colare il sangue della mia vittima in presenza del pane fermentato; non rinvierai al mattino la consumazione della mia vittima pasquale…» (Si veda Donini breve storia delle religioni, capitolo Origini e sviluppi del Giudaismo). Per il resto hai ragione, il palinsesto andrebbe totalmente ridisegnato è semplicemente uno schifo, allena alla demenza, distrae la massa e mistifica la realtà diffondendo verità utili al potere. Chissà come mai?”

Di: UTOPIA RAZIONALERoberto-Benignip

Lo stato e il controllo sulle masse.

L’industria del capitale è un ottimo strumento per rilevare le vibrazioni più profonde e radicali delle società occidentali. Lo stato capisce sempre per tempo quali sono gli spostamenti ideologici e passionali delle masse, e se ne impossessa facendo deragliare le loro intenzioni. Spesso le intenzioni delle masse lo stato le costruisce a bella posta, sa di poterlo fare agevolmente proprio perché la gente è stata resa massa, amalgama informe, controllabile, prevedibile. Sicché quando le masse sembrano volere disertare la rotta del pensiero dominante per imboccare strade diverse, alternative, in realtà è la macchina dello sfruttamento che le sta guidando, e di queste masse lo stato non ha proprio paura, se ne fa pure beffe. Lo stato risponde a una propria esigenza di cambiamento per non far cambiare nulla. Piuttosto, sono le piccole vibrazioni, quelle dei singoli o di piccoli gruppi alternativi, le sole che hanno la capacità di mettere seriamente in guardia il sistema. Ed è in questo stadio che il sistema si dimostra un ottimo strumento di rilevazione umori e tendenze. Nel corso della storia ci sono molti esempi in cui piccoli gruppi di ‘sognatori’ furono prima attenzionati dallo stato, poi fagogitati dallo stesso. E’ il classico giochino del ‘vediamo dove vuole andare questa gente, anticipiamola mentre intanto monopolizziamo le loro istanze’. Tutto per il profitto di pochi, come è ovvio con lo stato. Allora ci sono singoli ‘pazzi’ che vengono derubati delle loro idee più geniali, gruppi di ricerca in ogni settore che vengono annientati e le loro scoperte date in mano agli ‘esperti ufficiali’, volontà alternative controcorrente che si vendono all’industria multinazionale (per esempio l’agricoltura bio). Insomma, persone o piccoli gruppi capaci di allertare inizialmente lo stato, ma che non hanno avuto la forza morale di resistergli, o che non hanno saputo reagire all’omologazione premeditata, o che si sono palesemente venduti. Soltanto gli anarchici, i pochissimi duri e puri, rappresentano la bestia nera per il sistema: sono i sognatori non controllabili, gli utopisti di morale incrollabile, i non corruttibili, gli imprevedibili. Guai per uno stato non poter controllare qualcuno dei suoi pecoroni. Così è bene sapere che quando lo stato vira verso quello che può sembrare un cambiamento positivo, magari dettato dalla gente (ad esempio la ‘democrazia’), in realtà ha già tutto in mano sua, tutto sotto il suo controllo e dominio, il cambiamento è solo di facciata o nominale, e come purtroppo avviene sempre, alla fine non cambia mai nulla: lo stato è sempre al di là della barricata.

Cloud’s Walden

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Indiscrezioni anarchiche.

“CARRARA – Anarchico rischia il linciaggio per avere sorretto uno striscione rossonero ad un corteo di apolitici. Dopo le accuse di alto tradimento, attentato all’assemblea permanente, spionaggio e infiltrazione, sempre più crescente è il malcontento nei confronti del povero Alex. E mentre i suoi compagni si affrettano a prendere le distanze da un atto così riprovevole (del resto portare una bandiera anarchica ad un corteo di apolitici è il gesto più grave che possa compiere un libertario), il movimento anarchico tocca il fondo proprio nella città che più di ogni altra lo ha rappresentato. Una domanda, però, sorge spontanea: ma non è che il problemino sorge dal fatto che l’anarchico de qua è realmente apolitico mentre gli “apolitici” de là sono tutto fuorché tali? I cappi del primo giorno, purtroppo, non se ne sono mai andati, sono rimasti lì e alla prima “occasione” vengono alzati. Che immensa stronzata, che immensa dittatura l’apoliticità quando non si è apolitici! Se c’era qualcuno che aveva tutte le carte in regola per farsi “garante” della voluta apoliticità, potevano essere proprio gli anarchici, ma hanno accettato di essere definiti politici, istituzionali, hanno accettato di stare sullo stesso piano dei grillini e di deporre le bandiere. Si è scelta l’apoliticità perché non ci fossero favoritismi politici (visto che si chiedono le dimissioni di un sindaco e dopo un sindaco se ne fa sempre un altro), ma chi poteva mai favorire, a tal proposito, la a cerchiata? Sarebbe stato meglio giocare a carte scoperte: ognuno portava le sue bandiere, ognuno sapeva chi aveva di fronte, ognuno faceva la sua lotta, pacificamente, insieme agli altri. Nell’ombra ci sarebbero stati soltanto i fascisti, perché se un’assemblea cita articoli della costituzione e ne esige il rispetto, inevitabilmente esige anche il rispetto della legge Scelba, che ne attua il primo comma della XII disposizione transitoria e finale. E allora leggetevi la vostra legge e poi ditemi, voi che siete democratici ed apolitici, se vietare l’uso della bandiera anarchica in una pubblica piazza non equivale a sopprimere una libertà garantita dalla vostra costituzione, se non equivale a denigrare quei valori della Resistenza di cui però sembrate tanto farvi portatori quando utilizzate la faccia della partigiana Francesca Rolla per rappresentarvi. Ma forse quella che volete non è l’apoliticità ma l’anonimato, perché l’apoliticità non è una questione di facciata: o sei apolitico o non lo sei! Non puoi essere grillino e al tempo stesso apolitico! L’anonimato, invece, serve proprio a fare la politica che si vuole senza avere tra le palle qualcuno che ti dice “tu vuoi questo perché sei questo”. Tutta la mia solidarietà umana al povero Alex, l’ultimo anarchico rimasto a Carrara (fino a prova contraria), “martire” dei nostri sciocchi ed ipocriti tempi moderni.”

Dal Web 1471099_206798192840369_1904268993_n

Lo stato colpisce,il “cittadino” si lamenta ma poi lo assolve.

Una maniera di constatare quanto lo stato sia una religione, un dogma incorporato nelle coscienze, è quella di leggere certi commenti di persone (e sono molte) straordinariamente incazzate con lo stato, ma che tuttavia, neanche troppo tra le righe, lo assolvono sempre e in ogni caso, trovando comunque altrove qualcun altro o qualcosa da incolpare pur di redimerlo. Contraddizioni a go go. Un esempio l’ho letto poco fa, un tizio che non esita a dire che… ‘è lo stato il colpevole del degrado voluto appositamente per padroneggiare ed arricchirsi’, ma che alla fine trova la scusa per difenderlo dicendo che bisogna buttare fuori la mafia dallo stato. Tradotto in altri termini, è come se io accusassi giustamente il mio carnefice, dando però la colpa a qualcun altro. Siamo di fronte a quel genere di paradossi che si riscontrano soltanto nelle religioni e nelle società da queste indottrinate. Un simile senso fideistico e affettivo nei riguardi della causa primaria dei problemi, dove volete che ci conduca? La cosa spaventosa è che questo affetto dogmatico, così diffuso, è di tipo inconscio, profondo, davvero incorporato nella sfera più intima dei caratteri plagiati. E tutti sanno che in questo tipo di società il difficile non è avere interesse verso cose nuove, ma il sapersi staccare da quelle vecchie a cui si è consacrata e sacrificata la coscienza.

Cloud’s Walden

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CARRARA- 14-12-2014. Una passeggiata nel degrado cittadino.

Il presidio permanente che dall’8 novembre scorso in seguito all’ultima alluvione di Carrara ha organizzato un city-tour,un corteo cittadino per risaltare le maggiori criticità della città. Centinaia di persone si sono ritrovate ieri al comune di Carrara luogo di partenza del corteo ripercorrendo le varie tappe nel degrado cittadino perpetuate nel tempo dalla mala gestione dell’amministrazione comunale. Il corteo fa la sua prima sosta davanti al politeama Verdi inagibile ormai da anni in conseguenza ad un crollo dovuto ad un abuso edilizio che ha appesantito la struttura. Il Politeama Verdi é uno dei tanti spazi negati alla cultura non che sede storica della F.A.I (Federazione Anarchica Italiana) riconosciuta agli anarchici dal CLN subito dopo la liberazione nel 1945. In Piazza delle erbe un’altra sosta importantissima per ricordare le donne carraresi le quali il 7 luglio 1944 con coraggio e determinazione riuscirono a fermare gli oppressori tedeschi.Il corteo prosegue il suo cammino nel degrado cittadino terminando il suo percorso davanti al teatro degli Animosi anche questo ormai inagibile da anni. Ma non finisce certo qui,ad un certo punto una parte del corteo si é staccato per dirigersi al vecchio ospedale San Giacomo occupandolo,restituendolo alla cittadinanza in seguito alla richiesta del sindaco di interrompere l’occupazione del comune,ma,i presidianti non ci stanno e fanno sapere che il San Giacomo sarà solo un luogo alternativo,uno spazio in più per poter lavorare alla risoluzione dei problemi e al cambiamento di una città ormai nel degrado assoluto causato da un gruppo di incompetenti,ribadendo però che la sala della resistenza del comune non verrà certo abbandonata,resterà il simbolo della protesta e il luogo delle assemblee sia adesso che in seguito all’abbandono del sindaco e della giunta per vigilare anche chi eventualmente li sostituirà in futuro mentre in città continua ad echeggiare il grido FORA ‘L LOZZ.image

Laicità: appunti per un’interpretazione anarchica.

“La laicità è un tema che è tornato di attualità dopo le iniziative di protesta contro i raduni omofobi e tradizionalisti, e le conseguenti iniziative governative contro le registrazioni delle unioni civili. Sia le mobilitazioni omofobe, sia le iniziative dei prefetti, su indicazione del ministero dell’Interno, sono segni del controllo esercitato dalla gerarchia cattolica sulla società, sui costumi e sulla cultura, per mezzo dell’autorità dello Stato.

Non si tratta solo della difesa di posizioni di potere o di concezioni retrograde ormai superate dalla forma borghese della società, la difesa della famiglia tradizionale è l’aspetto ideologico che assume l’attacco ai servizi sociali, alla sanità, alla scuola, attacco che caratterizza la politica dei governi che si sono succeduti in questi anni. La Chiesa cattolica sfrutta la propria dottrina tradizionale per ritagliarsi un ruolo in questa restaurazione di rapporti sociali sorpassati, e usa la questione della famiglia per speculare, attraverso le proprie strutture, sulla privatizzazione dell’assistenza, della sanità, dell’istruzione, in un rapporto speculare con le politiche antipopolari dei governi.

Gli anarchici hanno partecipato alle iniziative di piazza promosse dai gruppi di sostegno dei diritti di genere, convinti che, se l’intervento della Chiesa impedisce le libere relazioni fra le persone, il riconoscimento dello Stato non sarà un momento di liberazione, ma le libertà conquistate con la lotta, nelle mani del Governo, non di QUESTO o QUEL Governo, ma di OGNI Governo, vengono snaturate e diventano strumento di oppressione e di sfruttamento.

Gli anarchici quindi si battono per la laicità, si battono contro l’intrusione della Chiesa nei vari aspetti della vita sociale ma, da una parte, combattono la Chiesa in quanto istituzione di potere, in quanto ceto che vive alle spalle del proletariato e, con una serie di favole sulla volontà di Dio, sulla vita futura, ecc., cerca d’indurre gli oppressi a sopportare docilmente l’oppressione, ed al pari del Governo oltre di fare gli interessi dei proprietari, fa anche i suoi propri. Dall’altra combattono quegli alleati della Chiesa, chi impone le politiche di sacrifici e di privatizzazioni, che facilitano il proliferare dei tentacoli clericali ed ostacolano, con il taglio dei servizi pubblici, la base materiale di ogni libertà di scelta”.

Di: Tiziano AntonelliScuola_CrocefissoR375

Ma oggi i pericoli per il libero pensiero non vengono solo dalla Chiesa cattolica, dalle istituzioni religiose: nel discorso tenuto in occasione del 4 novembre, il presidente della repubblica Napolitano ha individuato nelle ideologie, che lui definisce datate e insostenibili, una delle fonti delle tensioni che si sviluppano nella società capitalistica; alle Forze Armate viene affidato il compito di difendere all’interno e all’esterno la convivenza umana, quella convivenza che permette l’oppressione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Le parole di Napolitano riecheggiano drammaticamente quegli articoli del codice Rocco, il codice penale imposto dal fascismo, che sono sopravvissuti alla fine della dittatura, e puniscono chi aspira ad una società più giusta, ad una società senza classi e senza Stato. Il rappresentante di un potere vigliacco esprime tutta la paura che le classi privilegiate hanno della reazione popolare, dopo anni di politica statale di violenza e di miseria; è questa paura che spinge i governanti ad additare alla repressione l’espressione della protesta, l’aspirazione alla libertà e alla giustizia sociale. Questo intervento di Napolitano si presenta quindi come un vero e proprio condizionamento ideologico, come una pretesa di sottoporre la libertà collettiva all’ideologia professata dalla comunità internazionale, dalla comunità degli Stati.

Un ultimo significato, quello originario, del termine laicità suona come atto d’accusa alla società attuale. Nel Medioevo il termine “laico” si riferiva all’uomo del popolo, mentre con l’opposto “chierico” si intendeva l’uomo dotto. Oggi i chierici moderni non sono solo quelli che fanno parte della chiesa; a chi sparge fra il popolo le menzogne, vestito da una veste nera, si aggiungono quelli che sostengono che prolungando l’età lavorativa si aumentano i posti di lavoro; chi sostiene che il nucleare è sicuro; ci ci vuole convincere dell’utilità delle grandi opere e della TAV. L’economia, la sociologia, le scienze fisiche e chimiche ci forniscono esempi di studiosi e ricercatori che prostituiscono le loro conoscenze a vantaggio di chi detiene il potere economico e politico, che vogliono convincerci che la scienza e la tecnologia non sono al servizio delle classi privilegiate. Il culto dell’”esperto”, del “tecnico” è l’altra faccia del culto della religione, agli uni come agli altri si dovrebbe dare fiducia, in quanto depositari di una verità inconoscibile da parte dell’uomo comune. Quello che distingue la conoscenza scientifica dalle altre forme di conoscenza non è la sua “verità”, è il suo nascere dal confronto delle idee, dal dibattito pubblico, dalla libera sperimentazione che conferma o meno la corrispondenza alla realtà della narrazione scientifica. Quando questo libero dibattito viene meno, la scienza ufficiale diviene strumento nelle mani dei dominatori, la negazione della scienza vera.

La laicità quindi per gli anarchici non si caratterizza solo in antitesi al condizionamento clericale: è una continua ricerca, una continua affermazione dello spirito del libero pensiero, che si manifesta all’interno di una società concreta, dilaniata da contraddizioni concrete, fra le forze popolari che aspirano alla libertà e alla giustizia sociale e le classi dominanti, che vogliono mantenere ed accrescere i propri privilegi. La laicità è uno strumento nelle mani del popolo ignorante, contro le manipolazioni, gli inganni dei chierici antichi e moderni, nel percorso che porterà ad una società più giusta e più libera, in cui gli antagonismi saranno cancellati, l’antagonismo tra sfruttati e sfruttatori come quello tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Quando questo antagonismo sarà superato, il termine laicità perderà di significato

Carrara dall’ 8-9 novembre 1944 al fascismo di oggi.

1_francesca-rola-coi-partigiani-della-ulivi,Tra l’8 e il 9 novembre 1944 Carrara è temporaneamente liberata dai partigiani. Dopo avere inutilmente invitato gli alleati (che sostano inattivi sulla Gotica) a occupare Carrara e proseguire oltre, i partigiani devono ritornare sulle posizioni di montagna. Il ripiegamento avviene dopo la conclusione di un accordo che permette la liberazione di 18 ostaggi e impegna i tedeschi a rispettare come zona franca la città che conta in quei giorni oltre 100 mila abitanti a causa della massiccia presenza degli sfollati. Un episodio quasi unico nella storia della guerra in Italia e scarsamente noto. Le donne coraggiose della provincia non solo impediscono, con la loro sollevazione a Carrara, la deportazione dell’intera città, ma salvano la popolazione dalla fame. È solo grazie alla loro abnegazione se la parte più povera della provincia riesce a sopravvivere. Migliaia di donne si recano a piedi, portando sacchi o trascinando carretti, attraverso le erte montagne, fino all’Emilia per scambiarvi con farina, legumi e carni secche il sale ricavato dall’acqua marina. Al loro ritorno, esse devono poi superare gli sbarramenti nazifascisti che spesso le depredano di quanto esse sono riuscite a procurarsi. Piero Calamandrei chiamerà queste donne apuane «formiche umane».
Massa è liberata il 10 aprile ’45, ma rimarrà sotto il fuoco delle artiglierie tedesche per altri cinque giorni. Il giorno dopo gli alleati entrano in Carrara, nei fatti già occupata dalle formazioni partigiane. Ma il fascismo non è finito neppure il 25 Aprile 1945, anzi, proprio a partire da quella data ha preso l’avvio una costante strategia d’infiltrazione, favorita dalle stesse strutture di potere, che ha fatto sì che l’ideologia fascista potesse radicarsi nuovamente all’interno della società civile italiana. Se, come asseriva qualcuno, non esistono poteri buoni, non bisogna quindi meravigliarsi se la cosiddetta Repubblica Democratica italiana sorta dalla Resistenza abbia in realtà ben presto fatto proprie le principali idee e metodologie di coloro che asseriva e vantava di aver combattuto e vinto. E se è vero che la logica fascista di controllo, autoritarismo e persecuzione del dissenso si può ritrovare in svariati aspetti di ogni tipo di Stato e delle sue emanazioni (dalla militarizzazione dei territori, all’emarginazione del dissenso politico; dal capillare controllo poliziesco, alla creazione del consenso), c’è da dire che in Italia, favorita anche dalla idea guida della cosiddetta “pacificazione”, si è avuto addirittura un vero e proprio travaso di elementi fascisti all’interno dei “nuovi” apparati istituzionali democratici. Dalla riaffermazione dei prefetti del passato regime (dei 109 prefetti fascisti in carica prima dell’8 settembre 1943, ben 105 furono reintegrati allo scadere del 1945), alla amnistia Togliatti del ’46 (salutata nelle aule di tribunale da trionfali saluti romani da parte dei gerarchi e camerati amnistiati), fino al pieno reintegro nei ruoli di polizia e nei comandi dell’esercito dei precedenti funzionari fascisti, si può ben dire che in Italia il fascismo ha potuto largamente e tranquillamente proseguire il suo cammino sotto spoglie più subdole e meschine. E non bisogna certo dimenticarsi del famigerato Codice Rocco del 1933, che ha introdotto nel codice penale, tra gli altri, strumenti di repressione come i “fogli di via” , o il reato di “devastazione e saccheggio” , codice mai abolito ma anzi gelosamente conservato tra le pagine dei codici legali democratici ad argine dei conflitti sociali. D’altronde, ciò che importa sia all’ideologia fascista e a quella statale , è di veicolare tra le masse il messaggio dell’obbedienza all’autorità costituita, vera e propria chiave di volta di ogni pensiero totalitario. E per fare ciò, cosa c’è di meglio dell’infiltrazione e del mimetismo come vera e propria strategia politica? Sin dalle origini il fascismo ha sfruttato e utilizzato la confusione, il populismo, il mimetismo e l’entrismo in ambiti politici ideologicamente opposti. Se con una mano si atteggiava a strenuo difensore degli umili, con l’altra brandiva il bastone proprio contro questi ultimi, foraggiato ed armato da coloro che, a parole, diceva di voler combattere, la grande borghesia agraria ed industriale. Tuttoggi, da parte del cosiddetto neofascismo, la strategia non è cambiata: da una parte si distribuisce pane nei quartieri popolari, si occupano case a favore dei senzatetto o si promuovono concerti punk-rock; dall’altra si auspicano lager e deportazioni, e si spranga e si accoltella, con la silente complicità delle forze di polizia, chi non la pensa allo stesso modo. Forme di mimetismo e populismo a cui non sono estranei altri movimenti il cui fine ultimo, alla fine della fiera, non è altro che la gestione e il controllo del potere politico in funzione antipopolare. Ed in effetti, per esempio, il tanto sbandierato valore della legalità, così apprezzato e propagandato anche da tanta parte della sinistra istituzionale, cos’altro non è se non una forma edulcorata e mimetica per veicolare tra i cittadini l’idea dell’obbedienza all’autorità costituita? Perché, in fin dei conti, ciò che importa è che nel mondo ci sia sempre qualcuno che comandi e qualcuno che ubbidisca, o, come si diceva una volta, chi sfrutta e chi è sfruttato.

Denaro e potere 2 facce della stessa medaglia.

I soldi e il potere, indissolubilmente legati e interdipendenti, rappresentano il binomio da cui si origina ogni tipo di male istituzionalizzato e sociale. Chi ha il potere ha i soldi, e viceversa. Ma per mantenere il potere e i soldi occorrono strategie mirate. Se il mantenimento del potere e dei soldi richiede il fatto che i derubati siano convinti che i ladri di libertà e di denaro siano necessari (e ahimé lo sono), per l’accaparramento iniziale ci vuole una dose non inidifferente di forza brutale. Un derubato non cede se stesso e i suoi averi al ladro se quest’ultimo non gli eserciti una violenza brutale, sia essa terrore psicologico o dolore fisico. Ne consegue che chi ha in mano il potere e i soldi sia anzitutto mosso da una immoralità propria e sconfinata, ancorché riconosciuta tale ma del tutto ignorata, e di conseguenza ben organizzato nell’esercizio della repressione. Stato e chiesa sono organismi immorali in sé, gestiti da profittatori senza scrupoli. Ma la cattiva notizia è che l’immoralità è divenuta religione di massa, prassi, società, per cui a mio giudizio è assai più immorale e violenta la persona che avalla il potere, lo legittima, lo nutre, che crede nei princìpi immorali, tanto da non riuscire a concepire un altro tipo di vita, a non volerla neppure. A ciò si aggiunge l’ipocrisia di una società abituata a lamentarsi, ma che banalmente vuole lavarsi la coscienza accusando questo o quel governo, questo o quel partito, o altre entità persino immaginate, senza mai puntare il dito su se stessa: vera responsabile del mantenimento in vita del sistema e dei suoi effetti deleteri. Non mi aspetto nessun ravvedimento da parte della società, poiché questa società ha la particolarità culturale di essere ben carnefice di se stessa, per un convincimento del tutto dogmatico pentamillenario, secondo cui chi ha più soldi e più potere non è visto come una figura immorale e violenta, ma come il più saggio e intelligente, un ‘degno di rispetto’. Non ho nulla a che vedere con questa società.

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Il giorno della civetta.

“Il romanzo di Leonardo Sciascia Il giorno della civetta è stato pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 1961. L’autore siciliano, da sempre interessato alla situazione socio-economica della sua terra d’origine, era da tempo impegnato nella denuncia della mafia, che imperversava ignorata e impunita su tutto il territorio. Sciascia decide così di servirsi del genere romanzo giallo – cui spesso ritornerà per le sue opere successive – per poter esprimere il suo risentimento e trasporre in una cornice letteraria la cronaca di un fatto realmente avvenuto, ovvero l’omicidio del sindacalista comunista Accursio Miraglia, assassinato dalla mafia a Sciacca nel gennaio del 1947.

Accursio Miraglia diventa così, grazie alla penna dello scrittore, Salvatore Colasberna, piccolo imprenditore di un paesino siciliano cui la mafia spara mentre sale su un autobus diretto a Palermo. Le indagini vengono affidate al Capitano Bellodi, altro personaggio che Sciascia “ruba” alla realtà, costruendolo sulla falsariga del comandante dei Carabinieri di Agrigento Renato Candida (che già nel 1956, nel suo libro Questa mafia recensito proprio da Sciascia, aveva sollevato con notevole anticipo la questione del potere occulto mafioso in Italia). Quando i carabinieri giungono sulla scena del delitto, la piazza di un piccolo paesino siciliano, i passeggeri della corriera diretta a Palermo si dileguano disperdendosi velocemente. Le forze dell’ordine riescono così a interrogare solo l’autista e il bigliettaio, che si rivelano anch’essi omertosi, negando di riconoscere il corpo del “morto ammazzato” e persino di aver assistito all’omicidio. i carabinieri riescono a portare in caserma un venditore di panelle (tipiche frittelle di ceci palermitane) che, dopo un’interrogatorio durato due ore, ammette di aver sentito colpi di arma da fuoco provenire dall’angolo della chiesa.

il caso viene affidato al capitano Bellodi, un ex partigiano proveniente da Parma che, per un superiore senso di onore e giustizia, decide di non arrendersi davanti a questo apparentemente impenetrabile muro di silenzio, e riesce ad individuare gli indizi che legano l’omicidio alle organizzazioni mafiose locali (legate a don Mariano Arena) e alle forze politiche al potere, grazie anche al doppiogioco del mafioso Calogero Dibella, poi ammazzato.

Il capitano Bellodi, dopo varie difficoltà e alcuni passi falsi, riesce ad ottenere il nome del presunto assassino, tale Diego Marchica detto Zicchinetta, grazie all’intervento della moglie di Paolo Nicolosi, un potatore a sua volta trucidato dalla mafia per aver riconosciuto l’assassino. Bellodi riesce a far fermare l’omicida materiale e il suoi mandanti (Rosario Pizzuco e don Mariano), ma i tre imputati vengono presto rilasciati (anche se Bellodi si guadagna la stima del boss don Mariano, che lo considera un “uomo” in mezzo a molti “quaquaraquà”). La stampa s’interessa largamente al caso, tanto che si apre un dibattito in Parlamento, alla presenza dello stesso Bellodi. Le pressioni politiche dall’alto (dietro cui si intravede la Democrazia Cristiana) portano all’archiviazione del caso, grazie ad alibi costruiti da personaggi politici influenti al fine di scagionare Zicchinetta; durante il confronto viene inoltre affermato che la mafia è un’invenzione dei comunisti e che in realtà il delitto di Colasberna è spiegabile come un caso di infedeltà coniugale.

Bellodi, nel frattempo spedito a Parma per una vacanza forzata, scopre dai giornali l’esito della sua inchiesta sulle collusioni tra la mafia e il potere; rientrando in casa, tuttavia, dichiara di volersi “rompere la testa” tornando in Sicilia a combattere la mafia”NEWS_123593.

Di: Rachele Jesurum

Classificazione dell’umanità https://www.youtube.com/watch?v=J8xhdGbh15I

“Se lo stato volesse eliminare la mafia dovrebbe suicidarsi”. (Leonardo Sciascia)

5000 anni tra dominio e schiavitù.

Tutto è stato predisposto 5000 anni fa affinché tutto, in questa società, debba avere finalità produttiva. ‘Andare, camminare, lavorare’. Tutto è produzione perché tutto deve arricchire la classe dominante, padroni, presidenti e accozzaglia succhiasangue. Qualsiasi attività deve essere in grado di produrre capitale per il capitale, per chi ne gestisce i gangli di riproduzione. Un essere umano non è più tale se tutta la sua vita, o meglio, se tutta la sua possibilità di vita si riduce all’adattamento, all’essere un ingranaggio. Certo, discorsi già fatti e rifatti, ma se ogni cosa, uomo, donna, animale, e persino l’aria deve produrre ricchezza per i padroni, è anche giusto porsi una domanda: che cosa produce la scuola? Di fronte a un quadro sociale e di sistema con un siffatto obiettivo schiavista, mi sembra quantomeno assurdo pensare che la scuola produca persone, individui coscienti, caratteri determinati e autonomi, menti libere e creative. La scuola produce esattamente quello che serve al capitale e alla produzione: schiavi, massa misurabile, controllabile, gestibile e prevedibile, gente che deve obbedire agli ordini, non protestare, finire i compiti assegnati in un preciso lasso di tempo, scandire tutta l’esistenza attraverso tempi imposti. Questa gente deve far funzionare il cervello in maniera tale da saper muovere leve e schiacciare pulsanti, ma deve anche avere un cervello abbastanza idiota da fargli accettare la situazione, fino a non capire che ciò che essa ha imparato a chiamare diritto, in riferimento al lavoro, è in realtà sfruttamento, ricatto, condizione alienante, disumanizzazione, violenza, aberrazione. La scuola produce produttori, peraltro costantemente illusi e paurosi, non certo degli umani, anche perché umani si nasce di già, e semmai ogni istituzione che lo stato pone tra il neonato e il suo destino non fa altro che rendere gli umani dei cretini disumanizzati, e pure presuntuosi e violenti, abbastanza da cadere ogni volta nella trappola della richiesta di aiuto allo stato, cioè nella richiesta assistenzialista fatta allo stesso strumento del capitale che li rende schiavi.

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La cultura fascista del dominio.

Come possono molte ‘persone’ incazzarsi per i maltrattamenti che subiscono gli animali, e rimanere inermi e addirittura entusiasti di fronte ai maltrattamenti che subiscono le persone? Essendo il fascismo una cultura, cioè un insieme di valori autoritari innestati e a cui si crede ciecamente, esso vive inconsapevolmente nella coscienza distorta di moltissima gente plagiata dal sistema fin dall’infanzia. Questa cultura è in sé contraddittoria, poiché stabilisce confini e limiti, scale gerarchiche e classifiche, e al contempo illude la gente che il rimedio per i mali sociali sia proprio la causa che li produce: lo stato. Sicché uno dei primi confini mentali e culturali che questa società ha imparato a disegnarsi è quello tra animali e uomini. E un’altra contraddizione sta proprio nel fatto che gli uomini devono ergersi a padroni rispetto agli animali. Ma perché allora prendersi pena per il loro sfruttamento, se il presunto diritto di dominio dell’uomo sugli animali è stato culturalmente sancito con una linea ben marcata? Semplicemente per darsi una lavata di coscienza, una parvenza di falsa umanità laddove non può esistere. E infatti cos’ha la cultura di stato, fascista in sé, di tanto orribile, da costringere la società a lavarsi la coscienza con una finta pena per gli animali sfruttati? La cosa orribile è che questa cultura pone confini e limiti anche negli esseri umani stessi, per cui ad esempio un deputato varrebbe molto più di un analfabeta, posto che l’etichettatura sia stata prima costruita, e questa costruzione di etichette e ruoli è uno dei compiti precisissimi della scuola istituzionale. E allora succede che, in costante ricerca di confini ed etichette, che creano inevitabilmente i conflitti, la cultura dominante è profondissimamente razzista. Io purtroppo vedo gente che tutti possono definire ‘normale’, tanta gente così, che si scandalizza di fronte alla macellazione di un bovino, ma che, se potesse, e spesso lo fa ad esempio con le guerre, ammazzarebbe un nemico che il sistema gli inventa alla bisogna, ricevendo dallo stesso sistema persino delle false giustificazioni (finta superiorità di cultura, ad esempio, o bisogno di ‘spazio vitale’, come diceva Hitler, ecc). Allora dove sta il problema, se non alla sua causa e non ai suoi effetti? E’ inutile ‘punire’ gli effetti, si ripresenteranno pari pari, come storia insegna. Togliere allora la causa, eliminarla del tutto! Questo significa però saper rinnegare la cultura a cui la società è ormai da millenni devota. E come si può eliminare e non credere più in qualcosa che, fin da bambini, ci hanno insegnato a percepire come sacra? Capite perché è così difficile avere una società finalmente libera e giusta? Come diceva Malatesta, ‘lo stato è come la religione, vale solo se la gente ci crede’.

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Stato uguale repressione.

Tutto quel che fa lo stato contro i cittadini, compreso il fatto di controllarli a vista, spedirli in guerra e ridurli alla fame, lo stato lo fa soltanto perché sa di poterlo fare, avendo allevato a questo fine una massa di bigotti servili, rassegnati, scolarizzati. Lo stato prende la sua forza da questa massa disumanizzata, che ormai non sa e non vuole più immaginarsi un’altra condizione di vita, del tutto possibile, ma percepita come una minaccia o una fantasia romantica. Sicché, dentro questa prigione mentale, ogni sovrastruttura culturale produce automatismi in grado di perpetuare magnificamente l’esistente. Allora i soprusi, le ingiustizie, gli orrori che siamo abituati a vedere e a subire, non sono altro che l’espressione più diretta della volontà del popolo che ha imparato a chiamare ‘virtù’ l’obbedienza, il piegare la schiena, il crearsi il nemico adorato. In questo modo la libertà è lontana, e non sarà certo questa massa a riprendersela per propria volontà, giacché ha imparato a illudersi che qualcun altro gliela regalerà. Ecco perché lo stato è vissuto intimamente dalla massa come una religione. Ma tutte le religioni non sono altro che impianti per produrre speranza e illusione, vendute a caro prezzo a chi non sa usare la testa avendo imparato ad agire a comando e sotto la minaccia di una sanzione.Le singole persone potrebbero imparare le regole sommerse del gioco imposto, e anziché continuare a giocare, facendosi peraltro sempre molto male, potrebbero fermarsi e uscire dal campo. Avrebbero tutto da guadagnare, dato che sono soltanto i giocatori che creano ricchezza, ma non per loro. Finché saranno sempre poche persone a disertare il sistema, queste verranno sempre redarguite e perseguitate anche dalla massa sociale che fa il gioco del sistema, ma se tutte le persone prendessero coscienza del fatto che i guai di cui soffrono dipendono da esse stesse, dal gioco che fanno, allora, fermandosi tutti quanti e uscendo dal campo, l’impero del dominio e dell’illusione crollerebbe, e da quel momento inizierebbe quella che potremmo definire una vera esistenza, dove la cooperazione prevarrebbe sulla competizione, l’inclusione sull’esclusione, la libertà sull’autorità, la pace sulla guerra. Ma siccome il gioco imposto ha una struttura tale da produrre in continuazione divisioni e conflitti tra i giocatori, e dato che questi conflitti vengono percepiti dai giocatori come una prerogativa naturale dell’essere umano (stolti!), allora il gioco non soltanto continuerà sempre così a tutto vantaggio di chi lo ha inventato, ma i giocatori non avranno mai alcuna intenzione di capire le regole sommerse che essi stessi riproducono, tanto meno di disertarle.

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Gente senza casa e case senza gente.

“Oggi, in Quartiere Navile, in via Fioravanti 27 è nata una nuova occupazione abitativa.

Quanti di noi non riescono più a pagare l’affitto altissimo di città come Bologna che conta 40.000 famiglie in stato di disagio abitativo, 5.600 famiglie in attesa di una casa popolare e nemmeno 400 assegnazioni all’anno. A fronte di tutto ciò ci sono 7.000 alloggi vuoti, tenuti appositamente vuoti da chi specula nella crisi alzando i prezzi degli affitti, svendendo il patrimonio pubblico ma continuando a cementificare senza sosta sfruttando i nuovi contribuiti inseriti nel Piano Casa per il social housing.

In una fase in cui la politica propone impone solo tagli e sacrifici è un dato di fatto che solo attraverso l’autorganizzazione si possono conquistare i propri diritti e la via intrapresa dai movimenti per il diritto all’abitare su tutto il territorio nazionale, è e rimane l’unica vera risposta all’emergenza abitativa per tutti coloro che a causa della perdita del lavoro non avrebbero avuto nessun altra soluzione che la strada.

Per questo motivo 11 mesi fa in viale Masini 10 è nato Social Log, uno sportello per il diritto all’abitare attraverso il quale famiglie, lavoratori precari e disoccupati hanno deciso di organizzarsi per iniziare a lottare in prima persona. Per denunciare e dare risposte all’emergenza abitativa di questa città, bloccando sfratti e dando vita alle mobilitazioni contro il Piano Casa e riappropriarsi delle case che ci spettano, convinti che la casa sia un diritto che non può essere negato a nessuno.

socialloggraficaOggi 76 nuclei composti da famiglie con 103 minori, tra disoccupati a causa del fallimento dell’attività, ragazze madri, giovani precari ed ex lavoratori autonomi, insieme a Social Log hanno deciso di riprendersi questo stabile, sottraendolo alla speculazione per soddisfare un bisogno primario come quello della casa riaprendo uno spazio abbandonato, per restituirlo ai bisogni della città. Come abitanti di questo spazio, da oggi, ci faremo garanti nei confronti della comunità dell’uso collettivo di questo patrimonio immobiliare, così che possa essere impiegato in modo da soddisfare esigenze comuni.

Rivolgiamo un invito alla Bologna solidale, al quartiere e alla collettività di passare a trovarci, per discutere con noi dei bisogni e delle esigenze del quartiere, per costruire insieme iniziative ed eventi utili a tutti. Per continuare il percorso che Social Log ha iniziato quasi un anno fa e per ribadire che non c’è più spazio per il profitto di pochi a discapito della collettività, per riprenderci la città e quei diritti ad essa inscindibilmente legati, come la casa, il redditto, la salute, la scuola, i trasporti, per riprenderci la dignità ed il protagonismo che ci spettano”.

SABATO 6 DICEMBRE ALLE 18 APERITIVO E A SEGUIRE ASSEMBLEA DI PRESENTAZIONE ALLA CITTA’!

Di: Social Log45653_501104336640736_1670402066_n

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